Lì dove il tempo si era fermato, oggi è tornato a correre veloce. Perchè? Perchè da due anni a questa parte, nella fabbrica dei mattoni rossi e alla Ico, non si è mai smesso di lavorare. All’ombra della statua di Camillo Olivetti capostipite di una famiglia di imprenditori entrata nella storia e nel dna di una città. A piccoli passi. Lentamente. Metro dopo metro. Per smantellare pavimenti flottanti, pareti mobili e controsoffittature. Per modellare gli ampi spazi alle esigenze di una società che si è evoluta anche nel modo di intendere il lavoro in ufficio. Per assecondare le richieste di quelle imprese e di quegli imprenditori che alla rinascita di via Jervis ci credono davvero. Al primo piano, si sono già collocate la Osai, la Ribes e Message. Il secondo piano è tutto occupato da Wind. E c’è già una moderna mensa capace di dar da mangiare a più di 100 persone. Ed è già operativa, tra i servizi comuni, una grande aula per corsi a disposizione di chi ne fa richiesta.
Qui tutti ne sono certi: arriveranno altre imprese e si continueranno a reinvestire i canoni di locazione fino a quando la risistemazione non sarà ultimata. Ci credono i promotori Andrea Ardissone di Aeg e Alberto Zambolin che nel 2017, pancia a terra, han coinvolto altre 16 aziende nella nascita di Icona srl poi costituita nel 2018. Ci credono a tal punto da aver investito i primi quattro milioni di euro (tanto per cominciare) e da aver chiamato Cino Zucchi, una delle più grandi Archistar, italiane per ridare vita, forma e colore a quelle pareti e a quelle vetrate ingiallite dagli anni che passano. L’idea di fondo è unire il settore produttivo ad una grande piazza al piano terra dove si ricaveranno spazi per il Museo Tecnologicamente, per una biblioteca e per gli uffici Unesco, in perfetta sintonia con quella idea di “Comunità” che fu di Adriano Olivetti. Suonando ad un unico campanello, la portineria del pino, un miscuglio di cose: lavoro, cultura, turismo estudio. Un mix geniale, si spera, altrettanto esplosivo.
“Gli spazi per gli uffici Unesco saranno pronti entro la fine dell’anno…” assicura Andrea Ardissone che lo scorso martedì ci ha accompagnati per una breve visita del sito.
E se è vero che c’è stato un tempo in cui le piccole cittadine di provincia, da Alba, a Maranello, passando per Biella e Treviso, quindi anche Ivrea avevano qualcosa da dire e la dicevano, oggi sono le grandi città, come Milano e Roma, ad attrarre capitali e risorse umane, con ciò provocando uno svuotamento di tutto ciò che le circonda. La domanda è appunto questa. Ivrea può tornare ad essere al centro di qualcosa? Si può invertire questa tendenza? La strada è evidentemente tutta in salita e sino ad oggi più che nuove imprese o start up si è assistito a semplici traslochi. Il che non è da considerarsi per forza un male. Anche i “traslochi” sono infatti degli investimenti. Il sogno, neppure tanto malcelato, è l’innovatio hub ComoNext (con cui Icona ha stretto una partnership) che ha visto Banche, associazioni di categoria, imprese e Università allearsi per fare insieme la differenza nel riportare a nuova vita l’ex cotonificio Somaini a Lomazzo in provincia di Como.
Inutile star qui a chiedersi la differenza che c’è tra questa cosa qui e la Ico-valley calata su Palazzo Uffici. E’ evidente a tutti. Da una lato degli imprenditori che ci credono ma con i piedi ben piantati per terra. Dall’altra la ricerca di contributi pubblici. Due progetti, due modi di fare, due visioni, che di visionario hanno ben poco.
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