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IVREA. Statuto Fondazione: la Regione dice “No!” Epperò Gillardi sta zitto come un pesce...

IVREA. Statuto Fondazione: la Regione dice “No!” Epperò Gillardi sta zitto come un pesce...

Gillardi Piero, presidente della Fondazione dello storico Carnevale

E’ da un po’ che non se ne sa niente, per la precisione dal luglio scorso. O meglio, ogni tanto salta fuori, ma non c’è uno, non uno che abbia le idee chiare su che cosa stia succedendo o perché la Regione, a cui è stato inviato per l’approvazione, non abbia ancora detto “beh”. Parliamo dello statuto della Fondazione dello storico carnevale modificato dal “clan” del presidente Piero Gillardi nonostante la contrarietà di gran parte delle Componenti. A darci una risposta chiara, senza tanti fronzoli è il funzionario regionale  che se ne sta occupando. “Ci sono alcune cose che proprio non vanno bene - ci dice Gabriella Galleani - Se vuole può fare un accesso agli atti. Comunque il presidente Gillardi sa tutto e ci stiamo interfacciando per le modifiche...”. Inutile sperare in una chiara informativa di Gillardi, ci direbbe che son quisquiglie e di fatto se ne sta zitto come un pesce. D’altro canto sarebbe un’inutile perdita di tempo chiedere l’accesso agli atti considerando che la Regione potrebbe prendersi tutti e 30 i giorni che a disposizione per risponderci ... Meglio, molto meglio, una interrogazione al presidente del consiglio Stefano Allasia. Gliel’ha già inviata il consigliere regionale del Pd Alberto Avetta e stiamo già aspettando la risposta scritta. Oltre ai tempi e allo stato d’avanzamento della pratica, Avetta coglie l’occasione per una lunga serie di dubbi così profondi da rendere a suo avviso necessario un approfondimento. “Nel corso del 2019 il CDA della Fondazione dello Storico Carnevale ha approvato importanti modifiche al proprio statuto -  scrive Avetta -  che hanno destato molte perplessità peraltro ampiamente documentate dalla stampa locale....”. Per esempio si passerebbe ad un cda a 7 membri anzichè 5 con un solo rappresentante per le Componenti carnevalesche che da sempre concorrono all’organizzazione della manifestazione. “Seppur ad una lettura superficiale talune modifiche pongano più problemi di opportunità politica che di legittimità tecnica ed amministrativa - sottolinea Avetta - i dubbi affiorano laddove si rifletta sulle ragioni per cui la Fondazione stessa è nata. Il nuovo soggetto avrebbe dovuto “aprire” la gestione del Carnevale alla Città, per includere, per condividere scelte che, giustamente, non potevano e non possono essere di esclusiva competenza dell’Amministrazione comunale...”. Insomma questo è il motivo per cui i fondatori avevano riconosciuto uno spazio adeguato a chi il Carnevale lo fa. “Le modifiche apportate all’art. 10, riducendo questo spazio di condivisione - stigmatizza Avetta - vanno nella direzione opposta e appaiono in netto contrasto con i principi ispiratori. A maggior ragione questa “chiusura” stride con le nuove proposte di integrazione sia all’art. 1 (… lo storico carnevale di Ivrea è un bene culturale patrimonio della Città),  sia all’art. 4.3. (lo storico carnevale di Ivrea è un evento di forte identificazione della comunità eporediese …” Ma c’è dell’altro. Sul “dovere” della Fondazione di relazionare all’Amministrazione comunale, un principio sacrosanto e di trasparenza nei confronti dei cittadini e di chiunque gestisca denaro pubblico “In questo senso - conclude Avetta - è davvero difficile cogliere le ragioni che portano all’eliminazione dell’obbligo di approvare, entro il 30 settembre di ogni anno, una relazione analitica che illustra l’attività svolta.  S’aggiungono le polemiche che, dapprima limitate alle modifiche statutarie, si sono estese a tal punto da coinvolgere anche il TAR Piemonte sulle modalità di scelta dei personaggi dello storico carnevale fino alle recenti vicende che hanno portato alla sostituzione del personaggio principale, il generale, e di una vivandiera..”.   Nel luglio scorso s’è consumato una sorta di “colpo di stato” Guarda caso la macchina fotocopiatrice, quel mercoledì sera del luglio dello scorso anno, in Municipio, proprio non funzionava. Apri il cassetto della carta A4. Chiudi il cassetto della A3. Schiaccia di qui e schiaccia di là, non c’era stato nulla, ma proprio nulla da fare. Ad una certa il presidente del consiglio Diego Borla aveva alzato le mani al cielo in segno di arresa.  Poco male. Anche perchè quelle copie del nuovo statuto “modificato, corretto e stravolto” sarebbero finite nelle mani dei “malpancisti” del Carnevale, una ventina di persone in tutto, capitanate e ben rappresentate da Paolo Diane. Tutti lì, gli uni di fronte agli altri. Da una parte il Comitato delle componenti, dall’altra, oltre a Borla, anche il sindaco, il vicesindaco Elisabetta Ballurio, il presidente della Fondazione dello storico carnevale Piero Gillardi e l’assessore Giuliano Balzola, che però aveva subito premesso, essendo lui di Crescentino (Vercelli), di non conoscere la alcunchè della manifestazione.  Al centro del dibattito la forma che è anche la sostanza del Carnevale. E nella “forma” si è sempre cercato negli anni passati, prima del nuovo corso “acido” firmato “Ballurio” una certa condivisione nelle decisioni da prendere. E’ sempre andata così tranne con Gillardi veloce a presentarsi in audizione da quelli della Lega (era bastato uno schiocco di dita) ma restio a confrontarsi con chi il Carnevale lo fa e ci smena pure tanti bei soldini. La sintesi è che al di là dei buoni propositi del sindaco, che a parole si era lanciato in variegati appelli all’unità, (“condivisione” e “rendicontazione” sono stati i vocaboli da lui utilizzati) nella realtà non sarebbe cambiato un bel cavolo di nulla e ai più era sembrato di assistere ad una delle più classiche “commedia all’italiana” con una serie di “prese in giro” che cominciavano proprio dallo statuto modificato d’imperio e già portato dal notaio senza il coinvolgimento di alcuno.   Più che una  “condivisione” una specie di “colpo di stato” con l’occupazione “militare” di tutto quel che c’era da occupare. Tra gli articoli modificati, peraltro, c’è quello che porta da 5 a 7 i componenti del cda, di cui uno nominato direttamente dal “Comitato delle Componenti” che però (e qui viene il bello), se vuole continuare ad esistere dovrà cambiare forma giuridica e trasformarsi in associazione con tanto di presidente. “Così com’è oggi – aveva inforcato Gillardi – E’ un’aberrazione…”. E mai affermazione fu più criptica di così, cosiderando che “Aberrazione da Aberratio”, significa deviare da una norma o da un principio, da una legge morale o fisica, da un comportamento che si considera normale. Soffermimoci sulla “moralità”? Basti dire che ad oggi il Comitato di fatto esprime, suggerendoli al consiglio comunale, due dei cinque componenti del cda e da domani, sempre che decida di trasformarsi in associazione, un solo rappresentante su sette, cioè conterà come il due di picche, quando la briscola in tavola è di bastone. Insomma, anche in questa occasione, si era capito chiaro e tondo che il centrodestra che governa la città vuole continuare a dare le carte. L’altra chicca? Anche questa scritta nero su bianco nel nuovo statuto? C’è che proprio per rimarcare che di “colpo di stato” si tratta si fa riferimento ad una nuova associazione dello Stato Maggiore da contrapporre al Circolo Ufficiali, il tutto sulla scia delle polemiche su “vecchi e nuovi” ufficiali che hanno contraddistinto l’arruolamento nele ultime due edizioni con tanto di ricorso al Tar.
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