Niente da fare, nelle ultime settimane mi sono arrivate qualche migliaio di
lettere di lettori, che mi chiedono come mai non parlo più di vescovi
eporediesi. Ecco, a questo punto l'unica è raccontare la vita di Pietro di
Lucedio.
Nulla di nuovo sul fronte occidentale: Pietro di Lucedio si può anche chiamare
Pietro di Magnano (conoscete Magnano, no? Dove c'è la rissa della Comunità di
Bose), o più banalmente Pietro di Ivrea; da non confondere con Alessandro di
Ivrea, che sarebbe nientepopodimeno che Gigno Vinia! Tanto vale tutto, perché
non si sa dove sia nato. Pietro, non Vinia!
Iniziò la carriera ecclesiatica bazzicando tra Santa Maria di Lucedio, località
talmente sborona che si autodefinisce Principato, e Rivalta Scrivia, bel posto
ma dove mi sono perso circa 250 volte, e non è poco, visto che ci sono andato
al massimo in una decina di occasioni.
Si immanicò successivamente i Papi Urbano III, Clemente III, Celestino, il
numero indovinatelo voi, che tanto non c'è il due senza il tre, anzi non c'è il
secondo terzo senza il terzo terzo.
Poi per la Par Condicio si arruffianò anche Federico Barbarossa; in questo
periodo istituì diversi feudi nel vercellese, tra i quali ci piace ricordare
Gazzo, il perché ci piaccia proprio ricordare questo sono gazzi nostri.
Morto il terzo dei suddetti Papi, e come potrete ricordare il terzo era
Celestino III, gli successe inevitabilmente Innocenzo III, probabilmente non
conoscevano altri numeri. Per conto suo, e in collaborazione col vescovo di
Vercelli Alberto, Pietro si dedicò a dirimere svariate controversie, ed era
davvero bravo! Riuscì a dirimere un contrasto tra il Vescovo di Tortona e gli
Umiliati (scritto così, pare un gruppo di Rock Progressive anni 70) con i
Templari; probabilmente sarebbe stato in grado perfino di far fare pace tra
Sertoli e la sua Giunta!
Il nostro Pietro ebbe modo di partecipare a quella ciofeca che fu la Quarta
Crociata, dirottata dalla terra Santa a Costantinopoli, un paradosso simile a
quelli di Anna Malo, che risolve i Mutamenti Climatici negandoli.
Ma ora vi chiederete: "Cacchio c'entrano tutte queste fregnacce col Vescovo di
Ivrea?" E abbiate un po' di pazienza! Eccheccazzo, ci sto arrivando!
Sì, al ritorno dalla Crociata per un po' fece l'Abate di La Ferté, e poi venne
nominato Vescovo di Ivrea. Oh, contenti??? Sì, però non è che lo facesse a
tempo pieno, era un uomo molto impegnato, doveva dirimere controversie ovunque,
doveva organizzare la Quinta Crociata (altra ciofeca mica male!) non è che
potesse fare tutto lui! Per fortuna i Presepi glieli preparava Georgia Popolo.
Tra le sue opere di mediazione, sedò i contrasti tra il Comune di Ivrea e i
Conti di Biandrate, ma poi si rese conto che questo poteva mettere a rischio
la nascita del Carnevale di Ivrea, e finì per lavarsene le mani.
Alla fine però accettò di andare a fare il Patriarca di Antiochia, perché gli
mancavano alcuni anni per maturare la pensione.
Morì nel 1216. Peccato, perché se fosse ancora vivo lo manderei a fare due
parole con la Meloni.
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