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CHIVASSO. Pipino & co. mettono sul piatto 258 mila euro per le azioni di Seta

CHIVASSO. Pipino & co. mettono sul piatto 258 mila euro per le azioni di Seta

Giovanni Pipino presidente del Consiglio comunale

Entro fine mese i trentun Comuni del “Consorzio di Bacino 16” devono comunicare se intendono comprare le azioni di SETA che sono ancora di proprietà del Consorzio medesimo. Parecchie amministrazioni non si sono ancora pronunciate in modo formale con delibere di Giunta e di Consiglio. La raccolta dei rifiuti urbani nei nostri Comuni è svolta congiuntamente da due soggetti: il Consorzio di Bacino, che ha compiti di direzione e indirizzo, e la società SETA spa, che esegue il servizio. Il capitale del Consorzio di Bacino è interamente pubblico: appartiene ai 31 Comuni in quote all’incirca proporzionali alle dimensioni. Anche il capitale di SETA (12.378.000 euro) è stato interamente pubblico fino al 2013, l’anno in cui il 48,85 delle sue azioni è stato comprato da SMC, la società privata proprietaria delle discariche di Chivasso. Nell’ottobre 2018 SMC le ha vendute alla semipubblica IREN. Il restante 51,15 % è – come generalmente si dice per semplificare – dei Comuni del Bacino (solo di ventinove su trentuno perché San Mauro e Mappano in SETA non ci sono). Però questa è una semplificazione. In realtà solo il 32,37 % appartiene direttamente ai Comuni, mentre il rimanente 18,78% appartiene al Consorzio di Bacino. Poiché il Bacino è composto dei Comuni, questo 18,78 % (pari a un valore nominale di 2.255.000 euro) è anch’esso, di fatto, proprietà dei Comuni medesimi, ma non di diritto. Il Consorzio di Bacino vuole vendere ai Comuni le azioni di SETA Questa è la situazione attuale. Ma all’inizio del 2018 una legge regionale (1/2018) ha imposto ai tanti Consorzi attuali di sciogliersi entro la fine del 2019 e di riaggregarsi in soli nove grandi unità. Entro quella data, prima di sciogliersi, ognuno dei Consorzi deve sistemare i conti, saldare eventuali debiti, e a quanto pare anche disfarsi delle partecipazioni. E dunque il nostro Consorzio di Bacino 16 deve liberarsi di quel 18,78% di azioni di SETA in suo possesso. Deve venderle. Chi le compra? La maggioranza dei Comuni vuole comprarsele, altri no, altri ci stanno riflettendo. Il Consorzio chiede a tutti di Comuni di esprimersi entro il 29 marzo, termine che probabilmente slitterà. Se prevarrà il sì, ogni Comune dovrà pagare al Bacino, in cambio delle azioni di SETA, una cifra proporzionale alla propria quota nel Bacino. Settimo dovrà metterci 438.000 euro, Chivasso 258.000, San Mauro 176.000, Leini 156.000, Volpiano 150.000. Fra i Comuni medi, Montanaro pagherà 56.000, Torrazza 29.999 euro, Casalborgone 25.488, Cavagnolo 24.888, Rondissone 20.977, Lauriano 19.398. Settimo e Chivasso vogliono comprarle, San Mauro no Settimo e Chivasso vogliono comprare. San Mauro no. Leini pare propendere per il no. Gianni Pipino, presidente del Consiglio comunale di Chivasso, favorevole all’acquisto, afferma in commissione consiliare: “Preferiamo che la maggioranza delle azioni di SETA resti in mano pubblica”. Risponde Marco Bongiovanni, sindaco di San Mauro, che è contrario: “Il mio Comune non possiede nemmeno azioni di SETA. Non abbiamo convenienza a comprarne. E adesso ci chiedono di tirare fuori alla svelta 176.000 euro, che non sono pochi. Non ci potevano pensare prima e proporci di pagare poco alla volta, un tanto all’anno? Sono d’accordo con me non solo i dieci consiglieri di maggioranza, ma anche quattro di minoranza su sei”. Davide Rosso, sindaco di Rivalba e presidente dell’assemblea dei sindaci del Consorzio, rimprovera San Mauro: “Alcuni Comuni di dimensioni ridotte, con un peso procapite di azioni elevato, hanno deciso, con grande senso di responsabilità, di acquisire la parte di loro spettanza. Devo annotare purtroppo che non tutti i comuni stanno seguendo quell’esempio, e tra questi ce n’è uno di grandi dimensioni, il terzo in ordine demografico del consorzio”. Dal suo profilo facebook replica Marco Marocco: “Quanta fretta nel vendere/acquistare le quote di Seta di proprietà del Consorzio! Eppure non era una offerta speciale di fine stagione, né tanto meno si poteva parlare di fretta per improrogabili obblighi di legge visto che a livello regionale si parla già di emendamento” per permettere agli attuali consorzi di bacino di dilazionare lo scioglimento. “Chi amministra deve ponderare non solo le parole ma anche le proprie scelte. ogni amministrazione ha fatto la propria valutazione sull’acquisto delle azioni, se c’è convenienza economica, se finanziariamente l’operazione è sostenibile, ecc... A questo punto il dubbio è: perché si è spinto alla vendita/acquisto prima delle elezioni amministrative 2019?”. Nel 2013 SETA vende metà delle sue azioni a SMC I contrari vorrebbero vederci più chiaro. Si chiedono: 1) come mai il Consorzio di Bacino è entrato in possesso di quel 18,78% di azioni di SETA? 2) Non sarà che il ricavato della vendita servirà a pagare un qualche debito del Consorzio, che il Consorzio stesso non menziona nelle sue delibere? Ci siamo rivolti di nuovo a Sergio Bisacca, assessore a Settimo, contando sulla sua consueta disponibilità, e soprattutto sulla sua pazienza a spiegarci questioni complicate. Come già quindici giorni fa, Bisacca ci ricorda che tutto comincia intorno al 2010. Allora il Consorzio decide di vendere il 49% di SETA, fino ad allora interamente pubblica, a un socio privato. Una decisione non imposta dalla legge, ma presa autonomamente dai Comuni del Consorzio. Alla fine di gare e procedure negoziate, nel 2013 il 48,85% di SETA viene venduto a SMC. Ma nel frattempo, prima di vendere, il Consorzio ha dovuto acquistare. Cioè ha comprato le quote di SETA che appartenevano ad AMIAT (35,95%), Comune di Venaria (10,01%) trasferitosi in un altro Bacino, e CISA (2,53%). Per comprare, il Consorzio prima contrae un mutuo di 4 milioni (restituito) e poi ricorre a un’anticipazione di tesoreria di 2.256.000 euro fornita dalla Banca Popolare di Milano. Queste azioni avrebbero poi dovuto essere rilevate da SMC nell’ambito dell’acquisto di SETA: incassando il controvalore il Consorzio avrebbe potuto restituire l’anticipazione di tesoreria e uscirne senza debiti. Però le cose vanno diversamente. SMC non le rileva. Compra infatti solo una parte del totale delle azioni in vendita di SETA. In compenso effettua un aumento di capitale, e mediante questa operazione rientra di un credito nei confronti di SETA. Tutti d’accordo: l’aumento di capitale è gradito ai Comuni. Ma la conseguenza è che in mano al Consorzio di Bacino resta quel 18,78% di azioni di SETA pari a 2.255.000 euro. Le azioni che ora il Consorzio vuole vendere ai Comuni. Solo che, come abbiamo visto, non tutti i Comuni sono d’accordo. Settimo, Chivasso e Rivalba di Davide Rosso, sono favorevoli, San Mauro no, altri non si sono ancora espressi. Non è nemmeno facile, per amministratori nuovi, raccapezzarsi: nel sito del Consorzio le importanti delibere degli anni 2011-2013 non compaiono più. Non sarebbe utile ripubblicarle? Il Consorzio deve 1,4 milioni alla Banca Popolare di Milano Rimane la seconda domanda: vendendo ai Comuni le azioni di SETA che ancora detiene, coi soldi incassati il Consorzio pagherà un debito, quello contratto per comprare le azioni di AMIAT, Venaria e CISA? Pare di sì. Bisacca ci dice che il Consorzio deve ancora 1.400.000 euro alla Banca Popolare di Milano. Saldando questo debito, il Consorzio mette i conti a posto e potrà sciogliersi senza intoppi. Scriviamo “pare di sì” perché non siamo certi di avere capito tutto e bene. Ritelefoneremo al paziente Bisacca… Inoltre, nelle delibere del Consorzio, e in quelle di Settimo, Chivasso e Rivalba, questo debito non è menzionato. Bisacca lo riconosce. Perché non è citato? Forse non è una questione rilevante. Forse sì, forse no. Però la lacuna può indurre alcuni Comuni alla prudenza. Come a dire: “Prima di chiederci di tirare fuori i soldi, qualcuno ci spieghi questa storia del debito verso la Banca Popolare di Milano. Non sospettiamo nulla, però spiegatevi”.
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