L’amico Sergio, ogni anno ha sul bordo della cinta una splendida fioritura di viburno bianco, tra tutti i viburni il Viburnum opulus, chiamato anche pallon di maggio, palla di neve, viburno opalo, oppio, palle di neve, sambuco rosso, sambuco d’acqua, oppiono, in dialetto : bale ’d fioca, rusej, paugnat, è senz’altro il più diffuso sia come specie indigena in Italia. Come si vede questa pianta può contare su molti nomignoli relativi alla forma della sua fioritura, e il termine latino Viburnum, può riferirsi al suo significato di “lentiggine” per l’aspetto della corteccia oppure a vincio, lego, per l'uso che se ne faceva anticamente; il nome specifico opulus che è l’antico nome dell’Acero, è dovuto alla somiglianza delle sue foglie a quelle di questa pianta. Il nomignolo “palla di neve” deriva per via della forma quasi perfettamente sferica che i suoi gruppi di fiori, piccoli e di colore bianco, biancastro. Si tratta di arbusto che viene coltivato anche in serra, spesso forzandone la fioritura, per essere utilizzato come fiore. Piccola curiosità? La sua coltivazione è particolarmente fiorente nella regione olandese di Alsmeer. La corteccia del viburno contiene tannini, e o frutti di viburno, non commestibili, contengono saccarosio, proteine, isovaleriana, acido tannico, vitamina С. In Europa, nelle vecchie pubblicazioni scientifiche sostenevano che l’ingestione delle bacche potesse causare un serio avvelenamento, fino alla morte; in realtà le bacche hanno un livello di tossicità molto modesto e solo l’ingestione di frutti acerbi o in grande quantità può provocare fastidi come diarrea o vomito, tuttavia il sapore aspro e l’odore ingrato rendono il frutto poco interessante da un punto di vista alimentare, specie da crudo. Le bacche secche vengono commercializzate per il loro contenuto in vitamina C. Il Ministero della Salute, nel novembre del 2004, ha inserito i derivati dalla corteccia di Viburnum opulus nella lista di piante non ammesse negli integratori alimentari ma solo nei prodotti farmaceutici ed erboristici, ad uso terapeutico. L’estratto di corteccia ha proprietà antiossidanti. In Russia dalla corteccia e dai frutti si ricavano decotti ed estratti alcolici usati soprattutto come antiemorragici per lo stomaco e le emorroidi. Questi preparati hanno anche proprietà ipotensive, cardiotoniche, calmanti, spasmolitiche ed antinfiammatorie. Dai frutti si ottiene una tintura rossa e dalle bacche disseccate si può fare un inchiostro. Pur trattandosi di un pianta rustica e quindi teoricamente necessitante di poche cure, il suo significato nel linguaggio dei fiori è quello di “muoio se mi trascuri” e anche di “fierezza”. Penso siano evidenti le implicazioni di un suo utilizzo in un mazzo di fiori appositamente creato per lasciare un messaggio. Pensate il viburno bianco viene citato da Giovanni Pascoli, nella poesia “Il gelsomino notturno”: “E s’aprono i fiori notturni, nell’ora che penso a’ miei cari. Sono apparsi in mezzo ai viburni Le farfalle crepuscolari…” Al riguardo ho trovato un racconto fattomi da un anziano di Favria di una favola che gli veniva raccontata da ragazzo. Questa favola racconta infatti di un giovane che aveva deciso di diventare re, e che per questo motivo lasciò la propria casa e seguì un mercante nei suoi pellegrinaggi. Un giorno, in un paese deserto, il giovinetto fu messo alla prova dagli spiriti dei defunti. Fu così dolce e caritatevole nel prendersi cura dei corpi dei defunti tormentati che sulla tomba ancora fresca da lui preparata crebbe un cespuglio dai fiori bianchi e un pettirosso fatato disse al ragazzo che quei fiori di Viburno l’avrebbero reso invincibile. Il giovane ne ebbe riprova trovandosi in un regno comandato da dodici savi in mancanza di un re e angustiato da un drago che pretendeva il sacrificio di 10 giovani fanciullo, ogni anno, uno per ogni sua testa. Grazie alla forza del viburno, il ragazzo che non era San Giorgio, riuscì a decapitare il drago con il solo aiuto di un bastone e divenne il loro re. Grazie Sergio per la cura per questo rigoglioso Viburno che ogni anno è sempre più bello e prospero.
Favria 06.05.2014 Giorgio Cortese
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