Il falco Arturo.
Tutti da bambini abbiamo sognato di avere oltre al cane o un gatto un magnifico pennuto come un rapace. L’amico Mario mi ha parlato del suo un falco pellegrino di nome Arturo.
Facciamo un passo indietro tantissimo tempo fa, dobbiamo andare indietro di circa mezzo secolo.
Mario aveva trovato un pulcino di falco pellegrino che era rimasto orfano perché i genitori erano stati uccisi. Mario aveva portato dalla lontana Puglia in Piemonte questo pulcino dal colore giallo sporco e dall’aspro odore selvatico.
Mario aveva allevato questo pulcino con l’aiuto dei numerosi amici e i suoi sforzi erano sati ripagati perché da quel grosso pulcino ecco un superbo falco pellegrino che aveva dato il nome di Arturo.
Con questo falco Mario aveva instaurato un bellissimo rapporto di reciproca affinità, come quando si alleva un cucciolo di cane. Arturo come venne chiamato il falco pellegrino non era domestico nel senso stretto della parola, ma si lasciava avvicinare da Mario e quando questi lo chiamava scendeva come un bolide in picchiata dall’alto del cielo, dove poco prima si librava in libertà e scendeva in picchiata stridendo con il suo acuto verso. Arturo era di casa e il suo becco affilato faceva parte integrante degli affetti di Mario. Arturo si fidava di Mario, di questo essere umano, si lasciava accarezzare le ali e accettava il cibo dalle mani. Che bei ricordi di Mario con Arturo, con le sue ali che erano fatte per volare veloce. Arturo era socievole, e nello stesso tempo forte ed agile, feroce e delicato. Che bello il falco pellegrino rapidissimo soprattutto in picchiata, è considerato l’animale più veloce in natura. Nei secoli gli uomini lo hanno adorato, temuto e purtroppo molto spesso anche sfruttato e perseguitato. Il falco pellegrino, Falco peregrinus, prende il nome dal piumaggio sul capo, che ricorda un copricapo scuro molto simile ai cappucci che, nel Medioevo, indossavano i pellegrini mentre compivano lunghissimi e impervi viaggi lungo le vie della devozione in tutta Europa. Il falco pellegrino, così come altre specie di falchi e anche di rapaci in generale, è associato alle vette del cielo e anche agli astri, in particolare al Sole. Questo viene soprattutto dalla mitologia egizia che identificava in Horus, figlio di Osiride e Iside, il dio solare per eccellenza. Proprio per la sua potenza e velocità nella caccia, il falco pellegrino è un uccello tenuto in grande considerazione, spesso anche con un certo timore reverenziale. La simbologia cristiana tende ad associare a questi rapaci vagabondi l’idea dell’anima errante e senza guida, ma in generale la letteratura medievale, così come per quasi tutti gli animali che, volando alti in cielo, arrivano più vicini a Dio, lo tratta con chiaro rispetto. Il sommo Dante nella Divina Commedia lo cita nel XIX canto del Purgatorio, lo paragona a sé stesso che fino ad allora aveva guardato in basso e invece ora è pronto a sollevare lo sguardo: “Quale ‘l falcon, che prima a’ pié si mira, / indi si volge al grido e si protende / per lo disio del pasto che là il tira”.
Tornando ad Arturo un bel giorno, dopo due anni, non tornò più dai suoi giri nell’azzurro cielo da Mario che lo attese invano per tanto tempo.
Questo insegna che nella vita molte persone e gli animali in cui riversiamo il nostro affetto fanno parte della nostra storia, con loro facciamo una parte del percorso ma poi non fanno parte del nostro destino e i percorsi si dividono nelle strade della vita.
Favria, 25.05.2022 Giorgio Cortese
Buona giornata. Non bisogna mai sgomentarsi davanti alle difficoltà, ma non bisogna neanche pretendere d'esser falchi quando siamo nati polli. Felice mercoledì
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