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23 Novembre 2021 - 15:04
Chiara Casalino
A Chivasso sono arrivati gli auguri di Natale dell'amministrazione comunale: il saldo Tari. In questi giorni, aprendo le buche delle lettere abbiamo trovato tutti la letterina del saldo della tari: ma come, non l’avevamo già pagata tutta (commento frequente)? Eh no, l’importo pagato in corso d’anno era l’acconto, ora arriva il saldo.
Facendo la somma del totale effettivo, Chivasso continua ad essere il comune che richiede la tassa rifiuti più alta del consorzio di bacino 16, anche al netto dello sconticino applicato (che sinceramente, con l’avanzo di 3,8 milioni di euro del 2020, soldi presi ai cittadini dall’attuale amministrazione comunale e poi non spesi, si sarebbe potuto applicare uno sconto ben più incisivo, mettendo meno le mani nelle tasche dei cittadini almeno nel 2021, ma tant’è: quei soldi servono per altro…).
Il salasso che i cittadini chivassesi subiscono con la tassa rifiuti è ormai una costante delle ultime due giunte di centrosinistra, sia per le famiglie che per le imprese: conti alla mano, nel giro di pochi anni abbiamo subito un aumento complessivo di oltre il 20%, per poi sentire altisonanti annunci di piccole riduzioni dell’aumento come se fossero delle “svolte epocali”. Ora che poi ci si avvicina al voto si susseguono gli annunci di mirabolanti riduzioni della tassa rifiuti (dopo averla portata prima alle stelle), come se le piccole riduzioni di una tariffa così esorbitante fossero azioni da statisti.
Il benessere quotidiano degli abitanti di una comunità si genera anche non richiedendo tasse sproporzionate rispetto alla media, lasciando in mano alle famiglie più soldi anche per far girare l’economia locale, ma queste sono visioni di approccio alla gestione della cosa pubblica diametralmente opposte a chi sta amministrando il nostro comune. Giusto per la cronaca, a Chivasso continuiamo a pagare “forfait” oltre 1milione di euro all’anno per lo spazzamento strade, giusto per fare un esempio, ed il numero di passaggi di raccolta continua ad essere tagliato. Ed io pago, diceva Totò…
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