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28 Aprile 2026 - 14:43
Emanuel Bava
A meno di un anno dalle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale di Chivasso, il clima politico in città comincia a surriscaldarsi. Le manovre, quelle vere, si fanno sottotraccia. Riunioni riservate, telefonate, nomi che iniziano a girare sempre con maggiore insistenza. Poi, all’improvviso, la bomba. Quella che spariglia. A sganciarla, nientepopodimeno che il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio.
Durante un incontro convocato per discutere di “poste”, territorio e servizi, tra una frase e l’altra arriva quella che pesa: “Stiamo lavorando al candidato sindaco del centrodestra a Chivasso… ”
Parole che non passano inosservate. Un nome c’è. Ed è un nome che pesa: Emanuel Bava, 45 anni...
Un ritorno. O forse qualcosa di più.
Perché Bava la politica cittadina l’ha già fatta. E anche a lungo. Consigliere comunale ai tempi di Bruno Matola sindaco, quando il centrodestra guidava la città, poi ancora tra i banchi dell’opposizione durante l’era Libero Ciuffreda. Un percorso che attraversa più stagioni, più equilibri, più fasi della vita amministrativa. Non uno di passaggio. Uno che sa come funziona.
Nel 2015 veste i panni di Abbà del Carnevale Storico, il 62°. Un ruolo simbolico, certo. Ma a Chivasso il Carnevale era una cosa seria. E chi lo rappresentava, restava nell’immaginario collettivo a lungo. Anche quando cambiava il costume.
Oggi Bava è Sales Manager di "Ops! Retail", uno dei principali circuiti di media locali in Italia. Lavora nella comunicazione, del marketing e della pubblicità, tra piani media, strategie e relazioni con le aziende. Insomma, per mestiere, sa come far arrivare i messaggi e questo, in politica, non guasta mai.
Poi c’è il lato più… dinamico. Diciamo così.
Basta scorrere i suoi social per accorgersene: negli ultimi due anni Bava è stato un po’ ovunque. Tanzania, Egitto, Giordania, Giappone, Messico, Bali, Islanda. Un catalogo che, più che un profilo Facebook, sembra un’agenzia viaggi ben organizzata.
E allora la domanda, inevitabile, viene quasi da sola – senza cattiveria, ma con un filo di curiosità: uno così, abituato a girare il mondo, avrà davvero voglia di fermarsi?
Certo, anche fare il sindaco è un viaggio. Solo che cambia l’itinerario. A Chivasso si passa da Pogliani a Mandria, magari con tappa a Betlemme e Boschetto, deviazione su Castelrosso e arrivo a Montegiove. Meno chilometri, più buche. Meno fusi orari, più consigli comunali.
“Sì! Accetterà! Ne sono convinto…. Sto lavorandoci con il papà e con alcuni amici…” aggiunge Cirio.
Il padre è Giuseppe Bava, sindaco di San Sebastiano da Po. Figura conosciuta, radicata. Appassionato di politica praticamente da sempre. Per un certo periodo anche assessore ai lavori pubblici a Chivasso. Uno di quelli che il territorio lo conosce metro per metro. E questo, in politica, fa la differenza.
Morale? Da quando il nome di Bava ha iniziato a circolare – e nel centrodestra circola eccome – la macchina si è messa in moto. Telefonate, incontri, retroscena. Tutti a chiedersi: "Sarà lui? Accetterà? Oppure preferirà tenere pronto il trolley?". Domande aperte. Anche perché il nodo non è solo il nome.
Nel centrodestra, prima si decide a chi tocca. Poi si sceglie il candidato. Fratelli d’Italia, Forza Italia o Lega?
L’ultima volta a correre era stata Clara Marta, espressione di Forza Italia. E questo potrebbe far pensare a una certa continuità. A un altro giro “azzurro”. Ma nulla è scontato.
Una candidatura diversa è possibile? Si! E infatti, tra i nomi che girano, c’è anche quello di Enzo Falbo. Capogruppo di Fratelli d’Italia, candidato sindaco già in passato, ex assessore, presenza costante dal 1997 ad oggi. Uno che non ha mai mollato.
Due profili diversi. Due storie diverse.
Da una parte Bava, il possibile ritorno, il comunicatore, il viaggiatore. Dall’altra Falbo, la continuità, la presenza, la politica fatta giorno dopo giorno.
In mezzo, gli equilibri di coalizione, le strategie regionali, e quelle parole – tutt’altro che casuali – di Alberto Cirio.
La sensazione è che questa volta qualcosa si sia davvero messo in moto. E che il prossimo viaggio, per qualcuno, potrebbe iniziare proprio da qui. Senza passaporto. Ma con parecchie fermate obbligate. Ultima stazione "Palazzo Santa Chiara".
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