Non è forse il tipo di gita che si penserebbe di compiere alla vigilia dell’Epifania però la visita alla discarica di Vespia è stata interessante. E’ avvenuta la mattina di sabato 5 gennaio e per due ore amministratori di Castellamonte e giornalisti hanno potuto osservare dal vivo il sito da tanto tempo al centro di polemiche e preoccupazioni. Dirigenti e tecnici della Agrigarden Due – che da giugno è subentrata nella gestione – sono stati prodighi di spiegazioni e disponibili nel rispondere alle domande: hanno ricordato le importanti criticità riscontrate nell’impianto (già illustrate nel corso del consiglio aperto di fine novembre) ed illustrato i lavori finora effettuati. Poi hanno accompagnato i visitatori lungo i fianchi della collina artificiale fino alla sua sommità.
Che impressione fa risalire lungo il fianco di una collina artificiale costruita accumulando rifiuti e camminare sulla sua sommità? Non così sgradevole come si potrebbe immaginare, rispetto all’immagine che abbiamo solitamente delle discariche di rifiuti urbani, con la spazzatura a vista ed un fetore insopportabile. Qui la puzza c’è ma non fortissima e l’aspetto del sito non è peggiore di quello che hanno quegli angoli di strada che il civismo di una parte della popolazione elegge a discarica a cielo aperto. Lungo il percorso non ci sono rifiuti a vista, solo in alto, dove la plastica fa la parte del leone. Non è quindi l’impatto estetico a preoccupare. Preoccupa i cittadini che vivono in quella zona sapere cosa sia stato portato lì nel corso degli anni, se e cosa sia finito nel sottosuolo e dentro le acque del Malesina. Dall’alto della collina artificiale si vedono bene le frazioni di Campo e Muriaglio, due centri adagiati nel verde a mezza costa, un tempo tranquilli luoghi di residenza, serviti da una strada a tratti pianeggiante in altri tortuosa ma quieta e poco frequentata. E si pensa all’incoscienza di coloro che decisero di collocare ai loro piedi, in un’ex-cava di argilla e quindi su un terreno poroso e permeabile, una discarica. E degli organismi che condivisero ed approvarono tali scelte, che negli anni lasciarono che le cose andassero per il loro verso, senza intervenire o tentare di intervenire in alcun modo di fronte ad una gestione rivelatasi pessima. Qualcuno punta il dito anche su una parte degli abitanti delle due frazioni, che in nome delle compensazioni e della possibilità di lucrare sulla vendita dei terreni destinati a discarica, chiusero gli occhi. Oggi le conseguenze di quelle scelte si ripercuotono su tutta la popolazione, e non si sa nemmeno bene quali siano. La puzza costante (un conto è sopportarla per due ore, altra cosa per tutta la vita), il traffico di mezzi pesanti, le strade sporcate dalle ruote degli autocarri non sono nulla rispetto a quello che non si vede e non si sente. Se l’impatto sulla vita quotidiana andrà a diminuire grazie ai provvedimenti assunti dalla nuova gestione, non sarà così per gli aspetti più critici. E se la prospettiva che la discarica funzioni ancora per anni è spiacevole, peggio sarebbe stato abbandonarla a sé stessa.
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