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CASTELLAMONTE. "Tre Re" all'asta per 2,3 milioni di euro

CASTELLAMONTE.  "Tre Re" all'asta per 2,3 milioni di euro

L'albergo ristorante "Tre Re" di Castellamonte

CASTELLAMONTE. "Tre Re" all'asta per 2,3 milioni di euro. La notizia è di quelle che colpiscono l’immaginazione: l’edificio che ospita l’Alberto-Ristorante “Tre Re” di Castellamonte va all’asta, travolto dal fallimento del suo proprietario Giuliano Zucco.  Non chiude il locale, perché il contratto d’affitto è in corso di validità, ma cambierà l’assetto proprietario e non è cosa da poco.

I “Tre Re”  è un punto di riferimento per la città, anche per coloro che non lo frequentano: è un po’ un’istituzione, che fa parte del paesaggio urbano e del quale non si potrebbe fare  a meno.

Situato nella piazza centrale della città, a due passi dal palazzo del Comune, ha avuto ed ha una clientela agiata; lì si tengono cene e conferenze del Rotary e dei Lions; pranzi importanti per le grandi ricorrenze. E’ tuttavia anche un punto di riferimento per quanti non lo frequentano ma sono abituati alla sua presenza. E’ lì da più di cento anni (non a caso si chiama “albergo” come si usava un tempo) ed è una presenza molto discreta: non un edificio vistoso che sovrasta gli altri ma un bel palazzo elegante che s’inserisce nella fila di edifici senza creare fratture visive. 

Per decenni lo ha gestito la stessa famiglia, anche se il cognome era cambiato perché le fondatrici della “dinastia” di albergatori furono due donne, le sorelle Teresa ed Avventina Vallotti, che alla fine del 2015 rilevarono la “Cantina del Borgetto”: un Borghetto che proprio allora stava per essere demolito al fine di allargare la piazza. Il locale passò poi al figlio di Teresa, Ferruccio Demarchi, e quindi ai nipoti, raggiungendo presto una notorietà che non è mia venuta meno. Ai suoi tavoli si sono seduti cantanti, attori, calciatori, artisti, imprenditori ma anche presidenti della Repubblica e politici vari: il nome più sorprendente da sentire è quello di Togliatti. 

Nel 2016, in occasione del centenario, uno dei nipoti della fondatrice, Carlo Demarchi, ha raccontato nel libro “Due soldi all’ombra del campanile” la storia dei “Tre Re”, che nel frattempo però era passato di mano. 

A gestirlo, dal 2013, sono un ex-dipendente dei Demarchi, Roberto Marchello, e la moglie Federica, ma la reputazione del ristorante è rimasta la stessa di sempre, basata su una cucina tradizionale piemontese aperta però alle sperimentazioni. 

Il destino dell’edificio, scisso da quello dell’attività economica che vi ha sede, è invece stato diverso: se oggi è finito all’asta ( valore stimato: 2.300.000 euro) è grazie ai disinvolti investimenti del suo ultimo acquirente. 

“Tre Re” all’asta: le avventure di un imprenditore spregiudicato

Giuliano Zucco, ultimo proprietario dell’edificio in cui ha sede i “Tre Re”  di Castelamonte, è uno di quei personaggi tipici di un’imprenditoria “d’assalto”, tutta  apparenza e niente sostanza, fatta di esibizionismi e successi apparenti. Il bello è che questi personaggi, finché restano sulla cresta dell’onda, vengono pure riveriti e venerati, gli si rende omaggio come fossero benefattori del genere umano, senza mai guardare se  dietro la facciata scintillante ci sia qualcosa o soltanto il vuoto. Che “pensasse in grande” non c’è dubbio: la sua attività spaziava dall’industria allo sport al settore commerciale. Consigliere di amministrazione della Dayco quando venne chiuso lo stabilimento di Chivasso e presidente ed amministratore delegato della “Nuova Sinter” di San Bernardo d’Ivrea, fallita nel 2014, era salito agli onori delle cronache in quanto proprietario dell’Ivrea Calcio, che con lui arrivò in Serie C. E come spesso accade, in quel buco nero che è il mondo del pallone, spendeva  e spandeva. Ben s’inserisce in questo spirito di “grandeur” l’acquisto di un immobile prestigioso come quello dei “Tre Re”…  

Nel 2018 Zucco era stato rinviato a  giudizio, insieme ad altre dieci persone, per il fallimento della “Nuova Sinter”. L’inchiesta era stata aperta dopo la segnalazione del  curatore fallimentare, che aveva rilevato varie  operazioni “sospette”. 

C’è da sperare che il locale non risenta di queste vicende, come auspica il sindaco di Castellamonte Pasquale Mazza: “E’ un bel locale, dove si mangia bene e che gode di ottima fama: mi auguro che non ci siano ripercussioni”.

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