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28 Dicembre 2019 - 15:08
Il parroco di Monteu da Po
Da giorni la chiesa che domina dall’alto il piccolo paese è al freddo perchè il contatore dell’energia è stato “piombato” dalla ditta che eroga il servizio. Colpa di un debito che si aggira intorno ai 6 mila euro.
“Ci ho provato a rientrare ma non ce l’ho fatta. Così non riesco più ad andare avanti”. Parla così Don Piero Massaglia, 53 anni, dal 2005, parroco della chiesa intitolata a San Giovanni Battista. Risiede a Cocconato d’Asti e ogni giorno è costretto a spostarsi in auto perchè la casa parrocchiale è inagibile.
“Per viverci andrebbe restaurata - ci racconta alzando le braccia al cielo - Ma i soldi sono pochi e ho anche qualche difficoltà a mettere gasolio nella mia auto. Sa con uno stipendio di appena mille euro... Le poche offerte non riescono a coprire le spese anche perchè qui i fedeli rappresentano una minoranza: circa l’8 per cento della popolazione”.
L’appello lo ha lanciato alla vigilia di Natale: “Chiedo che qualche privato ci aiuti. Servirebbe l’intervento di un benefattore perchè la chiesa ha bisogno di un restauro. Qualcuno salvi il patrimonio religioso e culturale di questa piccola Comunità”.
Fino ad oggi le funzioni sono state garantite: una al sabato e due la domenica pomeriggio; nei feriali il martedì e il venerdì pomeriggio.
Dover chiudere la chiesa di San Giovanni Battista sarebbe un danno per tutti. L’altare si sgretola sempre più, i cavi della luce e della corrente scorrono sulle pareti in barba alla norme di sicurezza. Per i fedeli non ci sono nemmeno i servizi igienici.
E senza contare i furti che negli anni sono stati compiuti all’interno della chiesa. Dall’altare sistemato nella navata sinistra nei primi anni settanta è stata rubata la statua della Madonna del Rosario. E ancora nel 2006 qualcuno ha portato via dal battistero del ‘600 i pannelli con figure scolpite.
Eppure nonostante le difficoltà, don Piero ha fatto tutto quel che ha potuto per coinvolgere la Comunità e soprattutto i ragazzi del catechismo autori di un presepe allestito sotto l’altare. “Siamo una comunità Cristiana che si sta impegnando. Siamo gli eredi della comunità cristiana d’Industria, antica colonia romana citata in una lettera di Sant’Eusebio inviata da Scitopoli (Palestina) tra il 356 e il 361 dopo Cristo....”, passa e chiude.
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