SETTIMO TORINESE. In posa per il fotografo nell'odierna via Italia all'inizio del Novecento
Nel campo dell’amministrazione pubblica fu una piccola rivoluzione che ne anticipava altre non meno significative. La legge numero 346 del 29 luglio 1896 stabilì che i sindaci di tutti i comuni, grandi e piccini, fossero eletti dai rispettivi consigli. Sino ad allora, nei piccoli centri, la scelta era stata di competenza regia: in pratica decideva il ministro dell’Interno, su suggerimento del prefetto.
Al governo vi era allora il marchese Antonio Starabba di Rudinì, ex sindaco di Palermo, esponente della destra più conservatrice, che puntava a contenere le istanze di una società tutt’altro che immobile e a rafforzare le basi dello Stato unitario attraverso ordinamenti di tipo oligarchico. In anni caratterizzati dalla crisi di egemonia della classe dirigente liberale, incapace di riorganizzarsi e di sanare la frattura fra società politica e società civile, egli propugnò una sorta di «democrazia conservatrice» che garantisse la preminenza del potere esecutivo sul legislativo e assicurasse il controllo delle periferie ai grandi proprietari terrieri.
A Settimo Torinese l’ultimo sindaco designato col vecchio sistema, cioè mediante regio decreto, fu l’avvocato Luigi Audoli che avrebbe dovuto rimanere in carica nel triennio 1895-98. Sennonché, deceduto anzitempo, lo sostituì provvisoriamente l’assessore anziano Giuseppe Sosso. Il 10 aprile 1896 il consiglio si radunò per individuare un possibile successore da proporre al prefetto, anche se la legge non contemplava tale possibilità. A quanto sembra, la tendenza era di superare il disposto legislativo, pur non vincolando l’autorità superiore, in attesa che il Parlamento si pronunciasse.
Dopo un dibattito a cui parteciparono innanzi tutto Michele Bertetti, Giuseppe Demichelis e Vincenzo Amour, i consiglieri più colti e influenti dal punto di vista politico, l’assemblea si espresse a favore di Bartolomeo Truchetti. Ma questi non accettò la designazione, rendendo necessaria una nuova seduta consiliare. La faccenda si complicò poiché l’assemblea non fu più in grado di trovare un accordo: Pietro Longhi e Giuseppe Sosso ottennero tre voti, Giuseppe Chiappo e Francesco Falchero ne riportarono due, uno andò a Giovanni Carena e a Giorgio Pecchio. «Sorge questione – verbalizzò il segretario – se, di fronte all’esito avuto dalla votazione, possa procedersi ad una seconda». Alla fine prevalse il parere di Giuseppe Demichelis il quale suggerì di «non […] procedere oltre»: «il governo provvederà come crederà meglio nell’interesse del Comune».
Settimo rimase senza sindaco sino all’autunno del 1896, dopo l’approvazione della legge che concesse a tutti i consigli di eleggere i rispettivi sindaci, prescindendo dal numero di abitanti del Comune. Alla carica fu designato Giovanni Carena, sellaio, già sindaco prima dell’avvocato Audoli e poi assessore effettivo, con nove dei quattordici voti espressi dai consiglieri presenti. In giunta, Carena fu sostituito da Giuseppe Arduino, calzolaio.
Di fatto, con la nomina di amministratori che non appartenevano alla cerchia dei notabili, si riconobbe a categorie meno ristrette il diritto di prendere parte in maniera attiva alla vita del Comune, anche se l’élite facoltosa e istruita continuò a orientare le scelte più importanti. A lungo ricordato per i modi rustici e il linguaggio poco forbito, Giovanni Carena fu oggetto di battute salaci per essersi rivolto a Margherita di Savoia, la moglie di Umberto I, con un’espressione tutt’altro che protocollare: «Cereja, madama regina; com’a sta-lo monsù re?» (buongiorno, signora regina; come sta il signor re?). Ancora nel 1905, il periodico socialista «Il Grido del Popolo» ironizzava che l’ex sindaco era conosciuto «pel famoso “Ciareia, madama regina”».
Commentiscrivi/Scopri i commenti
Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce
Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter
...
Dentro la notiziaLa newsletter del giornale La Voce
LA VOCE DEL CANAVESE Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.