Non vorrei scomodare il celebre intervento di Claudio Martelli (allora Vice Segretario del PSI) nel 1982 a Rimini, quando nel dibattito politico fu introdotto il tema del rapporto tra il “merito” e il “bisogno” (che per Martelli doveva essere di alleanza riformatrice).
Né francamente penso che le espressioni tranchant dell’assessore Volpatto (qui forse nella veste di segretario ombra del PD di Settimo) su un presunto contrasto (a Settimo ?) tra una sinistra del 900, polverosa e antica e quindi da dimenticare, e una sinistra moderna (lui ?) pronta ad occuparsi del merito e delle partite IVA contrapposte ai lavori “garantiti”, abbiano una seppur lontana parentela con quel dibattito politico.
Faccio sommessamente notare che Martelli pronunciava quel discorso (da me allora non condiviso ma certamente innovativo) nel 1982 (cioè nel ‘900). Credo invece che le parole di Volpatto siano da collegarsi con maggiore attualità al Renzi pensiero penetrato profondamente tra il 2014 al 2016 nella cultura politica del PD e dei suoi gruppi dirigenti.
Vi ricordate le “riforme” del job act, della “buona scuola”, del pubblico impego, della Costituzione ? (solo per citarne alcune). Erano tutte fondate su un’idea di competizione individuale, di lotta permanente per conquistare potere, di primato di un presunto “merito” che in realtà premiava i comportamenti più spregiudicati e le logiche dei gruppi di potere più forti e meno trasparenti. Lo stesso modello era introdotto pesantemente in quel partito tramite la lotta tra correnti che trovava il suo punto di sintesi nelle cosiddette “primarie” (sempre meno partecipate e sempre più pilotate).
Oggi, a parole, tutti o quasi, dichiarano il fallimento di quei sistemi e modo di pensare e applaudono Letta quando dice che bisogna aprire e dialogare.
Ma la cultura sopravvive alle manifestazioni di opportunismo politico e, come l’olio, viene a galla.
L’assessore Volpatto (a differenza di Martelli che ne proponeva l’alleanza riformista) propone la rottura tra lavoro garantito e cosiddette Partite IVA e poi si schiera a favore del “merito”, a suo dire fino ad ora sacrificato dalla cultura “egualitarista” e “garantista” della (vecchia) sinistra. Si spinge a dire che l’Amministrazione di Settimo opera in tal senso.
Tutte le opinioni sono legittime, ma solo se accompagnate da provvedimenti coerenti.
E allora ci domandiamo:
Cosa intende Volpatto per meriti? Chi li valuta? Davvero l’Amministrazione Comunale di cui lui fa parte ha adottato questi principi?
I fatti ci dicono che i meriti valutati positivamente dall’Amministrazione Comunale e dai vertici locali del PD sono quelli “politici”. A giudicare dalla nomine fatte nelle aziende partecipate, dai generosi finanziamenti elargiti ad associazioni e Fondazioni controllate, dai lavori ed incarichi dati in affidamento diretto, dai “progetti” finanziati senza alcun bando comparativo alle solite associazioni e fondazioni, il vero, e spesso unico, merito riconosciuto è quello politico o meglio l’essere o meno sostenitori politici dell’attuale maggioranza e dell’attuale Sindaca.
Che nella scala di valori quello politico elettorale sia il principale (quando non esclusivo) merito valutato dall’attuale amministrazione di Settimo e dai vertici del PD locale, per altro era già apparso chiaro quando abbiamo letto il CV dell’attuale Segretaria del Circolo (ex amministratore di SETA SpA) Caterina Greco, nel quale si poteva apprezzare quale caratteristica professionale da mettere in evidenza il numero crescente di preferenze ottenute nelle diverse competizioni elettorali a cui aveva partecipato.
Come vedete, non c’è nulla di personale ma molto di politico e di democratico.
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