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01 Marzo 2021 - 14:10
Vaccinazione (foto d'archivio)
Martedì 23 febbraio erano iniziate a Castellamonte le vaccinazioni anti-Covid per gli ultra-ottantenni. Ottima notizia, ovviamente, e grande soddisfazione da parte dei convocati presso l’ospedale della città. Peccato che, per chi aveva appuntamento il martedì mattina, la contentezza si fosse presto tramutata in preoccupazione ed indignazione: invece di mettersi al riparo dal Covid-19, molti temevano e temono di essersi esposti al rischio di contrarlo.
Ora la situazione pare normalizzata ma quel che è successo non è certo edificante e non fa fare una bella figura al sistema organizzativo dell’ASL TO4. Qualcuno ci aveva telefonato per descriverci le scene cui aveva assistito, sfogandosi con una domanda retorica: “Si lamentano perché la gente affolla le strade e le piazze e poi accadono cose del genere in un ospedale?”.
La modalità di convocazione non era stata il massimo dell’efficienza: un SMS della Regione inviato la sera di lunedì per la mattina successiva. Una cosa però era sicura: niente code perché non venivano indicate un’ora od una mezz’ora generiche ma l’ora ed il minuto precisi. I prescelti si erano pertanto recati fiduciosi all’ingresso dell’ospedale e qui avevano trovato la prima sorpresa: nessuno controllava l’identità di chi entrava e nemmeno le sue condizioni di salute; di termoscanner nemmeno l’ombra. “Per vedersi misurare la temperatura ormai bisogna andare nei supermercati!” – commentava sarcastica un’utente – Negli ospedali non lo fanno più”.
Una volta varcato l’ingresso della struttura ecco l’amara realtà: decine di persone ammassate in uno stretto corridoio e sedute l’una accanto all’altra; la regola “un posto occupato ed uno vuoto” qui non valeva e c’era anche gente in piedi. Del resto molti vaccinandi si erano fatti accompagnare: non tutti gli ultra-ottantenni guidano e vanno da soli agli appuntamenti medici.
La convocazione “precisa al minuto” si era subito rivelata una beffa: anche un’ora e mezza di attesa. Un tempo lungo da trascorrere in uno spazio affollato e ad una certa età ma il problema non era ovviamente il disagio: superfluo precisare che ad allarmare i presenti era la paura di contagiarsi. “Avevano detto che ci avrebbero chiamati per ordine di prenotazione – si sfogava in seguito uno di loro - ma non conoscendo l’ora di convocazione degli altri non ci siamo potuti allontanare perché non avremmo udito la chiamata”. Poi, arrivato il proprio turno, capitava che ci si sentisse dire “No”: chi aveva un’infezione in corso, anche di poco conto, veniva giustamente rimandato indietro. Se fosse stato opportunamente informato, avrebbe evitato di andare ad intasare il corridoio.
Dulcis in fundo: si entrava e si usciva dalla medesima parte. E’ vero che - parola dei malcapitati - “dopo quell’assembramento non sarebbe servito a nulla” ma merita sottolineare che in altri luoghi (vedasi Locana) era stato espressamente richiesto che entrata ed uscita fossero separate.
Era il primo giorno e qualche disguido ci sta, soprattutto per quanto riguarda i tempi di attesa, ma le dimensioni dei corridoi quelle sono e quelle restano; i percorsi non differenziati, l’assenza di termoscanner e le sedie non distanziate c’entrano poco con i disguidi. “Con tutti gli spazi inutilizzati dell’ospedale ci dovevano proprio ammucchiare in quella strettoia?” – si erano chiesti in tanti.
Di fronte ad una situazione tanto incresciosa le proteste non erano mancate e, come di regola accade nelle piccole città, il primo a ricevere le telefonate è stato il sindaco Pasquale Mazza, che lo scorso autunno era intervenuto presso l’ASL contro il caos-tamponi, poi risolto introducendo il sistema delle prenotazioni. E’ lui che a fine settimana ci ha spiegato cosa fosse accaduto.
“C’è stato un qui pro quo perché quel giorno erano in calendario anche le donazioni del sangue: non era quella la zona dell’ospedale destinata alle vaccinazioni. Ho parlato con la dottoressa Mortoni, che si è mostrata molto disponibile: era stata informata e mi ha spiegato cosa fosse successo. Non capiterà più: il caso è chiuso”. Ed ha aggiunto: “Non ho ricevuto altre telefonate, per cui giovedì 25 dovrebbe essere filato tutto liscio”. Giovedì era il secondo giorno stabilito per le vaccinazioni a Castellamonte e sabato 27 il terzo.
In verità questa concomitanza con le donazioni di sangue era stata comunicata la sera precedente dall’assessore castellamontese alla Sanità Mariangela Bracco, annunciando l’avvio della campagna vaccinale agli amministratori comunali e di conseguenza ai cittadini che seguivano il consiglio in streaming (presumibilmente non troppo numerosi fra gli ultraottantenni).
Aveva spiegato che la sede scelta era quella dell’AVIS ma che proprio in quel primo giorno non sarebbe stata disponibile per la coincidenza con la giornata mensile di dotazione; sarebbe stato pertanto utilizzato l’ambulatorio della Guardia Medica. Facile presumere che agli anziani convocati per il vaccino non importasse molto in quale ala dell’ospedale recarsi ma che fossero invece molto attenti al mantenimento delle condizioni di sicurezza.
Tutto è bene quel che finisce bene… se non ci saranno conseguenze sui malcapitati del primo turno. Sorgono però spontanee, inevitabili ed ovvie alcune domande: chi ha la responsabilità di organizzare le diverse attività dell’ospedale? Qual è il collegamento fra singole strutture, Azienda Sanitaria Locale e sistema sanitario regionale? E’ forte l’impressione che la mano destra non sappia cosa fa la sinistra e se lo sa che non se ne occupi. In altre località, dove il compito di cercare una sede per le vaccinazioni è stato affidato alle amministrazioni comunali, sembra che le cose siano filate molto più lisce. Viene il sospetto che sappiano cavarsela meglio gli enti locali che non la macchina burocratica dell’ASL.
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