Tante storie, molte delle quali cariche di emozione, sono state ripercorse ieri, in tribunale a Ivrea. Raccontate dai testimoni, pompieri, carabinieri, poliziotti e residenti che la sera del 30 maggio 2016 sono rimasti feriti durante l’incendio el’esplosione alla Darkem, ex Interchimica, situata nel comprensorio ex Olivetti a Scarmagno dove erano stoccate sostanze chimiche.
Si sono costituti parte civile nel processo che vede imputati per lesioni i fratelli Giuseppe e Davide D’Arco, di 47 e 36 anni, di Romano (il padre Domenico è deceduto ad indagini ancora aperte). Entrambi erano dirigenti dell’azienda.
Al microfono anche Mauro Chiolino Rava, vigile del fuoco ex capo squadra della “86” di Ivrea.
“Ricordo solo quando siamo arrivati - ha raccontato - ma dalla seconda esplosione in poi non ricordo più nulla. Ero svenuto. Mi sono risvegliato a bordo dell’elisoccorso. Purtroppo porto ancora i segni. A causa delle ustioni ho subìto un trapianto di pelle sul fianco sinistro. Dopo due anni sono rientrato in servizio, ma con mansioni logistiche”.
Il primo ad arrivare sull’incendio era stato Claudio Defilippi, autista della medesima squadra 86. “La prima esplosione mi aveva sbalzato fuori dall’autobotte - ha ricordato - Ora sono rientrato in servizio, ma ho necessità di continue visite dal fisioterapista”.
Il pompiere Antonio Sanna ha confessato d’aver creduto di morire.
E poi c’è il racconto del brigadiere Michelangelo Pira, all’epoca in servizio alla stazione dei carabinieri di Borgomasino, con il collega Calogero Feruggia intervenuto davanti al capannone su segnalazione del 112.
“Tre anni fa - ha detto - sono stato riformato a causa di quell’evento. Ma nel ricordarlo ho ancora i brividi. E dopo quelle esplosioni pensavo fossero tutti morti i vigili del fuoco”.
Davanti alla giudice Antonella Pelliccia sono sfilati anche i pompieri Luca Tosi, Andrea Giacometto e Stefano Corradini, i poliziotti in forza al Commissariato di Ivrea Luca Romano, Antonello Evangelisti e Franco Zanirato.
Infine la storia di Pasquale Inzillo (rappresentato dall’avvocato Pio Coda). Si ferì ed ebbe una prognosi di 60 giorni. Abita a fianco della Darkem.
“Mio figlio più piccolo non ha riportato ustioni, ma è stato in cura. La notte non dormiva”.
Ha ricordato come quella sera lui, la moglie e i due figli fossero seduti a tavola per la cena. L’esplosione distrusse la sua casa e il magazzino edile rimasero distrutti e per rimettere tutto a posto ha speso circa 400 mila euro.
Si è costituito parte civile anche il comune di Scarmagno attraverso l’avvocato Andrea Castelnuovo. Il processo è stato aggiornato al prossimo 30 maggio.
Andrea Bucci
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