La sede di Settimo Torinese di Seta spa, la società che si occupa della raccolta di rifiuti nei Comuni del Consorzio di Bacino 16
I conti del Consorzio di Bacino 16 sono sempre più in rosso. Però il Consorzio per legge non può fallire e perciò i trenta Comuni del Consorzio medesimo rischiano di dover mettere mano portafogli per pagarne i debiti.
Questa volta l’allarme arriva da un comunicato di due consiglieri di minoranza di Settimo Torinese: Rosa Catenaccio di “Insieme per Settimo”, la lista dell’ex sindaco Fabrizio Puppo, e Antonio Mencobello della Lega, che è avvocato e parla addirittura di “illecito perseguibile in varie sedi”, e di “azione di responsabilità azionabile dagli azionisti”.Il Consorzio non ha pagato a SETA l’ultima rata del rientro dal debito
Le casse del Consorzio di Bacino sono in rosso, anzi in viola. Cominciamo dai 1.700.000 euro che deve a SETA. Si tratta dell’ultima rata del rientro dal debito complessivo del Consorzio verso SETA. Il Consorzio avrebbe dovuto pagarla entro il 31 dicembre, ma non avendo i soldi non l’ha fatto. Pertanto SETA ha l’obbligo giuridico di inviare una ingiunzione di pagamento a carico del Consorzio. Per adesso non l’ha ancora firmata. Ma, se il Consorzio non paga, SETA deve emettere l’ingiunzione entro marzo, perché a marzo la società deve approvare il bilancio consuntivo ed è obbligata a mettere a bilancio il mancato incasso come “credito”. Però, siccome è un credito che SETA non sa se e come riuscirà a recuperare, la società dovrà svalutarlo in bilancio. E gli utili, anziché venire distribuiti agli azionisti, dovranno essere accantonati per far fronte all’eventuale mancato incasso. Conseguenza: SETA ne sarà indebolita, perderà valore, a danno dei soci, che sono pure i Comuni, il Consorzio e IREN.
Come se non bastasse, il Consorzio ne ha combinata un’altra. Trovandosi a dover pagare la rata di circa 1.700.00 a SETA entro il 31 dicembre, e non avendo i soldi, il Consorzio tenta un’azione che risulterà un po’ maldestra. Incolpa SETA di non avere eseguito gli investimenti che è tenuta a fare, e le propone di pagare una sorta di multa. All’incirca pari al valore della rata: una specie di scambio o compensazione incrociata. SETA risponde che gli investimenti li ha fatti e quindi non deve un bel nulla al Consorzio. Il Consorzio paghi la rata e abbassi la cresta.
Al riguardo, Catenaccio e Mencobello fanno notare che il Comune di Settimo aveva chiesto a un legale, pagando 4.000 euro di parcella, se lo scambio o compensazione fosse legittima. I due consiglieri commentano: sono 4.000 euro buttati, perché “qualunque profano” sa che una tale compensazione non è conforme alla legge.
Il secondo guaio del Consorzio: il mancato acquisto delle azioni di SETA
La rata da 1.700.000 che il Consorzio deve versare a SETA non è l’unico guaio del Consorzio medesimo. Ce n’è un altro. Nasce da due problemi che hanno finito per intrecciarsi. Primo problema. Il Consorzio si trascina da anni un disavanzo di 1.400.000 euro, e ha chiuso i conti del 2018 sotto il peso di questo disavanzo. Secondo problema. Una legge regionale, forse in corso di revisione ma per ora valida, impone ai tanti piccoli Consorzi piemontesi di sciogliersi e di accorparsi in unità più grandi. Ma prima di sciogliersi i Consorzi debbono liberarsi, cioè vendere, le loro “partecipazioni”. E il nostro Consorzio di Bacino 16 una partecipazione ce l’ha: possiede il 18,78% per cento delle azioni di SETA, mentre nell’insieme i Comuni membri hanno il 32,37%. La cui somma fa il 51,15%. Dunque, in ottemperanza alla legge regionale il Consorzio deve vendere quel 18,78% di SETA. In febbraio propone ai Comuni di comprarselo loro, ciascuno in base alla percentuale di partecipazione al Consorzio. Così il Consorzio conseguirebbe un secondo obiettivo: incassare i soldi per coprire il suo disavanzo di 1.400.000 euro. In maggio i Comuni in maggioranza accettano di comprare le azioni di SETA. Non tutti accettano. Ma i Comuni grandi (Settimo, Chivasso, Volpiano, Borgaro, ecc.) sì, e la cifra che verserebbero basta e avanza a coprire il disavanzo.
A maggio sembra quindi tutto risolto. Ma quel mese ci sono le elezioni comunali, e in alcuni Comuni i sindaci cambiano. A quel punto accade un inciampo. Alcuni Comuni, non sappiano quali, hanno un ripensamento. Non sono più tanto convinti di volersi comprare le azioni di SETA. Preferiscono che le compri il socio privato IREN? Non lo sappiamo. IREN vuole comprarle? È possibile. Però sappiamo che le esitazioni di questi Comuni costringono il Consorzio a rimettere tutto in discussione. Passano i mesi nell’inerzia del Consorzio e di parecchi sindaci. Si arriva alla turbolenta assemblea dei sindaci del 27 dicembre. Le diverse fazioni si scontrano: i sindaci dei piccoli Comuni della collina non ne vogliono sapere di comprare. Risultato: si trova una mediazione, che è una pessima mediazione. Messa nera su bianco in delibera. La mediazione lascia aperte tutte le soluzioni. Al primo posto rimane l’acquisto da parte dei Comuni. Quelli che decidono di comprare, lo comunicheranno al Consorzio entro il 31 maggio 2020. Se per quella data le quote versate o promesse dai Comuni favorevoli non basteranno a coprire il disavanzo di 1.400.000 euro, i Comuni favorevoli potranno comprare altre azioni di SETA così da mettere insieme una somma pari al disavanzo: dovranno comunicare che accettano questo ulteriore acquisto entro il 15 luglio 2020. Se nemmeno a luglio saranno raggiunti i 1.400.000, si dovrà cercare un’altra soluzione. Compresa la vendita a un privato (IREN?). Peccato che un parere legale, commissionato da SETA addirittura un anno fa, sottolinei che l’art. 5 dello Statuto impone che la società resti per il 51% in mano pubblica. Il parere legale aggiunge altri dubbi circa la regolarità della vendita a un privato, che raggiungerebbe il 67% di SETA. Consorzio e Comuni si sono dimenticati di quel parere? Non lo conoscono?
Comunque sia, la vendita del 18,87% di SETA ai Comuni sembrava cosa fatta nel maggio scorso: ora invece il Consorzio avanza nella nebbia, si tiene debito e disavanzo, e i suoi presidenti e dirigenti cominciano ad avvertire qualche brivido. Però il Consorzio non può fallire, e se si trova nei guai imporrà un “contributo straordinario” ai Comuni, a tutti, non solo a quelli riottosi: anche a quelli favorevoli a comprare le azioni di SETA fin dall’anno scorso. Che potrebbero anche incazzarsi: buona fortuna ai sindaci riottosi della collina e dintorni…
Settimo ha combinato un altro guaio?
Mencobello e Catenaccio ne hanno anche per l’amministrazione del loro Comune. Che fino a maggio era d’accordo a comprare le azioni di SETA, e poi non si sa. Fino a maggio voleva comprare ma non aveva i soldi, e aveva deliberato di accendere un mutuo presso la Cassa Depositi e Prestiti. Però dopo maggio, con una variazione di bilancio, la nuova amministrazione revoca il prestito. Ma non revoca contestualmente la delibera con cui in aprile il Comune aveva deciso di comprare le azioni di SETA. Così Settimo si ritrova un debito “futuro” verso il Consorzio di Bacino. Che però non viene iscritto nel bilancio approvato nel novembre: rimane “un debito fuori bilancio che qualora coperto con il fondo di riserva diverrebbe un illecito perseguibile in varie sedi”. Parole di Catenaccio e Mencobello.
I due consiglieri concludono manifestando maggiori perplessità e timori: “abbiamo a cuore non solo il valore della società che appartiene a tutti i cittadini”. Un suo indebolimento potrebbe avere come conseguenze “un ulteriore peggioramento dei servizi forniti. Sono moltissime ormai le segnalazioni nostre e dai nostri cittadini che la città è sempre più sporca”.
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