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IVREA. Ufficiali contro Gillardi, stavolta decide un giudice

IVREA. Ufficiali contro Gillardi, stavolta decide un giudice

gruppo stato maggiore

Incredibile ma vero. C’è stato chi nei giorni scorsi aveva sostenuto che il Tar di fronte al ricorso presentato da 11 ufficiali esclusi dallo Stato Maggiore del Carnevale contro la Fondazione e contro due prime nomine Francesco Quagliero e Michael Maravita si sarebbe messo a ridere. E invece? Invece ha deciso di riunirsi (toh guarda) il 5 febbraio anticipando così una decisione che si prevedeva sarebbe stata presa il 12. Il decreto è del presidente del Tribunale Carlo Testori. Tra le altre cose si chiede a Piero Gillardi (il presidente della Fondazione) tutta la documentazione utile entro 5 giorni. “Sul ricorso numero di registro generale 58 del 2020 – si legge –  proposto da Franco Francesco Sabolo, Marco Franco Scalvini, Franco Vallino, Dino Gianni Ocleppo, Claudio Tullo Pitetti, Enzo Ferrero, Luca Boerio, Riccardo Zannini, Davide Urso, Marco Iavelli, Simone Boerio, rappresentati e difesi dall’avvocato Bruno Sarzotti ecc…”. Chiedono l’annullamento  del “bando” nella parte in cui è stato imposto un limite di 26 posti al numero degli Ufficiali d’Onore, senza peraltro individuare alcun criterio predeterminato ai fini della scelta degli Ufficiali.  Chiedono anche l’annullamento di tutti i provvedimenti di esclusione dall’arruolamento per la Campagna 2020, comunicati telefonicamente dal Sostituto Gran Cancelliere  Erino Mignone, e di cui si è avuta notizia dai giornali. Tra i motivi che hanno spinto il Tar ad anticipare i tempi, c’è il calendario. La manifestazione, infatti, comincia il 9 e finisce il 26 febbraio. Insomma, avevano preannunciato di voler usare le vie legali e lo hanno fatto. Il ricorso firmato dall’avvocato Bruno Sarzotti di Torino era stato recapitato giovedì scorso oltre che a Piero Gillardi anche al sindaco Stefano Sertoli. Quel che vorebbero è una spiegazione esaustiva, avendo ottenuto fino ad oggi solo generici richiami a supposte norme di sicurezza  “Il ricorso – ci avevano detto  è stato proposto dopo una meditata, sofferta valutazione e riflessione, in primis a tutela dell’integrità del patrimonio culturale eporediese che non può e non deve essere prerogativa di pochi.. Qualora il tribunale non accogliesse il ricorso, accetteremo insindacabilmente la decisione. Sia chiaro: solo l’amore per  la nostra bellissima festa ci ha spinto ad invocare la tutela giudiziaria… Lo facciamo per noi e per chi verrà dopo di noi…”. “Mi auguro ancora che ci possa essere un passo indietro della “Fondazione” – metteva le mani avanti l’avvocato Sarzotti – senza dover rimettere alla decisione del TAR Piemonte le ragioni ed i torti rispettivi …”. Piero Gillardi, il presidente della Fondazione, sul quotidiano La Stampa la butta sul ridere: «Anche il Tar si è accorto che esiste il nostro carnevale».  Ride bene chi ride ultimo, verrebbe quasi da rispondergli, ma tant’è!  E già ce lo immaginiamo, se il Tar dovesse mai dare ragione agli 11 esclusi, con i titoli di coda mentre si mangia un cappello come il Rockeduck di Paperopoli. «Non abbiamo alcun motivo di pensare che il Tar possa bloccare una manifestazione conosciuta in tutto il mondo», aggiunge. Sereno lui, sereno tutti... L’anticipazione Il ricorso era stata anticipato alcune settimane fa con una lettera inviata  al sindaco Stefano Sertoli, al notaio Pierluigi Cignetti  (che è anche Gran Cancelliere), al presidente della Fondazione dello storico carnevale Piero Gillardi e al Generale designato Alberto Bombonato. Molto in sintesi, come si è già scritto in più di una occasione, gli esclusi lamentavano che il “Bando di arruolamento” pubblicato il 27 dicembre ma datato 25… era da annullare per una lunga serie di vizi di forma che, in alcuni casi, sono anche sostanza, come solo possono esserlo, a Ivrea, le questioni legate al Carnevale. Tra le altre cose non si capivano quali fossero stati i criteri di selezione degli aspiranti Ufficiali o Vivandiere e della loro esclusione. E non c’è dubbio che i motivi dovevano essere tassativamente indicati così come i criteri utilizzati per redigere la graduatoria. Se non c’erano – sospettano in molti –  è perché le intenzioni erano fin dall’inizio poco serie, cioè quelle di poter dare una mano ai parenti e agli amici del cerchio magico escludendo i nemici o presunti tali… S’aggiunge che non è vero che i moduli (anche questo lo si leggeva sul bando) erano disponibili unicamente presso la Segreteria del Sindaco o presso il palazzo della Credenza sede della Fondazione ma si potevano comodamente scaricare dal sito …  Infine c’è il problema del numero chiuso. Una decisione che non si apprendeva dalla lettura del bando, dove il “26” lo si sarebbe dovuto scrivere a caratteri cubitali, ma dal modulo di domanda. Insomma ce n’è una zuppa da far gelare i polsi e non solo perché a dirlo sono gli Ufficiali, anche per una mancata osservanza del cerimoniale, della legge o come si diceva in premessa della forma che qui è anche sostanza. Stringata la difesa di Piero Gillardi. “Saranno 26 non uno di più! Non 28 o 27!”  aveva inforcato, durante una riunione, con la flemma di un lottatore di sumo, pronto ad andare in battaglia. “Siamo partiti dall’analisi statistica degli ultimi 30/40 anni e abbiamo visto che il numero di arruolati è quello – aveva sentenziato    Anzi negli ultimi 10 anni il numero è stato largamente inferiore… Dal 2010 ad oggi la media è di 22 ufficiali e non si è mai superato il numero di 26. Se poi andiamo indietro di una quarantina di anni il dato medio è di 25 ….”. “Il corteo  – aveva aggiunto e sono proprio le sue parole – deve convivere con la battaglia e dobbiamo cercare una serie di equilibri. Non ci sono altri motivi…. Lo faremo anche con gli aranceri. Avranno un tetto massimo di iscritti pure loro …”.
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