La scorsa settimana davamo notizia dello “Stato di agitazione” dichiarato dalle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs per il personale del servizio di mensa ospedaliera dell’Asl/To4, una settantina circa di persone.
Perlopiùdonne in part-timeche, a causa della pandemiae della forte riduzione dei pasti da preparare, in questi anni sono state messe a più riprese in cassintegrazione.
Il dito era ed è puntato sulla Dussmann service (2 miliardi di fatturato a livello mondiale nel 2021, di cui 655 milioni di euro in Italia), vincitrice, nel 2017, con un ribasso del 13,01%, della gara (che non riguardava solo l’Asl To4) per la fornitura di colazioni e pasti, bandita da SCR (Società di committenza regionale). Base d’asta di 108 mesi più 24 di rinnovo. Valore di 58 milioni e 828 mila. Prevedeva 750 colazioni al giorno per degenti e dirigenti e circa 2.400 tra pranzi e cene al giorno.
Inutile star qui a sottolineare che, proprio grazie al Covid, la riduzione degli orari di lavoro che avrebbe dovuto essere temporanea s’è trasformata in una costante.
Se ciò è accaduto è anche perchè il cibo lo si è cucinato nel maxi centro cottura di proprietà della Dussmann a Caresanablot, nel Vercellese, ma anche perchè nelle cucine dellAsl/To4, il numero dei pasti preparati s’è drasticamente ridotto in una percentuale che va dal 20% al 30%, tra riorganizzazioni, reparti ancora chiusi o non più riaperti a pieno regime.
Oltre alla fornitura dei pasti, si prevedeva la risistemazione in tutti i presidi ospedalieri (escluso Castellamonte) di una zona dedicata alla produzione e al confezionamento delle colazionie di un’altra dedicata alla rigenerazione dei pasti per i dipendenti. Negli ospedali di Chivasso, Lanzo e Cuorgnè la realizzazione di un locale per il confezionamento di vassoi personalizzati e l’allestimento dei carrelli. Quindi nuovi impianti per la climatizzazione e la sanificazione dell’aria, di efficientamento energetico. Poi l’installazione di frangiflutti per ridurre il consumo di acqua. Infine la risistemazione delle aree cucina negli ospedali al fine diricavare altri locali a beneficio degli ospedali.
Nel capitolato d’appalto anche alcuni lavori di ristrutturazione presso l’ospedale di Cuorgnè che sarebbero dovuti cominciare a fine febbraio. Peccato che del cantiere non si sia vista neanche l’ombra, neanche un cartello.“Siamo vicini ai nostri collaboratori di cui comprendiamo e condividiamo la preoccupazione - dichiara oggi la Dussmann - anche se attualmente non vi è la volontà di recedere dal contratto. L’appalto è stato avviato il 1° dicembre 2019 e prevedeva la ristrutturazione delle cucine, in uso a Dussmann ma di proprietà dell’Asl To4, da eseguirsi secondo progetto di gara entro 6 mesi dalla partenza dello stesso. Non è stato dunque possibile iniziare i lavori a causa di ritardi non imputabili alla nostra Società.Nel frattempo la pandemia e l’impennata recente del costo delle materie prime, nonché una contrazione di oltre il 20% dei pasti rispetto a quanto indicato nel contratto, hanno comportato un importante scostamento dell’investimento preventivato. Per continuare a garantire il servizio Dussmann ha momentaneamente organizzato la veicolazione dei pasti dal proprio centro di cottura di Caresanablot, tuttavia auspichiamo di arrivare in tempi brevi a una soluzione con la collaborazione della Committenza a cui è stato chiesto, unitamente a SCR Piemonte, il conguaglio del mancato ristoro dei costi di ristrutturazione determinato dal calo dei pasti...”.
Insomma, la Dussmann vuole dei soldi... E li vuole per gli aumenti dei costi delle materie prime e per il calo del numero dei pasti. Morale? A suo dire tutto quello che è successo (o che non è successo, dipende dai punti di vista) non è colpa sua ma della Direzione dell’Asl to4 e della pandemia. Alè
«Dopo oltre due anni di rinvii - s’era lamentato Francesco Sciarra UilTucs Ivrea - Dussmann continua a procrastinare l’avvio dei cantieri di ristrutturazione degli ospedali continuando a creare disagio e perdite economiche ai lavoratori dei servizi di ristorazione. Nonostante le rassicurazioni forniteci, il 28 febbraio non è partito il cantiere dell’ospedale di Cuorgnè e, conseguentemente, l’intero crono programma degli altri presidi subirà un ulteriore ritardo. L’azienda non ci ha fornito alcuna motivazione in merito, costringendoci all’avvio del percorso di mobilitazione».
Ad alcune di queste domande, dovrebbe rispondere il direttore generale Stefano Scarpetta.
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