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BORGO D'ALE. Processo giostre, chiesta la prima condanna

 Quattro anni di reclusione: è questa la prima richiesta di condanna nel procedimento nato dall’inchiesta sui permessi “facili” concessi dal Comune di Borgo d’Ale per  giostre da luna park che venivano piazzate in tutta Italia. Durante l’udienza preliminare celebratasi al Tribunale di Vercelli, il pubblico ministero Carlo Introvigne ha chiesto la condanna di uno dei giostrai che deve rispondere di corruzione. L’uomo sarà giudicato con il rito abbreviato. 

Il pm aveva già chiesto il rinvio a giudizio per tre posizioni e il proscioglimento per la lieve tenuità dei fatti contestati per altre cinque. Gli altri imputati, che complessivamente sono 26, hanno chiesto il patteggiamento. Durante la prossima udienza il giudice dovrà decidere se concedere i patteggiamenti e sulle altre richieste del pubblico ministero. Il Comune di Borgo d’Ale si è costituito parte civile. Gli accordi di patteggiamento della pena comprendono in molti casi un risarcimento.

La Procura aveva stralciato alcune posizioni dopo la chiusura di un’indagine condotta dal comando provinciale dei carabinieri di Vercelli e coordinata da Davide Pretti, ai tempi titolare del fascicolo. Nel febbraio del 2019 i militari avevano sequestrato 1095 attrazioni in 88 province in tutta Italia. Sono coinvolti soggetti residenti in tutta Italia: per la maggior parte si tratta di giostrai, o loro intermediari, che pagavano per ottenere i permessi in tempi brevi e senza controlli. A tirare le fila di tutto, secondo le accuse, c’era Mauro Ferraris, ex comandante della polizia locale di Borgo d’Ale; anche la sua posizione è ancora in fase di definizione.

Dopo aver versato le somme di denaro, gli imputati ricevevano i codici identificativi per le attrazioni. Da tappeti elastici a piste di pattinaggio, passando per quelle dei go kart, fino a gonfiabili per bambini e molto altro ancora. Tutti ottenuti senza acquisire il parere, obbligatorio, da parte della commissione comunale o provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, senza quindi la verifica del regolare funzionamento delle attrazioni.

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