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RIVAROLO CANAVESE. La “guerra dei Roses” in aula si conclude con una condanna

RIVAROLO CANAVESE. La “guerra dei Roses” in aula  si conclude con una condanna

Il tribunale di Ivrea

RIVAROLO CANAVESE. C’è voluto un anno di udienze. Ma venerdì il tribunale di Ivrea ha scritto la parola fine al processo penale aperto da un divorzio burrascoso tra una ricca ereditiera di Rivarolo Canavese e Gesualdo Cosentino, 53 anni, consulente finanziario condannato ad una pena pecuniaria di 600 euro per aver violato gli obblighi di assistenza familiare imposti dal tribunale dopo la sentenza di divorzio del maggio 2019. Nel formulare la sentenza il giudice Antonio Borretta ha inoltre condannato un 53 enne consulente finanziario, al pagamento di una provvisionale di 2 mila euro oltre al danno morale all’ex moglie che dovrà essere valutato in sede civile. E alla ex moglie, costituitasi parte civile attraverso l’avvocato Andrea Bertano, dovrà anche riconoscere 2 mila euro di spese legali.

Una condanna più tenue rispetto ai due mesi di reclusione richiesti in aula dall’accusa rappresentata dalla Vpo Ombretta Russo, che ha ribadito come “durante il dibattimento siano emerse le capacità economiche dell’imputato che ha violato, in parte, gli obblighi di assistenza familiare”. In pratica la sentenza di divorzio lo condannava a versare all’ex moglie mille e 250 euro mensili. Ma dopo i primi bonifici, il consulente finanziario ha iniziato a versare solo i 300 euro che spettavano al figlio. Ma fino a febbraio 2020 quando il figlio è diventato maggiorenne.

È apparso soddisfatto l’avvocato Stefano Comellini, che all’uscita da palazzo di giustizia ha commentato così la sentenza: “L’omissione c’è stata, ma dice che è stata giustificata con il desiderio da parte del mio assistito di provvedere direttamente al mantenimento del figlio (da maggio vive con lui) con un fondo di 150 mila euro e con il conferimento di quote di una società immobiliare”.

E sugli alloggi: re a Dubai e uno ad Abu Dhabi più aver investito migliaia di euro in un conto svizzero, l’avvocato Comellini ha chiuso ogni polemica: “La sentenza del tribunale civile del 2019 non ha dimostrato la proprietà di quegli immobili negli Emirati Arabi e quei documenti scritti in arabo e in inglese prodotti dalla parte civile non hanno alcuna validità”.

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