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15 Dicembre 2019 - 22:40
Davide Rosso
È una corsa contro il tempo quella del Consorzio di Bacino 16, l’ente pubblico - formato da una trentina di Comuni - che svolge compiti di indirizzo e governo della raccolta rifiuti urbani, che materialmente viene eseguita dalla società semipubblica SETA.
Entro fine anno, cioè entro pochi giorni, il Consorzio deve trovare i soldi per coprire il debito, o meglio il disavanzo, di 1.423.000 euro che si trascina con sé da anni.
Torniamo indietro fino all’inizio dell’anno. Con l’ormai famosa delibera n. 8 del 20 febbraio il Consorzio individua una soluzione e la propone ai Comuni: in sintesi, i Comuni comprano pro quota dal Consorzio di Bacino le azioni di SETA che il Consorzio stesso possiede ancora. Si tratta del 18,78% di SETA, per un valore di 2.256.000 euro. È vero che in questo modo i Comuni devono sborsare dei soldi, ma in cambio ottengono una quota di SETA, ora risanata e avviata a fare utili. A sua volta, con i soldi incassati il Consorzio salda il suo debito e ne avanza ancora. Con il vantaggio ulteriore che SETA rimane in maggioranza in mano pubblica: i Comuni ne posseggono già complessivamente il 32,37%, che sommato al 18,78% fa 51% abbondante. Il resto è del socio operativo privato IREN. Questo argomento è naturalmente sostenuto da coloro per i quali i servizi devono rimanere sotto il controllo pubblico. I turboliberisti la pensano diversamente. Ovviamente i Comuni spenderebbero cifre diverse. Facciamo qualche esempio: Settimo 438.713 euro, Chivasso 258.942, Brandizzo 80.299, Montanaro 56.841, Verolengo 56.390, Torrazza 29.999, Cavagnolo 25.488, Casalborgone 25.488, Rondissone 20.977, Castagneto 20.526, ecc.
Dunque, con la delibera di febbraio il Consorzio invita i Comuni a pronunciarsi, a comunicare al Consorzio medesimo se accettano di comprare un pezzo ciascuno quel 18,78% di SETA. Tra marzo e aprile una parte dei Comuni delibera in consiglio comunale di accogliere la proposta: fra questi Settimo e Chivasso, i due più grandi. Altri, soprattutto Comuni piccoli, nicchiamo e rinviano. Ma, anche solo sommando gli sperati versamenti dei Comuni favorevoli, il Consorzio incasserebbe 1.591.997, una cifra superiore al suo debito. In pochissimi mesi, dunque, sembra fatta: tutto a posto con la soddisfazione nella maggior parte dei Comuni membri.
Ma a maggio succede qualcosa e tutto viene rimesso in discussione. Non apertamente, mettendo nero su bianco: però sotterraneamente il meccanismo ci inceppa. Alcuni Comuni vanno alle elezioni, cambiano alcuni sindaci, e qualche neo sindaco pare ripensarci: perché il Consorzio non vende le azioni a IREN? Così i Comuni non sborseranno un euro e il Consorzio potrà pagare lo stesso il debito.
Nei mesi successivi si continua a discutere ma non si decide. I Comuni litigano fra di loro, il tempo passa, e si avvicina la fine dell’anno. Il Consorzio comincia a preoccuparsi.
In ottobre il presidente del Consorzio Davide Rosso scrive ai Comuni e chiede loro: comprate o no le azioni di SETA? Vi prego di decidervi. Ma sappiate che, se non comprate, il Consorzio sarà costretto a chiedervi un “contributo straordinario”, perché il disavanzo il Consorzio in un modo o nell’altro lo deve eliminare. Altrimenti potrebbero essere guai per tutti, Consorzio e Comuni. C’è chi aspetta solo il 2 gennaio per mandare tutto alla Corte dei Conti segnalando ritardi e mancati adempimenti.
Apparentemente nemmeno la letteraccia del Consorzio scuote i Comuni e li induce ad accordarsi. Almeno all’apparenza. A quanto sembra – qui entriamo nel campo delle ipotesi tutte da verificare – spunta una nuova soluzione. SETA, sostengono gli escogitatori di questa ultima soluzione, non avrebbe effettuato tutti gli investimenti previsti nel piano industriale 2014- 2019. E allora paghi una sorta di multa al Consorzio. Una multa pari all’incirca al disavanzo. Sempre che SETA sia d’accordo. O meglio: sempre che con SETA si trovi un accordo da buoni amici, senza litigare. Il Comune di Settimo incarica addirittura un avvocato, e se lo paga, di chiarire se l’operazione è legittima. Che forse è legittima, ma equivale un po’ a spararsi in un piede: la cosiddetta multa indebolisce e diminuisce il valore di SETA, che per metà è dei Comuni.
Le ultime voci sono le seguenti. Il cosiddetto ufficio di presidenza del Consorzio, costituito dai Comuni più grandi, si è riunito venerdì scorso, alla ricerca di un accordo e per definire eventualmente le modalità e tappe della stravagante operazione “multa a SETA”, cioè a se stessi.
Non sappiamo quali decisioni, o non decisioni, siano uscite dalla riunione.
Però è quasi sicuro che il 27 si terrà l’assemblea di tutti i Comuni del Consorzio di Bacino.
Così tra pochi giorni sapremo se l’operazione “multa a SETA” si farà, oppure se si tenterà qualcos’altro. Oppure, e questo è lo scenario più catastrofico, non sarà trovata alcuna soluzione e resterà in campo solo quella minacciata da Rosso in ottobre: volenti e nolenti i Comuni dovranno versare al Consorzio il contributo straordinario.
Ma qualcuno dei Comuni, o dei consiglieri di minoranza, potrebbe alla fine arrabbiarsi: perché devo pagare, e far pagare ai miei cittadini, per saldare un debito che non so nemmeno come e quando e perché si è formato? E per responsabilità di chi? Potrebbero arrabbiarsi e portare sul serio tutto le carte alla Corte dei Conti.
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