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CHIVASSO. La centrale aumenta la potenza. Qual è l’impatto sulla salute?

CHIVASSO. La centrale aumenta la potenza. Qual è l’impatto sulla salute?

Com’è noto, il 7 giugno, il gestore della Centrale A2A gencogas, ex Edipower, di Chivasso ha presentato una richiesta di potenziamento delle turbine del modulo 1 della centrale stessa. In particolare, come detto nello studio preliminare ambientale presentato dalla società, si tratta della “sostituzione delle attuali parti calde delle 2 Turbine a Gas relative al Modulo 1 (TG12 e TG13), che consentirà di migliorare l’efficienza e le prestazioni ambientali dell’intera installazione”. “Gli interventi programmati – dice sempre lo studio preliminare – sono assimilabili ad una normale manutenzione”. Per questo, nell’iter di approvazione da parte della Città Metropolitana, è stato escluso, dal Comune, dalla Regione e dal Ministero per i Beni Culturali, l’assoggettamento del progetto alla fase di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). La decisione definitiva spetta però al Ministero per l’ambiente.

Messa così, la cosa sembrerebbe abbastanza semplice, ma gli ambientalisti chivassesi non sono molto convinti. Come riportato da questo giornale qualche settimana fa, Paolo Zandarin, il referente di Terrasana, “ritiene che la VIA sia più che necessaria, considerate le condizioni dell’ambiente a Chivasso. Anzi, sarebbe necessaria anche una valutazione dell’impatto sulla salute.” E Legambiente, tramite Gian Piero Godio, ha presentato una serie di osservazioni con le stesse richieste.

Per capire meglio, è opportuno tracciare una breve storia della centrale.

La storia della centrale

In funzione dagli anni ’50, era alimentata soprattutto con olio combustibile, come ricordano bene i vecchi chivassesi, che ogni mattina si trovavano i balconi e le finestre ricoperti di una sottile polvere nera. Nei primi anni duemila, la vecchia centrale viene dismessa ed entra in funzione il nuovo impianto turbogas alimentato a metano, con due moduli a ciclo combinato. In quell’occasione, ci fu una dura lotta di alcuni gruppi di cittadini e delle associazioni ambientaliste, che chiedevano di dimezzare la potenza prevista della nuova centrale, per uniformarla alla analoga centrale di Leri, nel Vercellese, sorta negli stessi anni in sostituzione della prevista centrale nucleare. Comune, Provincia e Regione accettarono la richiesta, ma il ministero dell’Ambiente di allora bocciò la riduzione di potenza, con la motivazione che era meglio costruire una sola grande centrale che tante piccole. Naturalmente, subito dopo sorsero una serie di piccole centrali a Settimo e in vari paesi della zona, compresa la centrale Biogen ad olio di palma del Pi.Chi a Chivasso.

Oggi, soprattutto con l’affermarsi delle energie rinnovabili, prevalgono i piccoli e medi impianti, più flessibili e adattabili alle esigenze degli utenti. Tanto è vero che la nuova centrale, che nel frattempo era stata ceduta dall’Enel alla Edipower e da questa alla A2A, funzionerà sempre a mezzo servizio e resterà chiusa per circa due anni, nel 2014-2015. Durante la chiusura, la centrale viene rinnovata, per renderla più efficiente e adatta alle nuove esigenze di mercato. Anche dopo, comunque, l’impianto, previsto per un funzionamento di oltre 7.000 ore l’anno, continua a funzionare a ritmo ridotto e viene acceso e spento più volte al giorno, a seconda delle richieste.

L’aumento di potenza

Il problema sta proprio qui. Nello studio preliminare presentato dalla A2A, si richiede addirittura un aumento, anche se lieve, della potenza termica della centrale, oggi superiore ai 2.000 Megawatt termici, per un funzionamento previsto di 8.760 ore annue, con un livello massimo di emissioni di Nox (ossido di azoto) di 1.554 tonnellate l’anno e una corrispettiva quantità di CO (monossido di carbonio). Come dire che l’impianto funzionerà, o potrebbe iniziare a funzionare a pieno regime, come non ha mai fatto finora. Questo, in una zona come la nostra, che, come riportato nello stesso studio preliminare, “si caratterizza per la presenza di livelli sopra la soglia di valutazione superiore per i seguenti inquinanti: NO2, PM10, PM2,5 e B(a)P. Il benzene e il biossido di zolfo si posizionano tra la soglia di valutazione inferiore e superiore”. Come dire che, nonostante i decreti di blocco del traffico, continuiamo a respirare un’aria tra le più inquinate d’Europa e il funzionamento a pieno regime della centrale potrebbe portare a un ulteriore peggioramento della situazione, con conseguenze anche per la salute umana.

Sarebbe interessante sapere qualcosa di più sulle politiche e i programmi aziendali della A2A e su eventuali accordi con le istituzioni pubbliche, ma nei comunicati dell’azienda si parla solo di promozioni e fantomatici miglioramenti ambientali che deriverebbero dal potenziamento richiesto e le istituzioni, a cominciare dal Comune, tacciono.

Qualche informazione in più si può ricavare dal nuovo PEAR, il Piano Energetico Ambientale Regionale, in attesa di approvazione da parte del Consiglio Regionale, in cui si legge che in Piemonte non c’è una maggiore richiesta di energia, il consumo del settore industria, dal 2005 al 2015, si è dimezzato e i consumi degli altri settori sono cresciuti di poco, mentre è aumentata la produzione di rinnovabili: “La rete elettrica della regione Piemonte – si dice nel Piano - è interessata da importanti flussi di energia elettrica in importazione dall’estero, che solo in parte vanno a soddisfare la domanda interna, compensando il deficit di produzione rispetto al fabbisogno elettrico regionale, mentre la quota maggiore di energia viene esportata verso le regioni confinanti, in misura maggiore verso la Lombardia.” Il principale problema energetico della nostra regione non è quindi quello di aumentare la produzione di energia, quanto quello della trasmissione e dispacciamento della stessa.

Inoltre, si legge sempre nel documento: “La forte dipendenza della Regione Piemonte da fonti energetiche non disponibili in ambito locale (come il metano) è alla base della vulnerabilità del sistema energetico regionale, caratterizzato dal costante aumento del prezzo dei combustibili fossili e dell’energia elettrica (fortemente penalizzanti per la competitività delle industrie di trasformazione) e dai rischi derivanti dall’instabilità socio-politica dei paesi fornitori, nonché dal divario ormai crescente a livello internazionale tra domanda ed offerta”. La soluzione, quindi, sta nell’incentivare “le fonti energetiche rinnovabili in un’ottica di sostenibilità”. Per la generazione termoelettrica da combustibili fossili, invece, “Si ritiene probabile che il trend di riduzione della potenza installata complessiva continui per qualche tempo ancora.”

Un’ultima osservazione: nell’allegato A allo studio preliminare ambientale, relativo agli impatti sulla qualità dell’aria, si dice che: “Dalle analisi effettuate emerge che il valore massimo della concentrazione oraria di Nox e CO stimato si verifica in direzione Sud-Sud Ovest, ad una distanza di 3,3 km dalla Centrale”, vale a dire a Castagneto Po. Forse qualcuno si ricorderà ancora di quando, al momento della costruzione della nuova centrale, l’allora sindaco di Castagneto, Angelo Revello, si presentò ad una riunione tenutasi nella sala consiliare di Chivasso indossando una maschera antigas. Altri tempi.

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