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VOLPIANO. Che Kant sia con noi

VOLPIANO. Che Kant sia con noi

Immanuel Kant

Corso Kant non è mai rientrato tra le mie tratte viarie preferite. Per svariati motivi, in primis per tutto ciò che riguarda l’impianto semaforico.

Ma non volendomi soffermare ora sulle questioni relative al ‘far cassa’, dovute per esempio al suo funzionamento anche nelle ore notturne, passo subito a ciò che mi preme.

Sono purtroppo più che noti gli incidenti, anche di natura letale, che avvengono in direttrici simili, come la correlata Corso Europa, se la progettazione urbanistica, o anche solo la segnaletica automatica, non siano perfettamente costruite. Su Corso Kant ritengo che il problema sia lampante e sotto gli occhi di tutti noi ogni volta che ci fermiamo al rosso.

Mi spiego: qualora un mezzo debba svoltare alla propria sinistra, da qualsiasi parte proceda, verso Via Genova o verso Via Venezia, sorge il problema di non avere una tempistica precisata, ma di doversi attenere fatalmente al passaggio dei mezzi che tirano dritto in attesa che non ve ne siano più all’orizzonte.

Sono sempre stata una fan del metodo empirico Galileiano, ma francamente in questo caso mi pare troppo empirico.

Peraltro, ripeto, non stiamo parlando di una tratta viaria secondaria frequentata a velocità da Zona 30, tutt’altro.

Nell’ottica, perciò, che il sentirsi dire che ‘non è capitato ancora mica niente di grave’ sia una di quelle affermazioni che nemmeno a Zelig si possono sentire, propongo che la richiesta di provvedimenti di tutela viabilistica sia rivolta quanto prima all’Area Metropolitana.

Nella fattispecie mi premurerò di portare in consiglio un’interrogazione al fine di chiedere l’installo di un impianto semaforico aggiuntivo con freccia ad hoc e temporizzatore per la svolta.

Costo formale irrisorio. Guadagno morale infinito.

Kant mi perdoni, ma alla “Critica della Ragion Pura”, “Pratica” e “del Giudizio”, aggiungerei quella “del Buonsenso”.

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