Oggi le comiche a Rondissone, o meglio giovedì scorso. Il giorno in cui si è riunita la Commissione consiliare ambiente. Era stata richiesta dal consigliere di minoranza Giorgio Idali, che è presidente della Commissione medesima, per esaminare la questione dello smarino che sarà messo a deposito definitivo a Torrazza nella cava Cogefa Trama.
La storia è vecchia. Torrazza è nella lista nera dei Comuni che lo Stato ha scelto da anni come siti di deposito dello smarino della Valle Susa. Cioè del materiale che viene scavato nella montagna per fare spazio al tunnel della cosiddetta Alta Velocità Torino Lione. Alta Velocità si riferisce alla sperata rapidità dei futuri convogli ferroviari, non alla celerità dei lavori. La nuova linea è stata concepita una trentina di anni fa, più o meno in una epoca economica preistorica, prima dei telefonini e del Grande Fratello VIP, e già questo dovrebbe dar da pensare circa la sua vera utilità. Inoltre costa un sacco di soldi, che forse 30 anni fa c’erano, e in Italia c’era pure una sanità che funzionava, una scuola di eccellenza, un’industria che tirava, e forse ci si poteva permettere di sprecare soldi. Oggi non più. Ma l’Alta Velocità raccoglie folle di fanatici sostenitori, che adorano le Madamine torinesi manco fossero le sorelle della Madonna di Medjugorie, e ripongono nella grande opera una fede incrollabile: sicuramente quel buco salverà l’Italia dal declino, è certo, è sicuro, come la pioggia quando piove.
Torrazza è nella black list dello smarino. Nessuno vuole lo smarino. Nella black list c’era anche Montanaro: una sollevazione popolare consigliò i politici a cambiare aria e Montanaro è stato stralciato. Nemmeno Torrazza voleva lo smarino. Lo rifiutava da una decina d’anni, con tanto di delibere di giunta e di consiglio, finché a sorpresa il 27 dicembre il sindaco di Torrazza Massimo Rozzino ha cambiato idea e ha detto di sì: con lui sette consiglieri hanno espresso parere favorevole al progetto, anche se il progetto non l’hanno visto, considerato che non è stato messo in pubblicazione come allegato alla delibera di consiglio. Nessuno trova questo progetto, ricercato anche da Agata Christie.
Torniamo alla seduta della Commissione consiliare. Il presidente Giorgio Idali è piuttosto perplesso, per non dire contrario. L’altra consigliera di minoranza Barbara Squillace, giunta seconda alle elezioni del sindaco del maggio scorso con 273 voti, è contrarissima.
Perché mai? Le ragioni sono tante. Eccone alcune: in primo luogo, si teme che lo smarino, benché trattato, contenga ancora qualche filamento di amianto del quale sono ricche quelle montagne. Inoltre, la cava Cogefa Trama è in territorio torrazzese ma è vicina a quello rondissonese: al primo metro cubo di smarino versato nella cava, le case e i terreni nei dintorni crolleranno di valore. Anche quelli di Rondissone. Infine, non si esclude che lo scarico e lo stoccaggio dello smarino diffondano polveri, come ha ammesso la commissione edilizia di Torrazza.
Ma ecco che in Commissione ambiente sono comparsi i ferventi sostenitori del TAV. Riferiamo quel che ci hanno raccontato alcuni dei presenti. La settimana prossima sentiremo gli altri interessati e partecipanti. I rappresentanti dell’amministrazione di Rondissone hanno esibito trionfanti l’intervista rassicurante a Maurizio Bufalini: “Tranquilli, l’amianto non andrà a Torrazza, ma da un’altra parte”. Chi è Bufalini? Èl’amministratore delegato di TELT, la società italo-francese che costruisce il TAV. Chiedergli un parere sul TAV è come domandare all’oste se il suo vino è buono. O a Antonio Magnone se Antonio Magnone è un buon sindaco.
Ma la sorpresa è arrivata dal consigliere Franco Giovannini. Nel maggio scorso è entrato in consiglio nella lista di Barbara Squillace, ma ora fa parte a sé. Da giovane era dell’organizzazione rivoluzionaria Lotta Continua. Ci si aspettava da lui una veemente arringa contro il TAV e contro la sporca casta politico-affaristica pro TAV. Invece ha dato ragione a Massimo Rozzino. Per Giovannini lo smarino va bene. Portatecelo pure. Da Lotta Continua a cava continua.
Poiché il fantasma dell’amianto si aggirava nell’aula della commissione, qualcuno ha ricordato che l’amianto nella zona ce ne già, nella discarica di Torrazza, autorizzata a stoccare MCA (materiale contenente amianto). E ha rammentato la volta in cui lo smarino vi fu maneggiato maldestramente. Una trascuratezza che non lascia sereni per il futuro. In due giorni ventosi di marzo e aprile 2015 l’ARPA piombò nella discarica e vi trovò amianto sparpagliato dappertutto ed esposto all’atmosfera. ARPA mandò una relazione a Città Metropolitana, che inflisse una diffida alla società della discarica. La determina di diffida riporta passi agghiaccianti del verbale di ARPA. Se Giovannini e il sindaco Maglione non la conoscono, la determina gliela mandiamo noi: comunque è la numero 52 – 12049 / 2015 del 21 aprile 2015. Firmata dal dirigente Edoardo Guerrini. La relazione ARPA è la protocollo n. 27089 del 03/04/2015, relativa ai sopralluoghi del 31/03/2015 e 01/04/2015.
Il presidente della Commissione Giorgio Idali ha proposto di convocare una riunione congiunta delle Commissioni ambiente di Rondissone, Torrazza, Verolengo e Saluggia. La riunione si farà, ma senza Saluggia. Chissà come mai Saluggia è stata rifiutata: la malelingue potrebbero insinuare che la ragione è che il sindaco Firmino Barberis si è pronunciato contro lo smarino. Ma noi non ci crediamo.
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