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Il Milite Ignoto cittadino onorario di Chivasso

Il Milite Ignoto cittadino onorario di Chivasso

Guardia d'onore alla tomba del Milite Ignoto

Tra qualche giorno il Milite Ignoto sarà un cittadino onorario di Chivasso. È una bella cosa; un ponte ideale tra noi, uomini e donne qualsiasi del duemila, impegnati a tirare avanti tra un’ondata pandemica ed un post sui social, e lui, un ragazzo qualsiasi di oltre cent’anni fa, ucciso lontano da casa, in un inferno nel quale, probabilmente, morire non era nemmeno la peggior cosa che ti potesse capitare.

Quando una comunità acquisisce un nuovo membro, si arricchisce, sempre, perché, come diceva il poeta inglese John Donne, contemporaneo di Shakespeare, nessun uomo è un’isola. L’esperienza di un membro di una comunità, diventa patrimonio collettivo, offre nuovi spunti di riflessione, porta in dote nuovi punti di vista e, quindi, nuove opportunità di crescita e di miglioramento.

Certo, quel ragazzo senza nome ci ricorda, innanzitutto, gli orrori della guerra, le frontiere infinite dell’odio verso le quali l’essere umano tende a spingersi con disinvoltura, sostenuto dalla presunzione di essere sempre e comunque nel giusto. Ma c’è di più. La sua triste storia, fatta di sofferenze, di privazioni e di paure quotidiane ci fa riflettere sul significato del suo sacrificio che, nell’essenza, al netto di considerazioni celebrative o denigratorie, è il sacrificio di un individuo, portato fino all’estremo, per la collettività.

Sì, quel ragazzo senza nome, ci ricorda che ognuno di noi, nel suo piccolo, con le sue poche armi, può, deve, fare molto per il bene di tutti; è vero, ha ragione John Donne: non siamo isole, ma, piuttosto, tesserine di un mosaico che assumono significato e valore solo se riescono a combinarsi con le altre. Non è vero che la Storia insegna. Se così fosse, pensando alla vicenda del ragazzo senza nome, non avremmo più avuto guerre, da tempo, ma, invece, di ragazzi caduti in battaglia e privati della loro identità dallo scempio delle armi è piena la Storia. Anche recente.

Cambiano i tempi, le mode, i valori, ma la guerra resta. Quelli con la verità in tasca e la certezza di essere autorizzati a diffonderla ad ogni costo esisteranno sempre e continueranno ad uccidere quel ragazzo senza nome.

Ma se impareremo a riflettere sull’essenza della natura umana, se guarderemo al ragazzo senza nome come ad uno di noi, con i nostri stessi sentimenti, le nostre paure, la nostra stessa voglia di vivere, di amare, di essere felici, allora lo sentiremo più vicino; capiremo che sacrificarsi per gli altri fa parte delle nostre responsabilità di cittadini e allora, forse, non avremo più ragazzi senza nome da piangere.

 
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