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El matarassè!

El matarassè! Chiacchierando un sabato mattina con gli amici Pietro e Mauro siamo arrivati a parlare tra i fili dei ricordi che si intrecciano nei nostri animi dell’antico mestiere del materassaio, in dialetto el matarassè! Questo mestiere una volta veniva svolto nel domicilio dei clienti, anzi, per essere più precisi, nel cortile, sotto una travata. I materassi di lana o di crine vegetale venivano rifatti ogni due o tre anni. Le donne li disfacevano, lavavano le fodere, e poi il materassaio li rifaceva morbido e gonfio, sembrava la prima sera che si andava a dormire sul materasso appena cardato di dormire su di una nuvola. Se non è scomparso, oggigiorno, il mestiere del materassai, oggi penso che esiste solo più a livello a livello industriale dove la lana deve essere per forza cardata per essere filata. Una volta il materassaio rifaceva i materassi che erano imbottiti completamente di lana ricardandola per darle volume e liberarla dalle impurità che sono costituite dalla polverizzazione delle fibre minute. Alcune volte veniva rifatta anche la federa che era costituita dal contenitore o sacco dove veniva riposta la lana cardata. Quando ero piccolo la lavorazione della cardatura del materasso avveniva a casa sotto la tettoia. Mi ricordo che l’abile artigiano dopo aver liberato il materasso dai legacci che lo obbligavano ad assumere una forma regolare nel tempo ed aver aperto la cucitura che ne chiudeva la bocca di accesso, veniva svuotato della lana che era al suo interno che veniva raccolta su un lenzuolo col quale veniva trasportata all’aria aperta e messa al sole per una prima pulizia dalla fibre minute che il vento portava via mentre si agitava la massa più compatta e dargli quel calore che serve a purificarla dagli odori del corpo. Devo dire che il rifacimento del materasso era una gran festa e procurava tanti ricordi che un materasso di oggi non porta con se. La lana era sempre e comunque riutilizzabile. Quella mancante veniva integrata con quella che si acquistava e si continuava a vivere dormendo su un prodotto naturale. I materassi a molla, una volta finita la loro vita, diventano un ingombro difficile da eliminare. Non li puoi abbandonare nei cassonetti e neppure per la strada. Ricordo che mia nonna mi raccontava che prima della guerra c’erano delle persone che riempivano i propri materassi di fieno o di foglie di granturco sul quale il sonno acquistava odori diversi da quella della lana anche se erano più facili da rifare. Bastava svuotarli e utilizzare le foglie del granturco per bruciare nelle stufa Anche per questo tipo di materassi era prevista la trapuntura ma quelli dcon foglie di mais o di fieno col tempo diventavano più duri perchè il prodotto si compattava facilmente. Ma pensate che il termine materasso deriva dall'arabo e significa "gettare" e "posarsi su". Durante le Crociate gli europei adottarono il metodo arabo di dormire su di un cuscino poggiato direttamente sul terreno. Storicamente il materasso è stato imbottito con paglia, da cui il termine alternativo pagliericcio, con crine, lana di pecora o altri materiali morbidi. I materassi moderni sono di vari tipi e possono essere costituiti da molle ricoperte di strati più o meno spessi di lana o altri materiali morbidi, oppure composti interamente di lattice di gomma che vengono abbinati con delle doghe Esistono poi materassi pieni di aria o di acqua, che servono per usi speciali, adottati particolarmente per i malati lungodegenti, per evitare le piaghe da decubito. Ma nei ricordi il materasso di lana appena cardato da quell’abile artigiano di nome Giorgio, mio omonimo era una soffice nuvola di riposo pronto a garantire dolci sogni Favria, 2.12.2014 Giorgio Cortese Certi sogni sono per il mio animo quello che la luce del sole è per le piante che, senza luce ingialliscono e perdono colore, cosi la mia vita quotidiana.
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