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CALUSO. Centouno candeline per “Talin”, decano dei partigiani calusiesi

CALUSO. Centouno candeline per “Talin”,  decano dei partigiani calusiesi

Talin, Vitale Salvetti, con i figli Carlo e Franca

CALUSO. Centouno candeline per il partigiano Talin, Vitale Salvetti. Il più longevo partigiano ha festeggiato il suo compleanno domenica 24 luglio.

Nato il 23 luglio del 1921, Talin, durante la lotta Partigiana ha combattuto nella formazione autonoma “Val d’Orco”.

Nella sua casa di via Piave 9, nel Rione Pescarolo, circondato dalla sua affiatata e simpatica famiglia, costituita dai due figli, Carlo e Franca, dai nipoti e da una piccola schiera di vivaci pronipoti, Talin ha partecipato alla festa, quest’anno celebrata in forma provata, nel cortile della casa dove vive la figlia.

Alla festa c’erano anche dei rappresentanti della sezione Anpi di Caluso.

Orgoglioso della sua età, Talin si è un po’ rattristato nel ricordare gli eventi bellici, ma con simpatia ha  sottolineato con un’alzata di spalle il motto “Vivi alla giornata”, fiducioso delle cure famigliari e nella serenità della sua vita attuale. Talin è il decano dei partigiani  calusiesi, insignito della Medaglia della Liberazione istituita dal Ministero della Difesa.

Classe 1921, nel 1943 riuscì a scappare per ben due volte ai rastrellamenti dei nazi-fascisti.

“La prima volta - raccontava Talin in un’intervista al nostro giornale rilasciata qualche tempo fa - ero riuscito a saltar giù dal camion, lungo la strada che porta a Valperga; la seconda volta scappai ai soldati qui a Caluso, in piazza Ubertini. Mi avevano prelevato davanti a casa. Da allora decisi di entrare a far parte dei Partigiani. All’interno dell’Ottava Divisione mi occupavo di accudire malati e dell’approvvigionamento di generi alimentari. Posso ritenermi davvero un fortunato”. Proprio nel periodo in cui si nascondeva dai nazi-fascisti aveva conosciuto quella che poi divenne sua moglie, Anna di Candia Canavese: “Ci siamo conosciuti tra le campagne - raccontava Talin -.  Io facevo già la staffetta partigiana”.

Terminata la Guerra, Vitale Salvetti si dedicò alla campagna e poi venne assunto dal Comune di Torino come bidello per la scuola elementare di corso Novara.

La sua passione per la vigna è stata tramandata al figlio Carlo e alla nipote, Ilaria che oggi conduce l’omonima azienda vitivinicola “Ilaria Salvetti” e proprio al nonno ha dedicato il suo Caluso Passito Docg, chiamandolo “Talin”.

Vitale Salvetti è un esempio, ancora attuale, di come affrontare la realtà con lucidità, comprensione e disponibilità verso il prossimo: insistente, infatti, il suo invito a bere un buon bicchiere di vino, prodotto dal figlio Carlo.

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