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“Ad perpetuam memoriam” dell’ungulato

“Ad perpetuam memoriam” dell’ungulato

La protesta a Chivasso per il cinghiale ucciso

La riflessione di oggi viene da lontano. È il 1798. Siamo in pieno periodo “Romantico”, movimento artistico, filosofico e letterario che nulla ha a che vedere con i fiori regalati a San Valentino, i baci al tramonto o un post con i cuoricini sui social. In quell’anno il poeta inglese Samuel Taylor Coleridge scrive una delle poesie più importanti del Romanticismo europeo: “La Ballata del Vecchio Marinaio”, un’opera in cui elementi soprannaturali e realtà si mescolano, dando vita ad ambientazioni e personaggi incredibili, surreali, indimenticabili. In breve, l’opera narra le vicende di un vecchio marinaio, senza età, che racconta ad un giovane la propria strana storia di quando, imbarcato su una nave bloccata nei ghiacci del Polo Sud, senza alcuna ragione, uccide un albatro magicamente comparso dalla nebbia. L’uccisione immotivata di questo uccello, considerato sacro e di buon auspicio dai marinai dell’epoca, provoca una serie di sciagure che porteranno il vecchio marinaio, ed i suoi compagni che non hanno condannato il suo crimine, a subire pesantissime, eterne punizioni divine. Ora siamo a Chivasso. Non è il Polo Sud, l’unico ghiaccio è quello del pattinaggio di Piazza dei Balocchi, pardon Piazza d’Armi, ma, quanto alla nebbia, non siamo secondi a nessuno. E così, un’umida e fredda sera di tardo novembre, mentre decine e decine di Chivassesi, incagliati nella chilometrica coda sul ponte del Po, anelano il proprio ritorno a casa, ecco comparire dalla bruma del grande fiume la creatura che non ti aspetti: un cinghiale. Va beh, non sarà bello e nobile come l’immacolato albatro di Coleridge, ma questo passa il convento. La creatura, non trovando alcun veliero alla deriva da esplorare, opta dapprima per una fugace visita alla sede della Croce Rossa ed infine per una sosta, forzata, nel cortile della centrale dell’Enel. E qui, all’interno di questo metaforico simbolo del progresso, proprio come accaduto all’albatro che si appollaiava sull’albero maestro della magica nave, il cinghiale “venuto da lontano” viene abbattuto (non con una romantica balestra, ma con un più prosaico fucile di precisione). La “ciurma” chivassese, esattamente come quella della nave del vecchio marinaio, ha reazioni contrastanti che, a differenza dei suoi fantastici precursori, ha però modo di esplicitare sui social in tempo reale. E così, mentre qualcuno inizia a fantasticare di pappardelle al ragù e gustose salamelle, altri decidono di organizzare un presidio “ad perpetuam memoriam” dell’ungulato: Asterix ed Obelix contro i teorici dell’armonia universale. Scontro duro, irrisolvibile, praticamente insanabile. “Contenimento della specie”, “creazione di aree protette”, “riequilibrio di prede e predatori”: ognuno dice la sua, qualcuno rischia la vita, andando a sbattere con l’auto contro cinghiali grossi come motocarri, altri si ritrovano le coltivazioni distrutte da ungulati ovviamente affamati e, in conclusione, nessuno fa nulla. “Prega bene solo chi bene ama sia gli uomini che gli uccelli e le bestie…”, concludeva il vecchio marinaio, colpevole, con il suo inesplicabile crimine, di aver infranto i sacri valori dell’ospitalità, dell’amicizia, del senso di collettività. Proprio quei valori che dovrebbero continuare a  tenerci uniti, che andrebbero tutelati, ed anche in fretta, da chi è chiamato a decidere, al di là di bellicosi intenti di sterminio o di possibili, future lotte contro gli zampironi che infastidiscono le zanzare, tanto carine. “Che Dio ti salvi dai demoni che ti tormentano, vecchio marinaio…” esclamava il poeta inglese; chissà che, gentilmente, salvi anche noi. 

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