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COASSOLO TORINESE. Bambino di 6 anni morì al Rally Città di Torino. In dieci a processo

COASSOLO TORINESE. Bambino di 6 anni morì al Rally Città di Torino. In dieci a processo

La scena dell'incidente

COASSOLO TORINESE. Ci sono voluti quasi cinque anni di indagini per la morte di Aldo Ubaudi, il bimbo di 6 anni travolto da un’auto uscita di strada alla prova speciale al 32º Rally Città di Torino. Venerdì il giudice di Ivrea Fabio Rabagliati ha rinviato a giudizio dieci persone (solo uno ha scelto la via del patteggiamento, ndr) ritenuti responsabili per quella disgrazia accaduta il 27 maggio 2017 a Coassolo. Al processo che si aprirà il 25 novembre, tutti si dovranno difendere dall’accusa di omicidio colposo in concorso.

L’unico ad aver chiesto ed ottenuto il patteggiamento a sei mesi è stato il commissario di gara, Gabriele Crutto, biellese di Netro. Andranno, invece, a giudizio Mario Ghiotti di Pavarolo titolare della società organizzatrice “Team Eventi”, il direttore di gara Alfredo Delleani di Biella (avvocato Saverio Rodi), il direttore di gara aggiunto Giuseppe Rustichelli di Settimo Torinese, il delegato allestimento del percorso Fabrizio Giuggia di Frabosa Sottana (Cuneo), il capo posto della prova speciale Giampiero Loffi di Alice Castello (Vercelli), il membro dell’equipaggio delegato all’allestimento del percorso Guido Penasso di Pecetto, l’equipaggio della vettura apripista “00” Antonio Multari di Rivoli e Massimo Sasso di Carmagnola e l’equipaggio della vettura apripista “0” composto da Gianluca Morello di Giaveno e Valentina Grassone di Castagneto Po (questi ultimi due difesi dall’avvocato Stefano Tizzani).

Secondo la Procura di Ivrea per negligenza, imprudenza e imperizia, nonché in violazione di regolamenti e discipline, non avrebbero tenuto conto del regolamento sportivo nazionale e delle norme Aci del settore Rally. 

Nello specifico sebbene Loffi e Crutto dovevano delimitare l’area, in quel punto in cui avvenne l’incidente non vi fosse l’indicazione su come disporre i nastri e i cartelli; Ghiotti, Delleani e Giuggia non eseguivano la corretta sorveglianza o verifica sulle modalità di delimitazione dell’area, ovvero non predisponevano il piano sicurezza e di postazioni per il pubblico in modo adeguato;Penasso, Multari, Sasso, Morello, Grassone e, anche Giuggia, non svolgevano ogni necessario controllo a verifica del posizionamento del pubblico in sede di controllo “apripista”.

Era già stata stralciata in fase d’indagine la posizione di Cristian Milano e del biellese Luca Pieri, pilota e co-pilota della Skoda Fabia che travolse la famiglia Ubaudi a lato della provinciale 22: Giacomino Ubaudi e la moglie Valeria Bellino Rocci rimasero feriti; il figlio morì. La famiglia, risarcita, non si costituirà parte civile.

Una tragedia evitabile? Forse sì perché due giorni prima della tragedia, il Comitato Spontaneo Piloti Automobilistici, scriveva a prefettura, questura, procura di Ivrea e Città Metropolitana segnalando: “una possibile violazione di legge che comporterebbe, in caso di sinistro stradale dei partecipanti alla manifestazione, possibili problematiche con risvolti penali che si possono poi ripercuotere a tutto il mondo dell’automobilismo sportivo”.

E scrivevano ancora: “Preoccupati sia per l’incolumità dei partecipanti che dell’eventuale pubblico presente, che una manifestazione di tale calibro richiama, siamo certi di un vostro fattivo interessamento al fine di porre in essere tutte le misure di sicurezza previste per scongiurare eventuali infelici eventi”.

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