Nell’assemblea del 20 febbraio i sindaci dei trentun Comuni del Consorzio di Bacino 16 hanno proseguito nell’esame della questione che li tiene impegnati da alcuni mesi: il Consorzio di Bacino possiede ancora il 18,78% (pari a 2.324.000 euro) delle azioni di SETA. Una recente legge regionale obbliga gli attuali Consorzi a sciogliersi e a unirsi in Consorzi più grandi. Ma prima di sciogliersi il nostro Consorzio deve liberarsi di quelle azioni di SETA. Chi le comprerà? O le acquistano i Comuni stessi, ciascuno in proporzione alla propria quota di partecipazione nel Bacino. Oppure le azioni vengono messe sul mercato alla ricerca di un compratore.
Non tutti i Comuni hanno la stessa voglia e la stessa possibilità di tirare fuori i soldi per comprare le azioni. Ovviamente sono cifre variabili. Facciamo qualche esempio partendo dai Comuni più grandi: Settimo, che ha 19,45% del Consorzio di Bacino, dovrebbe spendere 438.000 euro, mentre Chivasso (11,48%) solo 258.000, e San Mauro 176.000. Fra i Comuni medio-piccoli, Torrazza pagherebbe 29.999 euro, Casalborgone 25.488, Lauriano 19.398, Rondissone 20.977. Giù fino ai 7.895 di Brozolo e ai 5.639 di Cinzano.
I Comuni sono divisi: alcuni dei più grandi, come Settimo e Chivasso, vogliono comprarsi le azioni. Altri vorrebbero venderle sul mercato. L’assemblea del 20 febbraio ha votato a maggioranza una delibera che costituisce un piccolo passo avanti nella direzione dell’acquisto da parte dei Comuni. Erano rappresentati solo ventun Comuni e dieci erano assenti. Quattordici Comuni hanno votato a favore. Sei si sono astenuti: Foglizzo, Leini, Rondissone, San Mauro, Sciolze e Torrazza. San Sebastiano non ha partecipato al voto.
Con questa delibera il Consorzio stabilisce di vendere le azioni di SETA ai Comuni “interessati”. Ma quanti Comuni sono veramente “interessati” a comprarle? La delibera chiede che ogni Comune dia una risposta entro il 26 marzo. In ogni caso, l’operazione si farebbe solo se sono d’accordo tanti Comuni da costituire il 50% delle quote consortili. Se il 50% non viene raggiunto, l’assemblea dei sindaci dovrà “individuare percorsi alternativi per dar corso all’alienazione” delle azioni di SETA, cioè trovare altri compratori.
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