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Aldo Peno, la memoria ritrovata: a Cuorgnè una mostra per i 50 anni della scuola

A mezzo secolo dall’intitolazione della primaria, ANPI, Comune e Istituto Comprensivo riportano alla luce la figura del giovane partigiano caduto nel 1944

Cuorgnè Mostra su Aldo Peno

Il taglio del nastro nell ex chiesa della Trinità

E’ stata una mostra dedicata al partigiano cuorgnatese Aldo Peno ed alla scuola elementare a lui intitolata il piatto forte delle manifestazioni organizzate a Cuorgnè in questo 2026 per la Festa della Liberazione.

Ad idearla la locale sezione dell’A.N.P.I. che ha ottenuto l’appoggio  e la collaborazione dell’Istituto Comprensivo ed il patrocinio del Comune: il 24 aprile ricorrevano infatti i cinquant’anni dall’intitolazione e si è voluto riportare alla memoria la vita di questo giovane resistente, poco conosciuta ai più.  

Aldo Peno era un seminarista. Nel 1943 aveva terminato il ciclo di studi ma non fece in tempo a ricevere l’ordinazione sacerdotale che gli avrebbe consentito di celebrare la messa e di essere esonerato dal servizio militare. Si rifiutò di aderire alla Repubblica di Salò e salì in montagna. Faceva l’infermiere e la staffetta, portava i pasti alle postazioni preferendo non combattere ma fu combattendo che trovò la morte. Il 10 luglio 1944, nel corso della sanguinosa Battaglia di Voira, fu colpito mentre copriva la ritirata dei compagni: per permettere loro di mettersi in salvo non aveva esitato a sparare con la mitragliatrice.

Nel 1976 gli venne intitolata la scuola elementare di Cuorgnè, con una solenne cerimonia tenutasi non  a caso il 24 aprile. Nel medesimo giorno, a mezzo secolo di distanza, è stata inaugurata la mostra che comprende anche una sezione dedicata alla storia della scuola. I cartelloni preparati dagli alunni e corredati di bei disegni, riproduzioni fotografiche, ritagli di giornali, raccontano la vita dell’edificio che – dato interessante – venne costruito  a partire dal 1911 dopo che un referendum popolare aveva stabilito quale terreno l’amministrazione comunale dovesse acquistare. La ricerca si è basata sulla tesi di laurea di Giada Bivacqua, maestra elementare che ora insegna a Valperga: era dedicata alla storia dell’istruzione a Cuorgnè dal Medioevo ai giorni nostri.

Oltre ai cimeli, è esposta in questi giorni anche un’opera che l’artista Carmine Carvelli ha donato alla scuola in cui aveva studiato da bambino.

L'inaugurazione della mostra

IL VALORE DELLA RESISTENZA PER LA SCUOLA ITALIANA
NEI DISCORSI DELL’INAUGURAZIONE

All’inaugurazione della Mostra dedicata ad Aldo Peno erano presenti i suoi nipoti: Maria Grazia, Tiziana ed Aldo Aimone, che avevano fornito notizie, fotografie, documenti e che – per mano della signora Tiziana – hanno scritto un testo molto coinvolgente letto dal presidente dell’ANPI cuorgnatese Roberto Rizzi.

 Dopo il taglio del nastro, ha parlato per prima il sindaco Giovanna Cresto, seguita dal dirigente scolastico Antonio Balestra e dal direttore di allora, Cesare Mondino. Non hanno invece potuto partecipare per motivi personali il sindaco dell’epoca Ernesto Bosone e l’assessore all’Istruzione, che era la professoressa Maria Pina Braggio.

I discorsi succedutisi dopo il taglio del nastro sono stati tutt’altro che di circostanza, a cominciare da quello del sindaco, che ha ricordato come sia Aldo Peno che la Città di Cuorgnè siano stati insigniti della  Medaglia d’Argento al Valor Militare. “La nostra città – ha detto -  è disseminata di  lapidi e tante volte non sappiamo nemmeno il nome delle persone cui sono  dedicate. Quelle persone hanno dato la vita per la nostra libertà e dobbiamo essere loro grati. Aldo Peno sapeva benissimo a cosa stava andando incontro e lo sapevano gli altri partigiani caduti durante la lotta di Resistenza. Dobbiamo anche ricordare coloro che nel 1976 decisero di intitolargli la scuola ad Aldo Peno e rivolgo un grandissimo ringraziamento agli amici dell’A.N.P.I. che hanno reso possibile la mostra: c’è stato un lavoro davvero di squadra fra loro e l’Istituto Comprensivo al cui ci siamo aggiunti noi nella fase dell’allestimento”.  Il sindaco ha anche espresso la sua soddisfazione “quest’anno ancor più che in quelli precedenti, per il calendario che abbiamo predisposto in occasione di questa ricorrenza così importante: quando si dice a qualcuno <Buon 25 aprile> è un bellissimo augurio che gli si fa!”.

Il dirigente scolastico Antonio Balestra ha riflettuto sull’importanza delle intitolazioni. “Venendo qui  pensavo che sono un dirigente  fortunato perché tutta la mia esperienza è passata attraverso scuole dedicate ai martiri della libertà: quella di Banchette a Walter Fillak, il Liceo Artistico <Cottini> di Torino al partigiano Renato, anch’egli ucciso a 22 anni. Il suo comandante era Gino Viano (Bellandy) che insegnò in quel liceo ed al quale è dedicata l’Aula Magna mentre il giardino porta il nome di Mariella Riva, la staffetta che trovò il corpo di Cottini. Quando sono arrivato a Cuorgnè mi sono trovato in una città che ha una scuola intitolata ad Aldo Peno, una a Mamma Tilde ed un istituto superiore che porta il nome della  festa più bella che ci sia: quella del 25 aprile. Tutto questo è avvenuto grazie a persone lungimiranti che hanno fatto quelle scelte: non si tratta solo di nomi su una facciata ma di valori portanti per noi e per la scuola con la S maiuscola. Quella targa, quella medaglia pesante che sono appese dietro la mia scrivania pesano sulle mie spalle e lasciano a tutti noi un ‘eredità pesante che dobbiamo portare giorno dopo giorno. In questi giorni sento dire <Io non festeggio il 25 aprile>. Bene, noi continueremo a festeggiarlo con determinazione”.

L’intervento di Mondino  ha invece offerto un quadro di quanto la scuola dei primi decenni del Dopoguerra fosse restia a celebrare la Resistenza e persino a ricordarla. “Quando iniziai la carriera di direttore, nel 1972, venni assegnato a Ciriè. Ero attratto dalla pedagogia di don Milani e dalle nuove esperienze didattiche ma la realtà con cui mi scontrai era molto lontana da quei modelli.  Mi telefonarono dal Provveditorato per ricordarmi che il Regolamento scolastico era ancora quello redatto nel 1923 da Giovanni Gentile: niente corsi di aggiornamento e che mi scordassi la politica!”.     Mondino aveva conosciuto da vicino le nefandezze compiute da fascisti e tedeschi: “Un cugino partigiano caduto a 22 anni, l’età di Aldo Peno; una zia picchiata dai fascisti davanti a noi bambini; mio padre in Russia; una famiglia di amici ebrei sterminata ad Auschwitz. Per noi c’erano i bombardamenti  e le fughe notturne”.

Dati i precedenti fu per lui una grande emozione, quattro anni più tardi, scoprire che, di fronte alla proposta di intitolare la scuola ad Aldo Peno, tutte le maestre (erano tantissime) del Circolo Didattico di Cuorgnè si fossero espresse a favore. D’altra parte il clima era cambiato, erano entrati in  vigore i Decreti Delegati e la  scuola italiana si stava aprendo.

A questo punto della manifestazione si è inserita la lettura di un tema risalente al 1975. E’ uno dei tre  risultati vincenti ad un concorso indetto dall’A.N.P.I. di Cuorgnè per l’assegnazione di altrettante borse di studio. I destinatari erano uno studente delle Superiori, uno dell’Università, uno studente lavoratore.  Fra gli universitari il primo classificato fu Danilo Vittone, futuro professore di Lettere, appassionato di storia della Resistenza in Canavese ed iscritto all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Il suo elaborato ottenne 32 punti, 10 in più rispetto al secondo classificato. La borsa di studio consisteva in 350.000 lire, corrispondenti ad uno stipendio dell’epoca, e la commissione giudicatrice era di alto livello a cominciare dalla presidente Liliana Fillak, sorella del partigiano Walter. Ne facevano parte inoltre due docenti dell’Università di Torino, due storiche di Milano, la partigiana e scrittrice Tullia De Majo, l’insegnante Marina Fej Giorgis.

Lo scorso anno Danilo Vittone aveva collaborato attivamente al lavoro preparatorio per la mostra ma non ha potuto vedere i frutti del suo lavoro: è deceduto prematuramente all’inizio di febbraio. L’.A.N.P.I. di Cuorgnè ha voluto rendergli omaggio con questa lettura, affidata a tre sue amiche: Cristina Bernard, Caterina Ceresa, Flora Debernardi.

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