Una delle ultime manifestazioni in difesa degli alberi del Parco Mauriziano
Essendo sopravvissuto a un ricovero nell’ospedale di Chivasso, ormai possiamo considerarlo indistruttibile. Salvatore Gregorutti è tornato. Salvatore “is back”. E’ tornato al Parco Mauriziano, sabato pomeriggio, ad animare la protesta dei cittadini contro l’inarrestabile abbattimento di grandi alberi nella più antica area verde della città. Un abbattimento che il Comune prosegue senza sosta, e senza ripiantare, se non in parte, gli alberi abbattuti. Una devastazione che mette a rischio quei 55.000 metri quadri di quiete, verde, ombra e fresco a dieci minuti a piedi dal centro della città.
Alla protesta di sabato hanno partecipato tre consiglieri comunali di minoranza: Fabio Cipolla, Matteo Doria, Federico Savino. Nessun membro dell’amministrazione e nessun consigliere di maggioranza si è fatto vivo. E’ vero che in questo periodo sono molto impegnati altrove: parecchi di loro si occupano con ammirevole tenacia dei collegamenti ferroviari tra Lisbona e Kiev, con eventuale prolunga a Vladivostok e fermata a richiesta alla Caserma di San Sebastiano. Proprio sabato i nostri amministratori – dall’assessore all’ambiente Pasquale Centin a Gianni Pipino - avevano un impegno istituzionale in piazza Castello a Torino, ospiti di Sergio Chiamparino e delle Sette Dentiere d’Acciaio. La Lisbona – Kiev ha preso improvvisamente nei loro cuori il posto che fino a pochi giorni fa era tanto e talmente riempito dalla Porta del Canavese che non ci stava più nemmeno un etto di rotaia.
Torniamo a Chivasso. Gregorutti calcola che nel Parco Mauriziano in pochi anni il Comune abbia fatto buttare giù una cinquantina di alberi, solo in parte sostituiti. Nel vialetto lungo la ferrovia si scorgono bene gli spazi vuoti tra un albero e l’altro. In altri posti forse il disastro si nota meno. Ad esempio tra l’ingresso e il cavalcavia, lungo il sentiero che porta alla casa degli scout: eppure proprio lì le motoseghe del Comune hanno “sfoltito” senza misericordia quel vecchio e ombroso boschetto. La primavera scorsa avevamo chiesto al sindaco Claudio Castello perché non facesse ripiantare gli alberi in quella stagione. Ci aveva risposto che intendeva aspettare l’autunno, che a suo giudizio è il periodo migliore. L’autunno è trascorso e il ripiantamento non è stato fatto. Nel frattempo sono comparsi dei grossi “funghi” sul tronco di alcuni alberi vicino all’ingresso. La malattia si è propagata e adesso sono parecchi gli alberi “malati”: dobbiamo attenderci un’altra strage?
E pensare che questa affettuosa “manutenzione” la paghiamo cara. La gestione ordinaria del patrimonio vegetazionale comunale per il triennio 2017-2020, affidata alle società Maves e Geoverde System, ci costa 1.273.680 euro (servizio antighiaccio compreso): il capitolato prevede ovviamente molti interventi che vengono eseguiti anche al Mauriziano, come le potature periodiche, l’abbattimento di alberi, le sostituzioni di quelli abbattuti, l’impianto di nuovi alberi, le indagini fitosanitarie e quelle di sicurezza, ecc. Inoltre il Piano Triennale delle Opere Pubbliche 2018-2020 comprende una spesa di ben 390.000 euro di “manutenzione straordinaria verde e alberate”. Lavori da affidare “con nuove procedure di gara”, perché si tratta di “interventi straordinari, ulteriori e integrativi dell’appalto già affidato per il servizio del verde pubblico”. Dentro questi 390.000 euro ce ne sono 23.000 per “potature di alberi presso il Parco Mauriziano” nel 2018. Però il risultato di tanta cura lo vediamo: molti alberi tagliati e non sostituiti.
Neanche il Parco ce l’hanno regalato. Nel 2004 il sindaco Andrea Fluttero lo comprò per 178.000 dall’Ordine Mauriziano. Fece benissimo. Però pochi anni dopo, nel 2009, il successore Bruno Matola approva un progetto edilizio da realizzare proprio a lato del Parco: 200 appartamenti per 55.000 metri cubi di volumetria in torri di sette piani poi ridotti a sei, e una palestra da 7.500 mc. E per giunta una strada al servizio del nuovo quartiere che, nella prima versione del progetto, sarebbe passata proprio lungo il confine del Parco: partendo da via Foglizzo accanto all’ingresso del Parco, e passando dietro l’ex centro commerciale Famila, la nuova strada sarebbe arrivata in Stradale Torino nella rotonda del monumento “Penetrazione”. Risultato: per evitare il semaforo di via Foglizzo/Stradale Torino molti automobilisti avrebbero infilato quella strada scaricando rumore e inquinamento nella zona.
Legambiente presenta allora un primo ricorso al TAR, che viene respinto nel 2011. Ne presenta un secondo e questa volta, nel 2017, gli ambientalisti la spuntano e il TAR ferma il progetto. Ma lo ferma solo momentaneamente: implacabile, l’amministrazione di Claudio Castello presenta ricorso al Consiglio di Stato, accodandosi alla Regione e alla proprietà.
In attesa della pronuncia del Consiglio di Stato, sabato insieme agli attivisti di Legambiente e agli ambientalisti di Gregorutti abbiamo per l’ennesima volta visitato il Parco e constatato quanta cura ne abbia il Comune: alberi abbattuti e mai sostituiti. Un pellegrinaggio tra l’incazzatura e lo sconforto. La sorte del Parco Mauriziano è incerta.
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