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19 Giugno 2018 - 12:01
Quando leggo le reazioni agli incontri pubblici di Salvini, resto sempre piacevolmente stupito dalle valutazioni di coloro che si definiscono ancora di sinistra. Mi immagino quella Novecentesca ovviamente, perché quella odierna dubito che si possa definire tale. In ogni caso è evidente il disprezzo che suscita in loro, l’irreprensibile rabbia interiore che li obbliga a riversare i loro commenti al vetriolo in ogni dove.
Questa rabbia inconscia ha radici profonde, si mescola alla colpa e alla consapevolezza che Salvini è una loro creatura. Inutile negare che per decenni l’Italia è stato un paese di centro-sinistra, la quale ha plasmato usi e costumi del bel paese, fino ai giorni nostri, quando la promessa di uguaglianza e prosperità si è scontrata con la triste realtà, fatta di divari, discriminazioni, burocrazia e tensione sociale. Salvini non ha particolari difficoltà nel raggiungere il consenso, gli basta raccontare la realtà per quello che è , senza i filtri patinati dei salotti buoni delle sinistre europeiste, degli imprenditori radical chic alla Jeff Bezoz che si prodigano per un mondo migliore mettendo braccialetti elettronici ai propri dipendenti.
Certo, certi temi sono complessi, meritano riflessioni complesse, ma in questi anni di tempo per riflette non ne avete avuto abbastanza? Ad oggi l’ipotetica integrazione si chiama degrado, lo stesso con cui le fasce più deboli della penisola devono fare i conti ogni giorno, quelle che non possiedono le tenute Green incluso, ma solo monolocali sovraffollati , circondati da altri centinaia in cui sono stipati uomini e donne di culture talmente diverse da rendere difficile la convivenza pacifica.
E’ sempre alla fasce più basse che viene chiesto di “stringersi”, di fare posto, di sacrificarsi e di annullarsi nel segno di un’accoglienza di fatto impossibile per un paese travolto dai debiti come il nostro. Paese in cui la certezza della pena è riservata ai dissidenti, i quali anche se ragazzini, non viene negato loro il 41 Bis, mentre i delinquenti veri scorrazzano impunemente per le città, spesso ospiti di riguardo nei talk televisivi.
Anche un chimico alle prime esperienze sa che è bene non mescolare combustibile e comburente, ma per anni è stato fatto proprio questo, si sono creati i presupposti per un problema sociale che diverrà nei prossimi anni dirompente. Legittime ovviamente tutte le opinioni, ma continuare a negare fatti e responsabilità si chiama arroganza.
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