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CALUSO. 100 candeline per il partigiano "Talin"

CALUSO. 100 candeline per il partigiano "Talin"

Vitale Salvetti, "Talin

Cento anni, un secolo tutto da raccontare e vissuto intensamente per il decano dei partigiani calusiesi Vitale Salvetti, "Talin". Lo scorso 23 luglio, Talin ha spento le sue cento candeline circondato dall'affetto della sua bella famiglia nella casa di via Piave 9, nel Rione Pescarolo. Qui, nel giardino dell'abitazione, ogni mattina, si siede al tavolino dove passa alcune ore a leggere tutti i giornali, dai quotidiani ai settimanali locali. Ama sfogliare e leggere notizie di sport o cronaca nera. Quando inizia a parlare della Seconda Guerra Mondiale gli brillano gli occhi dalla commozione e mostra fiero la pergamena con la Medaglia della Liberazione istituita dal Ministero della Difesa consegnatagli cinque anni dall’allora prefetto di Torino Renato Saccone durante un’emozionante cerimonia che si tenne al Teatro Giacosa di Ivrea. Vitale Salvetti è, infatti, il decano dei partigiani calusiesi. Classe 1921, nel 1943 riesce a scappare per ben due volte ai rastrellamenti dei nazi-fascisti.

Sono scampato ai rastrellamenti per ben due volte in pochi mesi. La prima volta ero riuscito a saltar giù dal camion, lungo la strada che porta a Valperga; la seconda volta scappai ai soldati qui a Caluso, in piazza Ubertini. Mi avevano prelevato davanti a casa. Da allora decisi di entrare a far parte dei Partigiani. All’interno dell’ottava Divisione mi occupavo di accudire malati e dell’approvvigionamento di generi alimentari. Posso ritenermi davvero un fortunato”.

Proprio nel periodo in cui si nascondeva dai nazi-fascisti ha conosciuto quella che poi è diventata sua moglie, Anna di Candia Canavese: “Ci siamo conosciuti tra le campagne. Io facevo già la staffetta partigiana”.

Terminata la Guerra, Vitale Salvetti si dedicò alla campagna e poi venne assunto dal Comune di Torino come bidello per la scuola elementare di corso Novara.

La sua passione per la vigna è stata tramandata al figlio Carlo e alla nipote, Ilaria Salvetti che oggi conduce l’omonima azienda vitivinicola “Ilaria Salvetti” e proprio al nonno ha dedicato il suo Caluso Passito Docg, chiamandolo “Talin”.

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