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27 Dicembre 2019 - 14:21
Biblioteca Archimede
Il Consorzio di Bacino 16 aveva convocato per venerdì alle 11, nella biblioteca di Settimo, l’assemblea dei 30 sindaci dei Comuni consorziati, per stabilire una volta per tutte in che modo il Consorzio potrà ripianare il disavanzo di 1.423.000 euro e in che modo i Comuni potranno contribuirvi. A sorpresa, però, un’ora prima si è riunita a porte chiuse una sorta di preassemblea. Ma una riunione a porte chiuse non esiste, non è contemplata nello Statuto del Consorzio, art. 14 comma 2: “Le sedute dell’Assemblea sono pubbliche. Non è pubblica, in ogni caso, la trattazione di argomenti che presuppongono valutazioni ed apprezzamenti su persone, di carattere riservato”. Senza contare che la convocazione dell’assemblea “ufficiale” delle 11 non era nemmeno stata pubblicata nel sito del Consorzio, come richiede lo Statuto.
Tuttavia, i cittadini che sono arrivati alle 11 pensando di poter assistere tranquillamente a una riunione “pubblica”, come quelle dei Consigli comunali, sono stati invitati a starsene fuori dalla porta.La bozza di delibera che il Consorzio ha sottoposto ai sindaci prende atto, prima di tutto, che il Consorzio non riuscirà a sanare il disavanzo entro la fine dell’anno, e che lo farà, o cercherà di farlo, nel corso del 2020. In che modo? Il Consorzio individua un percorso in tre fasi. Prima fase: i Comuni disposti a comprare le azioni di SETA ancora in possesso del Consorzio dovranno comunicargli la propria disponibilità entro il 15 maggio 2020 con formale deliberazione consiliare. Purtroppo - precisa la delibera – questi Comuni volenterosi pagherebbero le azioni 1,20 euro ciascuna, cioè al prezzo corrisposto da IREN nel 2014 quando aveva acquistato il 48,85% della società. Mentre in base alla delibera del febbraio 2019 le avrebbero pagate solo un euro ciascuna, al loro valore nominale. Comunque sia, con il ricavato il Consorzio ripianerebbe il disavanzo, seppure in ritardo. Seconda fase. Se i soldi incassati in questo modo non basteranno al Consorzio a ripianare il disavanzo, cioè se non raggiungeranno la cifra di 1.423.000 euro (in sostanza, se troppi Comuni defezioneranno), i Comuni che hanno già deliberato di comprare le azioni potranno comprarne delle altre, decidendolo entro il 15 luglio 2020. Terza fase. Se nemmeno con questo ulteriore sforzo dei Comuni “buoni” riuscirà a mettere insieme i 1.423.000, il Consorzio si lascia aperta una terza possibilità: di vendere entro il 30 novembre delle azioni a un privato. Che potrebbe essere IREN o un altro. Peraltro questa è una soluzione impervia, stando ai pareri giuridici già ricevuti dal Consorzio e da SETA. In questo elenco manca curiosamente il rimedio che tra ottobre e novembre il Consorzio aveva minacciato di adottare: quello di imporre ai Comuni il pagamento di un “contributo straordinario” per ripianare il disavanzo entro il 31 dicembre. La delibera è stata messa in votazione ed è stata approvata col voto dei Comuni grandi. Parecchi sindaci dei Comuni minori, e in particolare quelli della collina del Chivassese, si sono astenuti. Una spaccatura che non sarà facile richiudere. La delibera è stata approvata con un emendamento proposto dal Comune di Chivasso: è stato tolto il passaggio che pone a 1,20 euro il prezzo delle azioni. Ma non è stato nemmeno ripristinato il valore di un euro stabilito a febbraio. Quindi i Comuni sono invitati a comprare le azioni di SETA senza sapere quanto costano. UNA STORIA TRASCINATA PER UN ANNO E pensare che prima dell’estata la questione del disavanzo di 1.423.000 euro sembrava risolta. Riepiloghiamo i passaggi principali dalla vicenda. Con l’ormai famosa delibera n. 8 del 20 febbraio il Consorzio aveva individuato una soluzione e l’aveva proposta ai Comuni: in sintesi, i Comuni comprano pro quota dal Consorzio di Bacino le azioni di SETA che il Consorzio stesso possiede ancora. Si tratta del 18,78% di SETA, per un valore di 2.256.000 euro. È vero che in questo modo i Comuni devono tirar fuori dei soldi, ma in cambio ottengono una quota di SETA, ora risanata e avviata a fare utili. Oltretutto, pagano le azioni solo un euro ciascuna, il valore nominale. A sua volta, con i soldi incassati il Consorzio salda il suo debito e ne avanza ancora. Con il vantaggio ulteriore che SETA rimane in maggioranza in mano pubblica: i Comuni ne posseggono già complessivamente il 32,37%, che sommato al 18,78% fa 51,15%. Il restante 48,85% è del socio operativo privato IREN. Facciamo qualche esempio: Settimo sborserebbe 438.713 euro, Chivasso 258.942, Brandizzo 80.299, Montanaro 56.841, Verolengo 56.390, Torrazza 29.999, Cavagnolo 25.488, Casalborgone 25.488, Rondissone 20.977, Castagneto 20.526, ecc. Tra marzo e aprile una parte dei Comuni delibera in consiglio comunale di accogliere la proposta del Consorzio: fra questi Settimo e Chivasso, i due più grandi. Altri. Soprattutto piccoli, esitano e rinviano. Ma, anche solo sommando gli sperati versamenti dei Comuni favorevoli, il Consorzio incasserebbe 1.591.997, una cifra superiore al suo debito. In pochissimi mesi, dunque, sembra fatta: tutto a posto con la soddisfazione nella maggior parte dei Comuni membri. Ma a maggio succede qualcosa e tutto viene rimesso in discussione. Non apertamente, mettendo nero su bianco: però il meccanismo ci inceppa. Alcuni Comuni vanno alle elezioni, cambia alcuni sindaci, e qualche neo sindaco pare ripensarci: perché il Consorzio non vende le azioni a IREN? Così i Comuni non sborseranno un euro e il Consorzio potrà pagare lo stesso il debito. Nei mesi successivi si continua a discutere ma non si decide. I Comuni litigano, il tempo passa, e si avvicina la fine dell’anno. Il Consorzio comincia a preoccuparsi. In ottobre il presidente del Consorzio Davide Rosso scrive ai Comuni e chiede loro: comprate o no le azioni di SETA? Ma sappiate che, se non comprate, il Consorzio sarà costretto a chiedervi un “contributo straordinario”, perché il disavanzo il Consorzio in un modo o nell’altro lo deve ripianare. Apparentemente nemmeno la minacciosa lettera del Consorzio scuote i Comuni e li induce ad accordarsi. Però, a quanto sembra, sotto traccia spunta una nuova soluzione. SETA, sostengono gli inventori della soluzione, non avrebbe effettuato tutti gli investimenti previsti nel piano industriale 2014-2019. E allora paghi una sorta di multa al Consorzio. Ma SETA risponde picche: dopo aver rifatto tutti i conti, pare la società abbia risposto che non se ne parla nemmeno, perché gli investimenti dovuti li ha fatti tutti ma proprio tutti. Si torna dunque al punto di partenza: il Consorzio ha un disavanzo di 1.423.000 euro e deve trovare il modo di ripianarlo. E così, a pochi giorni dalla fine dell’anno, convoca l’assemblea di ieri 27 dicembre e ripropone ai Comuni di comprarsi le azioni di SETA, lasciamo aperto uno spiraglio anche alla vendita a un privato Qualcuno dei Comuni alla fine potrebbe arrabbiarsi: perché devo pagare, e far pagare ai miei cittadini, per saldare un debito che non so nemmeno come e quando si sia formato? E soprattutto per una eventuale responsabilità di chi? (scritto il 27 dicembre 2019)Edicola digitale
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