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06 Ottobre 2019 - 00:23
Maria Piconeri e la figlia Gabriella da piccola
Una storia di solidarietà, una storia che dimostra come a volte anche cioè che sembra impossibile può diventare possibile… è la storia di Maria Piconeri, raccontata dalla figlia Gabriella Ghittino.
Maria nasce a Locri nel 1949, si trasferisce poi prima a Gassino e infine a Brandizzo. “Mia mamma era affetta dalla ‘Tetralogia di Fallot’, detta anche ‘Morbo blu’, una cardiopatia congenita complessa caratterizzata da 4 difetti cardiaci che le è stata diagnosticata alla nascita - comincia a raccontare Gabriella -. Ha subito 3 interventi, di cui il primo a un anno di età, ma non è stato risolutivo. Mamma non riusciva a parlare bene, aveva poco fiato, si stancava subito, era sempre costretta a stare seduta o sdraiata, non usciva mai di casa, non riusciva ad avere una vita normale. Il secondo intervento lo ha fatto nel 1972; un intervento non convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale e che costava molto - aggiunge -. Essendo lei e la sua famiglia poverissime, lei anche orfana di padre, la rubrica de ‘La Stampa’ ‘Specchio dei tempi’ indisse un gara di solidarietà che permise di raccogliere quasi sette milioni di lire, soldi con i quali mia madre potè affrontare con serenità l’intervento fino alla guarigione. L’operazione è stata eseguita a titolo gratuito dal Professor Actis Dato e dalla sua equipe a Villa Pia. Una volta ventenne mamma ha potuto cominciare a vivere per davvero” afferma.
Maria Piconeri scopre finalmente, per la prima volta, le semplici e comuni gioie dell’esistenza. Se per noi chiacchierare, uscire, camminare sono cose normali, per lei lo sono diventate solo dopo l’intervento che le ha letteralmente cambiato la vita. Arriva a conoscere l’amore e questo succede quando incontra il futuro marito Giovanni Ghittino. “Anche mio padre non ha avuto una vita facile, da bambino era ‘sordastro’ come conseguenza di una brutta broncopolmonite, ma grazie alla sua maestra, Suor Emilia, che oggi è ancora viva e ha 105 anni, e grazie all’ausilio di apparecchi acustici ha ripreso a sentire e a parlare” racconta Gabriella Ghittino.
E dopo l’amore per il marito, arriva l’amore più grande di tutti, quello che si conosce solo quando si diventa madri. “Salvando mamma, i lettori della rubrica ‘Specchio dei tempi’ hanno dato la vita a due persone… hanno permesso anche la mia nascita nel 1976, un vero miracolo” afferma la figlia. Una donna testarda e temeraria Maria, a cui avevano sconsigliato di avere un figlio, ma lei quel figlio lo ha voluto e lo ha portato alla luce. Anni sereni e normali, fatti di amore, di gite, di uscite, di condivisione, di sorrisi, fatti di “vita”, una vita semplice, ma “vita” allo stato puro.
“Purtroppo con l’arrivo della menopausa, intorno ai 48/49 anni, mamma ricomincia a stare male, ad essere affetta da problemi respiratori e cardiaci - racconta Gabriella -. E’ costretta ad affrontare un nuovo intervento, ma stavolta non funziona, mamma non si riprende e muore nel 2003, a soli 53 anni. Papà non si è mai ripreso da questa perdita e nel 2014 è morto anche lui. Gli sono sempre stata vicina, mamma mi aveva chiesto di non lasciarlo mai da solo e così ho fatto fino all’ultimo giorno” aggiunge commossa.
Il ricordo della madre è vivo in Gabriella e lei porta avanti i suoi insegnamenti: l’essere onesta, leale, gentile e il non arrendersi mai. “Mamma odiava il nero, aveva visto nonna vestita di nero per tutta la vita dopo la morte prematura del marito, mio nonno, e così decise di vestirsi sempre a colori, con stampe floreali e allegre. Amava alla follia Little Tony e gli animali, fra i cani i volpini in particolare - ricorda la figlia -. Mi difendeva sempre e mi stava vicina, per lei ero davvero un dono del cielo. Vendevamo insieme cosmetici e ad ogni compleanno la portavo in giro da qualche parte, ci tenevo che uscisse e girasse più possibile per compensare a tutto ciò che per lei non era stato fattibile prima” aggiunge.
Oggi Gabriella Ghittino non ha più nessuno fra nonni e genitori, ma da tre anni sta col compagno Antonio Bergese e insieme ci tengono a darsi da fare per aiutare chi soffre e sta male, a fare volontariato e a portare avanti la filosofia di vita di mamma Maria e cioè l’essere buoni con gli altri. Un ottimo modo per ricordare la mamma, che sicuramente ne sarebbe fiera.
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