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28 Aprile 2026 - 18:31
L'assessore regionale Marnati
In Piemonte l’energia non manca. La strategia, invece, pare ancora in viaggio. Forse in auto, rigorosamente a gasolio.
È il sunto – nemmeno troppo nascosto – del dibattito andato in scena oggi in Consiglio regionale. L’assessore Matteo Marnati ha portato in Aula la fotografia dello stato energetico della regione. Una fotografia nitida nei numeri, un po’ sfocata quando si tratta di futuro.
“Non ci sono problemi di approvvigionamento di energia oggi in Piemonte”, ha rassicurato l’assessore. E già qui, tra i banchi, qualcuno avrà pensato: "meno male, perché con i prezzi che corrono ci mancava pure quello". Poi l’annuncio: il 7 maggio incontro con Eni per parlare di strategie e pozzi nel Novarese. Tradotto: il futuro passa ancora, almeno in parte, dal sottosuolo.
I numeri scorrono: oltre il 52% dei consumi interni legato al gas naturale. Una dipendenza che rende il Piemonte sensibile agli sbalzi del mercato internazionale. Però c’è anche il lato positivo... Nel 2024 la regione ha prodotto più energia elettrica di quanta ne consumi, e il 46% arriva da idroelettrico e fotovoltaico. Un Piemonte quasi autosufficiente, almeno sulla carta.
Peccato che, andando a vedere gli usi finali, la musica cambi: solo il 20% dell’energia complessiva – elettrica e termica – arriva da fonti rinnovabili. Il resto, evidentemente, continua a fare affidamento su ciò che si voleva superare.
E poi c’è il grande amore piemontese: il gasolio. Il 63% delle vendite complessive, utilizzato per il 90% dall’autotrazione. In calo, sì, ma più per necessità che per virtù. “Non ci sono criticità per l’approvvigionamento”, ha sottolineato Marnati, salvo aggiungere che il settore è “molto esposto all’aumento dei prezzi”. Insomma: il carburante c’è, il problema è pagarlo.

Il consigliere regionale Alberto Avetta
Nel frattempo, la Regione prova a correre ai ripari. O almeno a organizzarsi: nasce l’idea di una “Unità di monitoraggio energetico regionale”. Un organismo che dovrà analizzare consumi, fabbisogni e nodi critici.
Perché, si sa, quando il problema è complesso, la soluzione migliore è monitorarlo meglio.
Si parla di comunità energetiche – fiore all’occhiello piemontese, con una potenza installata superiore del 25% rispetto al totale nazionale – di agrivoltaico, bioenergie, biocombustibili. Un elenco ricco, articolato, quasi enciclopedico. Meno chiaro, però, il filo che tiene insieme tutto.
E di fronte a tutto questo, puntuale è arrivata la stoccata dell’opposizione.
“Serve una strategia, non un elenco di problemi” hanno stigmatizzato i consiglieri regionali Alberto Avetta e Nadia Conticelli (Pd). E ancora: “l’assenza totale di una strategia complessiva all’altezza della sfida epocale”. Parole che pesano, soprattutto in un contesto in cui la crisi energetica non è più una previsione, ma una realtà quotidiana.
Secondo i consiglieri dem, il Piemonte resta inchiodato a una dipendenza da gas e petrolio superiore al 60%. E mentre il mondo affronta pandemie, guerre e tensioni geopolitiche, qui si risponde con bonus e sgravi.
"Palliativi, li chiamano loro. Cerotti su una frattura...".
Il conto, inevitabilmente, arriva a famiglie e imprese. Agricoltura, logistica, piccole e medie aziende: tutti dentro la stessa spirale di rincari. E sullo sfondo un’altra bomba... Il possibile taglio di 20 milioni di euro al trasporto pubblico. Proprio mentre si parla di mobilità sostenibile.
“Senza un piano, la crisi verrà scaricata sui cittadini”, hanno avvertito Avetta e Conticelli. Più biglietti cari, meno servizi. Un classico.
Nel dibattito si sono inseriti anche gli altri consiglieri. Alice Ravinale (Avs) ha insistito sulla mancanza di visione di lungo periodo. Sergio Ebarnabo (FdI) ha proposto di riattivare centrali a carbone e pozzi petroliferi: un salto indietro nel tempo che nemmeno la macchina del DeLorean. Vittoria Nallo (Sue) ha chiesto risposte sull’aeroporto di Caselle e su cosa dovranno aspettarsi i passeggeri nei prossimi mesi. Risposte, possibilmente, concrete.
Marnati ha chiuso parlando di “neutralità tecnologica” e decarbonizzazione, con l’obiettivo delle emissioni zero. Un’espressione elegante, che suona bene nei documenti e nelle relazioni. Meno chiaro come si traduca, concretamente, tra gasolio, pozzi e comunità energetiche.
E così il Piemonte energetico resta sospeso. Tra numeri che raccontano progressi e scelte che sembrano rimandate. Tra un presente che costa caro e un futuro ancora tutto da definire.
L’unica cosa davvero certa? E' questa! L’energia forse non manca. Ma la direzione, quella sì, continua a essere in riserva.
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