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Dialogo tra due nuvole, la pareidolia.
Tutti noi abbiamo, chi più chi meno la tendenza istintiva e automatica a trovare strutture ordinate e forme familiari in immagini disordinate. Questa associazione si manifesta in special modo verso le figure e i volti umani. Classico esempio sono quando ci sembra di scorgere delle sembianze umane o di animali tra le nuvole o a volte su delle pareti. Questa tendenza fa parte del nostro bagaglio umano nella nostra storia evolutiva. Pensate che perfino un un pittore del calibro di Giotto si divertiva a giocare con le nuvole, nascondendo demoni tra le nuvole dell’affresco nella Basilica di San Francesco. Anche al Mantegna piaceva dare forme speciali alle nuvole, infatti aveva dipinto un cavaliere sul suo cavallo tra le nuvole poste dietro la colonna di “San Sebastiano” e in “Trionfo della virtù” tra le nuvole si scorgono dei profili riconoscibili. Leonardo da Vinci, riteneva le nuvole una grande fonte di ispirazione, che faceva crescere l’immaginazione. Pittori di ogni epoca e corrente, nei secoli, hanno dipinto nuvole nei loro quadri. Monet e gli impressionisti durante le loro sessioni di pittura all’aperto dipingevano nuvole che si riflettevano nell’acqua e che facevano ombra sui prati. Nei paesaggi rurali di Van Gogh, le nuvole sembrano muoversi in vortici creati da pennellate di blu e bianco. Infine per Caspar David Friedrich, nel suo quadro icona del Romanticismo, “Viandante nel mare di nebbia”, le nuvole rappresentano la vastità della natura, l’infinito da contemplare. Molteplici e varie sono le nuvole che riempiono i quadri surreali di René Magritte stimolando l’immaginazione di noi osservatori. Le nuvole sono state fonte di ispirazione e simbolismo anche in letteratura. Per esempio, nella Bibbia, le nuvole sono il trono di Dio e rappresentano la maestà divina. Nel mondo greco Aristofane, nelle “Nuvole”, deride Socrate come filosofo venditore di fumo e in questa commedia le nuvole sono simbolo della filosofia che, con la propria astrattezza, allontana dalla vita. Anche gli autori romantici citano spesso le nuvole nelle loro opere, Shelley fa parlare in prima persona una nuvola antropomorfizzandola e immaginandola quale simbolo della trasformazione: “Mi trasformo, ma mai potrò morire”. Celebre è la poesia “Nuvole” di Fernando Pessoa che conclude così: “Nuvole… Continuano a passare, continuano ancora a passare, passeranno sempre continuamente, in una sfilza discontinua di matasse opache, come il prolungamento diffuso di un falso cielo disfatto”. Ed infatti è scientificamente provato che una nuvola non è altro che una massa visibile di piccole goccioline o cristalli di ghiaccio sospesi nell’atmosfera, sopra la superficie terrestre. Perché ho scritto di questo strano fenomeno mentale detto pareidolia, che deriva dall parola greca para, simile e eidolon, immagine? Ieri pomeriggio uscito dal lavoro ad una rotonda ho scorto nel cielo due nuvole che sembravano padre e figlio che si parlavano e per un attimo ho immaginato quale dialogo potevano fare, magari la nuvola padre diffidava la nuvola figlio nel farsi trascinare veloce dal vento che la colorava con la luce del sole cambiandone la densità. La nuvola figlio gli diceva di non preccuorsi perché verso sera avrebbe avuto un bel colore rosso e poi…il vento le ha cambiate di forma e non li ho più visti dopo alcune decine di metri perché era cambiata l’angolazione visiva. Come sono belle le nuvole che simboleggiano i veli che avvolgono Dio. Certi giorni vorrei essere una dolce e leggera nuvola e gallegiare nel blu del cielo, ma qui dalla terra le vedo fluttuare sopra di me, sulla mia vita. Mi consolano le nuvole perché ognuna di loro come la vita quotidiana ha un’imbottitura d’argento, insomma per ogni evento c’è sempre un lato positivo e Vi chiedo scusa se oggi Vi ho parlato delle nuvole.
Favria, 17.07.2022 Giorgio Cortese
Buona giornata. La vita è meravigliosa se non se ne ha paura. Felice domenica
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