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24 Settembre 2019 - 12:00
“Iren, negli ultimi giorni, ha nuovamente sottolineato che ci terrebbe ad essere socio maggioritario di Seta”. Parla così il presidente dell’assemblea del consorzio di bacino 16, Davide Rosso, sindaco di Rivalba. Qualche mese fa sembrava tutto fatto, il 60% dei comuni era pronto ad acquistare le azioni di Seta in mano al Bacino 16 per ripianare il disavanzo del consorzio e chiuderlo definitivamente.
Nel frattempo, però, le elezioni e la manifestazione di interesse di Iren hanno letteralmente cambiato lo scenario. “Ad oggi - prosegue Rosso - gli atti del consorzio dicono che devono essere i comuni a ricomprare le azioni e che la maggioranza di Seta deve restare pubblica. Certo, gli statuti si possono anche cambiare ma sul consorzio incombe la legge regionale che ne impone le chiusura entro fine anno, se dovesse esserci un rinvio potremmo ragionare con più calma”. Di cosa parliamo? Al centro della discussione c’è il 51% delle azioni di Seta ad oggi in mano pubblica (il 48,85% è già di Iren). Si dice comunemente che è dei Comuni, ma per l’esattezza le cose stanno in questo modo: i 31 Comuni posseggono, ciascuno per la propria quota, il 32,37% di SETA, e il Consorzio di Bacino 16 possiede il 18,78%. Totale 51,15%. Però il Consorzio di Bacino è completamente di proprietà dei 31 Comuni: per questo, e per tagliare corto, si usa dire che il 51,15 è “dei Comuni”. Così stavano le cose finché la Regione, qualche anno fa, ha approvato una legge che impone lo scioglimento dei Consorzi entro la fine del 2019 (forse ci sarà una proroga, però la prima scadenza è quella). Ma prima di sciogliersi, i Consorzi devono liberarsi delle partecipazioni: quindi il nostro Consorzio di Bacino deve vendere il proprio 18,78% di SETA.
A chi? In primavera il Consorzio ha offerto le proprie azioni di SETA ai Comuni e la maggior parte si era dichiarata pronta a comprare. Le somme da sborsare variano da Comune a Comune. Facciamo qualche esempio: Settimo 438.000 euro, Chivasso 258.000, Leini 156.000, Volpiano 150.000, Brandizzo 80.299 e via con gli altri. Ebbene, dopo la proposta di Iren, presentata nero su bianco a inizio settembre, dove la società si impegna ad investire maggiormente sul territorio nel caso dovesse acquisire la maggioranza di SETA, le posizioni dei comuni sono cambiate e anche chi era sicuro di comprare ora vacilla. Tra i “pasdaran” di “le azioni devono restare ai comuni” possiamo inserire solo tre amministrazioni: Chivasso, Volpiano e Gassino.
“Il tema non è ancora stato affrontato in maniera tangibile - spiega Claudio Castello, sindaco di Chivasso - noi ribadiamo la disponibilità ad acquistare, riteniamo importante restare nel bacino 16. I Comuni hanno fatto parecchi sforzi, oggi dobbiamo essere parte integrante di questa partita. I comuni devono avere opportunità di dividere qualche utile, lo vediamo con il Gerbido e oggi possiamo farlo con Seta. Penso che questo sia il momento buono anche per Chivasso che ha contribuito in maniera attiva anche con la vasca zero”. Ancora più netto De Zuanne, sindaco di Volpiano. “Non c’è nessuna posizione da chiarire. È tutto chiaro, ci sono uno statuto e una gara in corso, c’è poco da discutere, la maggioranza deve restare pubblica. Abbiamo spiegato anche al privato che non si puo’ fare, a maggior ragione entro fine anno”. Stessa posizione anche per il sindaco di Gassino, Paolo Cugini. “Dobbiamo continuare con il percorso intrapreso, ora non c’è spazio per fare azioni simili. Se qualcuno ha difficoltà di bilancio metta quanto riesce”. Detto della posizione degli “oltranzisti” la stragrande maggioranza dei comuni del consorzio è pronta, quanto meno, a sedersi al tavolo e discutere. L’offerta di Iren ha cambiato il quadro e oggi anche chi ha già messo i soldi in bilancio per comprare le azioni è pronto a tornare indietro. “Non credo sia scandaloso pensare di vendere - spiega Claudio Gambino, sindaco di Borgaro - ma noi siamo aperti a qualunque soluzione, abbiamo approvato una delibera per comprare le quote ma ne stiamo discutendo insieme. La soluzione va trovata entro dicembre”. Sullo stesso piano anche il sindaco di Brandizzo, Paolo Bodoni. “Noi non abbiamo preso una posizione sul tema. Non ne abbiamo ancora discusso. Avevamo predisposto la delibera per l’acquisto ma è una cosa in divenire, vediamo”.
Pronto a vendere anche il nuovo sindaco di Leinì, e vice presidente dell’assemblea di bacino 16, Renato Pittalis. “Valuteremo un attimo, la situazione non è definita. La precedente amministrazione non aveva esercitato opzione di acquisto, per come sono le cose in questo momento c’è ancora molto da valutare. Si ragionerà di conseguenza, in base al confronto che ci sarà con gli altri sindaci”.
Contrario da sempre all’acquisto da parte dei comuni, invece, il sindaco di San Mauro, Marco Bongiovanni. “Noi ci siamo sempre detti contrari, non abbiamo predisposto la delibera per l’acquisto delle quote e non siamo intenzionati a farlo. Piuttosto riteniamo sia più giusto ripianare il disavanzo in quota parte senza l’acquisto delle azioni. Su Iren ne parleremo”. Scetticismo sul percorso intrapreso mesi fa anche da parte di Settimo. “Si sta facendo, insieme a tutti i sindaci - spiega Elena Piastra -, l’analisi delle proposte con un percorso anche legale a sostegno, nel rispetto dei territori e delle decisioni già prese. Dal canto mio ho già espresso, indipendentemente dalla scelta rispetto all’acquisto o alla vendita, forte preoccupazione per la decisione del precedente consiglio comunale di attivare un mutuo di quasi 500.000 euro per l’acquisto delle azioni. Siamo l’unico comune a dover attivare un mutuo per questa azione. Noi dobbiamo spingere il più possibile il privato ad investire per migliorare il servizio nell’interesse dei cittadini”. Più sfumata, infine, la posizione dei piccoli comuni, alcuni di questi addirittura estranei al percorso intrapreso mesi fa. “Noi piccoli comuni - commenta il sindaco di Brusasco Luciana Trombadore - veniamo chiamati in campo per risolvere problemi creati dai grandi. Potremmo anche comprare le azioni e fare in modo di mandare avanti Seta ma solo se estremamente necessario”. Posizione simile anche per Matilde Casa, prima cittadina di Lauriano. “Noi stiamo cercando di capire anche la posizione dei grandi comuni, è fondamentale la posizione dei grandi comuni. Noi come realtà della collina seguiremo la situazione di Settimo e Chivasso”. Entro fine anno, tutti i 31 comuni del consorzio del Bacino 16, dovranno arrivare ad una soluzione definitiva. Se, invece, la legge regionale che impone la chiusura dei consorzi dovesse essere rimandata ci potrebbe essere un anno di tempo per pensare all’offerta di Iren e a come dire, eventualmente, “si”…
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