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28 Aprile 2026 - 17:53
Alberto Unia
Il caso dell’impianto Eco Green di via Sansovino a Torino finisce in Consiglio regionale e, per una volta, non è la solita storia che scivola via tra carte e timbri. A portarlo in aula è stato Alberto Unia (M5s). Ha acceso un faro su un’attività che tratta macerie e rifiuti edilizi in piena città, chiedendo conto di controlli, autorizzazioni e sviluppi futuri. A rispondere è stato l’assessore Gian Luca Vignale (in foto). Ha snocciolato monitoraggi, verifiche e interventi, assicurando che la situazione è sotto osservazione.
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Ma dietro la rassicurazione istituzionale, i dati raccontano una vicenda meno lineare. Gli accertamenti di Arpa Piemonte, dal 2022 al 2026, restituiscono un quadro autorizzativo che nel tempo si è trasformato, richiedendo ulteriori verifiche per capire se l’impianto di oggi corrisponda davvero a quello autorizzato in origine. Non solo: nel 2023 l’Agenzia ha chiesto chiarimenti alla Città Metropolitana su aspetti strutturali, tra cui una tettoia aperta su tre lati. Un elemento che, in un contesto del genere, difficilmente può essere archiviato come dettaglio secondario.
Sul fronte ambientale, al momento non emergono criticità rilevanti: nessun allarme su odori o combustioni. Tuttavia Arpa mantiene la possibilità di intervenire in caso di segnalazioni, coinvolgendo anche la Polizia locale e attivando le procedure previste per gli impianti a impatto odorigeno. Una vigilanza che resta attiva, ma che si muove soprattutto quando qualcosa viene segnalato.
Nel frattempo, l’impianto evolve. Nel 2023 la società ha realizzato una barriera acustica fonoassorbente e interventi per contenere le polveri. Poi è arrivata la richiesta di ampliamento: prima con l’idea di estendere la barriera, poi con la scelta di un muro perimetrale in calcestruzzo a protezione della nuova area. Un cambio di rotta che segna il passaggio da interventi di mitigazione a una trasformazione più strutturata del sito.
“La risposta della Giunta - ha commentato Unia - offre elementi utili e conferma la necessità di mantenere alta l’attenzione su un impianto che tratta rifiuti in un contesto urbano. Prendiamo atto degli interventi già realizzati per contenere rumore e polveri e degli strumenti previsti dalla normativa regionale sulle emissioni odorigene. Allo stesso tempo riteniamo importante che tutte le prescrizioni autorizzative siano rispettate con puntualità, comprese le relazioni semestrali sullo stato di attuazione dell’ampliamento, che non risulterebbero ancora trasmesse”.
E ancora: “L’obiettivo non è alimentare allarmismi, ma favorire un percorso chiaro e trasparente tra Regione, Città Metropolitana, ARPA, Comune, ASL e azienda, nell’interesse dei residenti e dell’ambiente. Continueremo a seguire la vicenda con spirito costruttivo, chiedendo monitoraggi costanti e informazioni accessibili ai cittadini”.
Parole che, lette insieme ai passaggi tecnici della vicenda, suonano meno come una chiusura e più come un avvertimento: la partita non è archiviata. E mentre le Isstituzioni assicurano controlli, resta aperta la questione centrale — quanto siano continui, quanto siano incisivi e, soprattutto, quanto siano davvero trasparenti per chi vive a pochi metri da quell’impianto.
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