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Mense Asl To4: ospedali allo sbando. Sciopero in vista dei 70 addetti

Mense Asl To4: ospedali allo sbando. Sciopero in vista dei 70 addetti
“Stato di agitazione” per il personale del servizio di mensa ospedaliera dell’Asl/To4, una settantina circa di persone. Perlopiù  donne con contratto part-time, che a causa della pandemia  e della forte riduzione dei pasti da preparare, in questi anni sono state messe a più riprese in cassintegrazione A dichiararlo sono state le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl, UilTucs.  Dietro l’angolo, manco a dirlo, c’è lo sciopero, che però, trattandosi di un servizio definito “essenziale” non potrà essere organizzato prima di un incontro con il  Prefetto di Torino  Il dito è puntato sulla Dussmann service, vincitrice, nel 2017, con un ribasso del 13,01%, della gara (che non riguardava solo l’Asl To4) per la fornitura di colazioni e pasti, bandita da SCR (Società di committenza regionale). Base d’asta di 108 mesi più 24 di rinnovo. Valore di 58 milioni e 828 mila. Prevedeva 750 colazioni al giorno per degenti e dirigenti e circa 2.400 tra pranzi e cene al giorno.  Inutile star qui a sottolineare che, proprio grazie al Covid, la riduzione degli orari di lavoro che avrebbe dovuto essere temporanea s’è trasformata in una costante.  Se ciò è accaduto è anche perchè il cibo lo si è cucinato nel maxi centro cottura di proprietà della Dussmann a Caresanablot, nel Vercellese, ma anche perchè nelle cucine dellAsl/To4, il numero dei pasti preparati s’è drasticamente ridotto in una percentuale che va dal 20% al 30%, tra riorganizzazioni, reparti ancora chiusi o non più riaperti a pieno regime.  E sottolineiamo “riorganizzazione...”. Se vogliamo possiamo anche aggiungere “manutenzione”. Oltre alla fornitura dei pasti, si prevedeva la risistemazione in tutti i presidi ospedalieri (escluso Castellamonte) di una zona dedicata alla produzione e al confezionamento delle colazioni  e di un’altra dedicata alla rigenerazione dei pasti per i dipendenti. Negli ospedali di Chivasso, Lanzo e Cuorgnè la realizzazione di un locale per il confezionamento di vassoi personalizzati e l’allestimento dei carrelli. Quindi nuovi impianti per la climatizzazione e la sanificazione dell’aria, di efficientamento energetico. Poi l’installazione di frangiflutti per ridurre il consumo di acqua. Infine la risistemazione delle aree cucina negli ospedali al fine di  ricavare altri locali a beneficio degli ospedali.  Nel capitolato d’appalto anche alcuni lavori di ristrutturazione presso l’ospedale di Cuorgnè che sarebbero dovuti cominciare a fine febbraio. Peccato che del cantiere non si sia vista neanche l’ombra, neanche un cartello.  «Dopo oltre due anni di rinvii - spiega Francesco Sciarra UilTucs Ivrea - Dussmann continua a procrastinare l’avvio dei cantieri di ristrutturazione degli ospedali continuando a creare disagio e perdite economiche ai lavoratori dei servizi di ristorazione. Nonostante le rassicurazioni forniteci, il 28 febbraio non è partito il cantiere dell’ospedale di Cuorgnè e, conseguentemente, l’intero crono programma degli altri presidi subirà un ulteriore ritardo. L’azienda non ci ha fornito alcuna motivazione in merito, costringendoci all’avvio del percorso di mobilitazione». Detto tutto questo quel che ci si chiede è perchè tutte le volte si debba arrivare allo scontro per l’inerzia di chi dovrebbe “organizzare”, “controllare”,  e “giustificare” i soldi spesi, che poi sono soldi pubblici, soldi dei cittadini che pagano le tasso. Non sarebbe forse compito della direzione generale dell’Asl To4? Del direttore generale Stefano Scarpetta? Degli uffici di via Po? Anche su questo fronte, così come sugli investimenti decisi con il piano Arcuri per la risistemazione e la creazione di percosi “Covid” e non “Covid” dei pronto soccorso dei tre ospedali di Ciriè, Ivrea e Chivasso, siamo al “pian dij babi”. Che in piemontese tondo tondo significa  “essere al livello dei rospi”, “essere in una condizione umiliante o in pieno declino”. Da qui a “fé la fin dël babi”, ovvero finire in disgrazia (finire in una palude) il passo sarà davvero, anzi no, forse in una palude ci siamo già...
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