Alza le spalle il consigliere comunale
Donato Malpede. Di quel che dice, pensa e fa il suo ex riferimento in giunta non gliene può fregare di meno. E’ vero, lì per lì, quando era venuta fuori la notizia del “licenziamento” di
Elisabetta Ballurio un po’ aveva mugugnato e alzato i toni, ma poi una giustificazione se l’era data e se l’era pure fatta scrivere. Tutta da decantare per non sbagliare. Una decisione felice in appendice agli elogi di chi gli aveva promesso, date le sue enormi capacità oratorie e di ragionamento, un ruolo con l’esecutivo nella gestione delle manutenzioni. Ruolo che poi, in realtà, non si è mai concretizzato.
Pazienza. Di motivazioni Malpede se la dà anche oggi, tirato in ballo dai suoi, ormai vecchi compagni di lista, per nulla intenzionato a lasciare il ruolo di capogruppo della lista “Insieme per Ivrea con Balluio” nata in appoggio alla candidatura di Stefano Sertoli. E’ vero che lo si è visto in più di una occasione a reggere il moccolo alla pattuglia dei leghisti, ma anche in questo lui non ci ha mai
trovato nulla di così patetico o strano. Insomma è fatto così “prendere o lasciare”.
Di certo c’è che il botta a risposta tra lui e l’ex vicesindaco,
in città, nessuno se lo è filato, tutti più che altro interessati a capire che cosa fare Ballurio nel 2023. Insomma la domanda è: il ricorso contro Sertoli presentato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (cioè al Consiglio di Stato) è da intendersi come discesa in campo oppure no?
Chi conosce Ballurio sa che è così e sa pure che non si fermerà davanti a nulla. Lo ha già fatto una volta con il Partito Democratico, abbandonandolo a pochi mesi dalle elezioni. Lo farà di nuovo ma questa volta
ricollocandosi al centro, dove peraltro avrebbe già voluto stare nel 2018.
E per chi non se lo ricordasse le cose andarono più o meno come nella canzone di quei “quattro amici al bar”.
Si trovarono intorno ad un tavolino in quattro,
Alberto Tognoli,
Francesco Comotto,
Tommaso Giardini e lei con l’obiettivo di costruire un raggruppamento civico. Poi ci furono le “politiche” e Gilardini che s’era tenuto molto largo, di fronte ai risultati di Lega e Forza Italia, annunciò ufficialmente che il centrodestra si sarebbe presentato con tutti i simboli. Il primo a scappare via a gambe levate fu
Francesco Comotto e al tavolo rimasero in tre. Arrivò a questo punto la senatora
Virginia Tiraboschi proponendo come candidato a sindaco il “comunista”
Stefano Sertoli e a scappare via a gambe levate fu
Alberto Tognoli.
Morale?
Ballurio rimase lì con il cerino in mano, utile però un po’ a tutti, sia per spostare di qua un piccolo pezzo dell’elettorato che c’era di là, sia per rendere un po’ più credibile una coalizione di improvvisati.
Questa la verità, nient’altro che la verità. Da qui in avanti - e proprio grazie alla sua ridiscesa in campo - è naturale che si ricomincerà a parlare di elezioni.
Quel che si prospetta non è dato sapersi ma è indubbio che al prossimo giro il centrodestra sarà molto più spostato a destra quasi sicuramente senza Sertoli. Forse con l’attuale vicesindaco
Elisabetta Piccoli, forse con il neo assessore
Costanza Casali, forse con un giovane che sa di politica come
Marco Liore. Poi c’è da capire come si presenteranno
le forze politiche attualmente impegnate all’Opposizione considerando che i cinquestelle, per esempio, potranno costruire un’eventuale alleanza, che
Francesco Comotto ci riproverà per la terza e ultima volta e che
Ballurio probabilmente cercherà uno spazio con
Renzi, con
Paragone, uno qualsiasi.
Come sarà la campagna elettorale firmata Ballurio?
Evidentemente tutta combattuta sulla delegittimazione di un avversario diventato “nemico” dichiarato come solo un “licenziamento” poteva produrre.
A Sertoli, Tiraboschi, Giglio Vigna & C. consigliamo la lettura di
“La delegittimazione politica nell’età contemporanea, conflitto politico e propaganda elettorale in Europa e negli Stati Uniti” a cura di Fulvio Cammarano e Stefano Cavazza. Troveranno sicuramente degli utili spunti.