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05 Gennaio 2020 - 14:43
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Nell’albo pretorio del Consorzio di Bacino 16 è stata pubblicata la deliberazione (n. 38/2019), approvata a maggioranza nell’assemblea dei trenta sindaci del Consorzio del 27 dicembre 2019. L’argomento era quello che da un anno, di mese in mese, fa progressivamente salire la temperatura delle assemblee dei sindaci: il Consorzio vuole vendere ai Comuni le azioni di SETA ancora in suo possesso (il 18,78% della società) e i Comuni devono decidere se comprarle. Il Consorzio ha cominciato ad avanzare questa proposta ai Comuni dal febbraio scorso, da quasi un anno. Se i Comuni più grandi, anche solo loro, avessero comprato le azioni, il Consorzio avrebbe incassato quanto basta per sistemare entro il 31 dicembre il suo disavanzo 2018 di 1.423.000. Purtroppo la compravendita non è ancora avvenuta, e a questo punto non si sa nemmeno se avverrà.
Fino all’estate scorsa quasi tutti i grandi Comuni, capeggiati dai due maggiori Settimo e Chivasso, erano d’accordo ad acquistare. Poi qualche Comune, parliamo sempre dei più grandi, avrebbe cominciato a tergiversare: si punta il dito contro Settimo e Borgaro. Che il 27 il clima fosse molto caldo è confermato da un fatto inatteso: l’assemblea era stata convocata per le 11 e invece è cominciata solo alle 12,35. La ragione è che, prima dell’assemblea ufficiale, i sindaci si erano riuniti a porte chiuse a cercare di sbrogliare la matassa: suscitando il malumore del pubblico, che era convenuto per assistere all’assemblea che in base allo Statuto è pubblica.
Comunque, dopo quella ufficiosa, nell’assemblea pubblica e ufficiale il Consorzio sottopone all’approvazione dei sindaci la bozza di delibera n. 38 che contiene i seguenti punti. Primo: il Consorzio non è riuscito a vendere le azioni di SETA in tempo e quindi il ripiano del disavanzo slitta all’esercizio 2020, sempre che si trovino i soldi per ripianarlo. Secondo: la speranza di incassare soldi da SETA” multandola” per mancati investimenti è svanita, dato che pochi giorni prima la società ha risposto documentatamente che gli investimenti li aveva fatti. Terzo: il Consorzio ripropone ai Comuni di comprare le azioni di SETA e li invita a decidere l’acquisto, con delibera dei consigli comunali, entro il 15 maggio.
Ora, si pongono almeno tre domande. La prima: come finirà la questione della vendita delle azioni di SETA? Potrebbe dipendere tutto da Settimo e Borgaro. Se dismetteranno i loro dubbi e torneranno favorevoli all’acquisto, il Consorzio incasserà i soldi per ripianare il disavanzo seppure in ritardo. Altrimenti si entra di nuovo nella classica nebbia della val Padana. Il Consorzio sarà costretto a chiedere ai Comuni il “contributo straordinario” già minacciato nel novembre scorso?
Seconda domanda: se i Comuni decidono di comprare le azioni di SETA, quanto le pagheranno? Nella delibera n. 8 di febbraio 2019 era indicato il prezzo di un euro per azione, cioè il valore nominale. Invece la delibera posta in votazione il 27 dicembre recava la frase: “un prezzo pari a quello corrisposto da IREN in occasione del subentro del ramo d’azienda di SMC…. “. Cioè quando nel 2018 IREN ha rilevato da SMC, la società delle discariche chivassesi, il 48,85% di SETA. A noi risulta che IREN abbia pagato le azioni 1,20 euro ciascuna. Ora, perché mai il Comuni dovrebbero adesso comprare a 1,20 le azioni che a febbraio avrebbero potuto pagare solo un euro? La domanda deve essersela posta il Comune di Chivasso, ancora una volta presente all’assemblea con gli occhi bene aperti: tant’è vero che i suoi rappresentanti hanno chiesto e ottenuto la soppressione della frase. Con la conseguenza, però, che ora non conosciamo il prezzo che i Comuni dovrebbero pagare. Se fosse più di un euro, e sarebbe anche ragionevole perché SETA è risanata e le sue azioni oggi valgono più di uno, i Comuni che finora hanno esitato o sono stati contrari, o hanno cambiato idea nei mesi scorsi, avrebbero tirato un bel pacco ai Comuni volenterosi e che, senza tentennare, hanno sempre manifestato la disponibilità a comprare: come “premio” della loro buona volontà spenderebbero di più.
Terza domanda. Lasciando da parte il disavanzo di 1.423.000 euro, la cui sorte resta incerta, entro il 31 dicembre il Consorzio avrebbe dovuto pagare a SETA la quinta rata del piano di rientro dal suo debito verso la società. Una rata da 1.700.000 euro. Il Consorzio ha pagato o no? I soldi per pagare li aveva, o non li aveva? Se non ha pagato, SETA potrebbe emettere un decreto ingiuntivo. È probabile che SETA non lo faccia, e che venga avviata una trattativa per una dilazione. Comunque, se il Consorzio non ha pagato, vuol dire che ha un debito al quale deve provvedere. Chiederà un contributo ai Comuni?
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