Bisogna saper perdere.
“Bisogna saper perdere, non sempre si può vincere…”, cantava nel 1967 un giovane Shel Shapiro, leader dei Rockes, icona della musica pop di quegli anni e una delle firme più autorevoli del panorama musicale italiano. Il testo era un invito ad accettare l’ineluttabile destino e a non cambiare la propria vita dopo una sconfitta, in questo caso in amore. La storia, l’arte, la musica, la scienza, lo sport, la letteratura, lo spettacolo sono costellati da memorabili sconfitte dalle quali sono nati altrettanti trionfi, grandi capolavori e straordinarie scoperte che hanno contribuito al progresso e alla crescita culturale dell’umanità. Difficile trovare qualcuno che, almeno una volta nella vita, non abbia dovuto mordere la polvere, gettare la spugna, forse arrendersi, azzerarsi e ricominciare. Perdere deriva dall’omonimo verbo latino perdere, che tra i vari significati ha anche quello di mandare in rovina. Perdere può voler dire subire una sconfitta, fallire, mancare un’occasione, ma anche smarrire qualcosa, subire la perdita di una persona cara. In qualunque modo lo si guardi perdere non può avere che un significato negativo. A meno che non si sappia perdere, quindi reagire alla sconfitta e al fallimento trasformandoli nello stimolo alla rinascita e all’affermazione. La sconfitta non è una vergogna. “Se io non avessi mai fallito, non avrai ottenuto i risultati di cui sono stati capace”. Lo ha detto Steve Jobs, non proprio uno qualunque ma uno dei più grandi geni visionari e creativi di questo e dello scorso secolo. Genio e talento non sono sempre sinonimi di precocità. A volte si manifestano tardi nella vita e solo dopo tante sconfitte. Fallire e superare il fallimento è l’unica vera strada verso il successo. In ogni campo della vita. È qui che si vede la differenza tra il vero perdente e il vero vincente, tra avere o non avere la consapevolezza che si può anche perdere e si può anche vincere. La sconfitta è un’opportunità e un mezzo per crescere, a patto che non ci si pianga addosso. Se leggiamo le biografie dei grandi del passato da George Washington, Garibaldi, Winston Churchill, De Gaulle, Mao, Fidel Castro o le storie di grandi campioni dello sport, da Jury Chechi a Maradona, da Agassi a Pelé. Tutti loro hanno vinto perché hanno saputo trarre forza dalle tante sconfitte che hanno subito e affrontato. Noi vediamo solo il momento della medaglia d’oro, lo smash della vittoria, la goleada della vita, ma non quanta polvere, quante lacrime e fatica per quel risultato. Non siamo consapevoli di tutte le sconfitte che hanno portato a quella vittoria e ci identifichiamo solo con il momento del “podio”, senza considerare e nemmeno immaginare come sia stato raggiunto quello stesso podio. La nostra è una società per vincenti. L’immagine che ci viene propinata in ogni momento è quella del forte, il primo, il più bravo. Il perdente è out. Il vero perdente è quello che vuole vincere per forza e che non accetta di perdere. Chi non accetta la sconfitta non accetta la natura delle cose. Di conseguenza il vero vincente è colui che sa perdere, che ha la capacità di rialzarsi. La sconfitta è la cosa più naturale, mentre la vittoria è l’eccezione. Se il bambino non cade non impara a camminare. Purtroppo se la sconfitta viene vissuta come una vergogna, una macchia indelebile, un fallimento totale non c’è ricetta per superarla. Pensate a quegli abbietti di uomini che picchiano e uccidono delle donne perché non accettano il rifiuto e, quindi, quella che lui ritiene essere una sconfitta. Sono casi estremi, ma denotato la forza dirompente che il fallimento può avere su un animo non pronto, non educato ad accettare o semplicemente non in grado di farlo. Personalmente nella mia vita ho avuto delle sconfitte cocenti, ma proprio quelle sconfitte mi hanno rafforzato, mi hanno reso migliore, mi hanno aiutato a capire e a trovare la strada. La sconfitta diventa utile solo se la si sa accettare, la si vive come un limite da superare. In caso contrario è una via crucis, un confronto impietoso con se stessi da cui si esce sempre perdenti. Ricordatevi che l’evoluzione umana è fatta da chi ha perso. Da quelli che tentavano e non ci sono riusciti. Le più grandi scoperte spesso sono nate da clamorosi errori e sconfitte, che tuttavia contenevano un’intuizione giusta. Siamo esseri umani, non siamo robot: si sbaglia, si impara, ci si rialza. L'importante è non smettere mai di provarci ogni giorno ed imparare dalle sconfitte la lezione impartita. Perché solo chi non si si arrende, non perde mai.
Favria, 25.07.2022 Giorgio Cortese
Buona giornata. La felicità è la sola cosa che si raddoppia quando la si condivide. Felice lunedì.
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