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TORRAZZA. Lo smarino e il futuro dell'area industriale

TORRAZZA. Lo smarino e il futuro dell'area industriale
Se nell’ex cava Cogefa arriverà lo smarino della Valsusa, che ne sarà del polo industriale di Torrazza? Sarà ancora attrattivo come è adesso, tanto che vi si è insediata Amazon? Questo è uno degli interrogativi che si possono porre al sindaco Massimo Rozzino, che a sorpresa a fine dicembre ha espresso parere favorevole al deposito dello smarino. E pensare che Rozzino si era battuto contro lo smarino fin da quando era consigliere di minoranza. Nel 2013, ad esempio, con i colleghi Fabio Assaloni, Marinella Bracco e Rocco Muscedra, firma le “osservazioni” della minoranza al progetto TAV. E in questo documento non manca di sottolineare che per il piano regolatore quella è un’area industriale. Un’area allora vuota, ma destinata, nelle speranze dei torrazzesi, a diventare un grande polo industriale, favorito dalla vicinanza al casello autostradale e anche alla ferrovia Torino – Milano. Destinato a riempirsi di capannoni industriali, non di smarino. Per anni il Comune di Torrazza si era battuto per far approvare dalla Regione la trasformazione della cava in area industriale, in base al famoso piano di polo intermodale redatto dalla società Almaro. In questa battaglia Rozzino aveva fatto la sua parte, eccome se l’aveva fatta. Alla fine il Comune l’aveva spuntata e la variante di piano regolatore era stata approvata nel 2011 dalla Regione. Poi, tre anni fa, il sogno sembra avverarsi con l’insediamento di Amazon. E adesso pare che stia per arrivare un’altra azienda. Ma cosa accadrà se nelle vicinanze saranno messi a deposito 850.000 metri cubi di smarino? Cioè se nei pressi delle aree per i futuri capannoni sarà realizzata una discarica? Per adesso “solo” di 850.000 metri cubi. Ma chi garantisce che la discarica non verrà successivamente ampliata? Tutte le discariche nascono piccole e poi irresistibilmente si ingrandiscono: è successo alla discarica di Torrazza e a quella di Chivasso. E i terreni e le case dei dintorni perdono valore. Oltretutto lo smarino è materiale che scotta. Le montagne della Valsusa contengono amianto e da anni si discute sulla pericolosità dello smarino. Per i costruttori del TAV l’amianto si può separare accuratamente dal resto del materiale di scavo. Poi l’amianto verrebbe spedito in una discarica in Germania, e così a Torrazza arriverebbe solo smarino “pulito”. Gli oppositori, supportati dai loro tecnici, negano che si possa effettuare una separazione tanto accurata. Una controversia infinita. Destinata a durare e alimentare dubbi, preoccupazioni, paure. A suscitare proteste, a terremotare i Comuni dove si trovano i siti di deposito. Rozzino lo sa bene. Tanto che nelle citate osservazioni del 2013 scrive: “Da diverse fonti informative, sembra che non si possa scongiurare la presenza di amianto, di uranio e altri inquinanti nelle rocce formanti lo smarino che si vuole stoccare per una quantità di 850.000 metri cubi   nella cava di Torrazza Piemonte”. Insomma, lo smarino non è proprio un bel biglietto da visita per aziende alla ricerca di Comuni tranquilli e ospitali dove impiantare i loro stabilimenti. Ma allora perché, invece di ribadire semplicemente il no allo smarino, in continuità con precedenti pareri negativi del Comune, ora Rozzino vuole lasciarlo portare a Torrazza?
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