Giovedì mattina, nell’aula penale del tribunale di Ivrea, di fronte al giudice Ombretta Vanini, si sono presentati in sette, su diciotto. C’è chi ha fatto pochi chilometri, per essere lì. E chi ne ha macinati decine e centinaia. Chi ha percorso più strada proveniva da Brescia. Altri da Milano.
I testimoni del processo a carico di Marco M., 44 anni, di Chivasso, erano tutti vittime delle truffe che l’uomo avrebbe orchestrato ai loro danni negli anni 2014 e 2015.
Eppure nessuno si è costituito parte civile. Anzi: i primi sette testimoni del dibattimento hanno ritirato la querela sporta anni fa, in preda alla rabbia e alla frustrazione.
“Basta, non ne vogliamo più sapere di questa storia”.
Marco M. è un truffatore specializzato nelle truffe online.
A processo a Ivrea, difeso dall’avvocato Maurizio Pettiti del foro di Torino, c’è finito per diciotto denunce di altrettanti cittadini furiosi che avrebbero risposto ai suoi annunci sui principali siti di vendite online e che, in cambio, dopo aver versato una caparra o addirittura l’intera cifra pattuita, si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano e qualche centinaio di euro in meno sul conto in banca.
Parliamo delle più classiche truffe in cui si può incappare nella rete: cerchi una casa vacanza, versi un acconto, e il sedicente proprietario, come per magia, “simsalabim”, sparisce.Marco M. proponeva alloggi per l’estate a Varazze, Ceriale, Alassio, Loano e Pietra Ligure o case per le vacanze sulla neve a Courmayeur o al Sestriere.
Qualche fotografia di un bel panorama, la spiaggia e le piste da sci, la camera da letto, la cucina e il bagno, et voilà il gioco è fatto.
Il chivassese ha anche “venduto” due console Playstation e X-Box e due Iphone 6.
“Venduto” è, chiaramente, un eufemismo.
Tra gli ignari acquirenti c’è chi s’è presentato, il primo giorno di ferie, all’indirizzo indicato nell’annuncio: macchina carica, alloggio occupato e via sulla strada del ritorno, con la poco lusinghiera prospettiva di un ferragosto a casa anziché sotto l’ombrellone.
Per queste diciotto vendite non consumate l’imputato s’è portato a casa oltre 7.600 euro: gli importi versati da ciascuna vittima vanno dai 200 euro in su.
In un caso c’è chi ha pagato addirittura l’intero costo della casa vacanza, 1.800 euro, salvo poi dover correre subito dai carabinieri il giorno successivo, appena fiutata la puzza di bruciato.
Il chivassese alla prima udienza del processo non s’è presentato.
Il giudice ha accolto le sette remisioni di querela ed ha rinviato per sentire gli altri testimoni al 3 maggio prossimo.
Se tutti rinunceranno alla querela, essendo il reato per cui è a giudizio una “truffa semplice”, quindi non procedibile d’ufficio, c’è la concreta possibilità che la vicenda si concluda, per Marco M., con un lungo sospiro di sollievo. Il più beffardo dei “fiuuuu”...
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