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27 Aprile 2026 - 11:13
Il consigliere regionale Alberto Avetta e l'assessore Marco Abusi
Ancora una volta, sui binari del Piemonte – sempre più metaforici e sempre meno ferroviari – si consuma il grande classico della politica regionale: il pendolare paga, la politica discute, e il treno… forse passa.
E c'è l’ennesima denuncia dei consiglieri regionali PD Nadia Conticelli e Alberto Avetta contro la maggioranza di centrodestra guidata da Alberto Cirio e con il dito puntato sull'assessore Marco Gabusi.
Il casus belli è la bocciatura dell’ordine del giorno che chiedeva di sospendere l’adeguamento ISTAT delle tariffe del trasporto pubblico, o quantomeno di introdurre qualche forma di compensazione per chi, ogni giorno, affronta un’odissea su rotaia. Un gesto che, nelle intenzioni dei proponenti, avrebbe dovuto rappresentare un segnale minimo di attenzione. Ma che, nei fatti, si è trasformato nell’ennesima porta sbattuta in faccia ai pendolari.
“Non introdurre misure compensative per tutelare pendolari, studenti e lavoratori è un fatto grave e incomprensibile - commentano Avetta e Conticelli - Avevamo chiesto un gesto di attenzione, raccogliendo la richiesta dei comitati pendolari. La maggioranza di centrodestra ha scelto, invece, di ignorare una situazione ormai insostenibile”.
Insostenibile, appunto. Un termine che, per chi frequenta la Ivrea-Torino o la Rivarolo-Chieri, suona quasi come un eufemismo. Anche perché, come ricordano gli stessi consiglieri, non si tratta solo di percezioni.
“I pendolari avevano chiesto, con una petizione, alla Regione un gesto di responsabilità, attraverso un provvedimento di vicinanza e solidarietà nei confronti degli utenti, tutti i giorni vittime indifese di disagi che nella quasi totalità dei casi non prevedono indennizzi. Purtroppo dalla Giunta non è arrivata nessuna controproposta”.
Traduzione: nemmeno il contentino, nemmeno una toppa su un sistema che perde pezzi da anni.
“Nonostante gli investimenti richiamati dall’Assessorato, il servizio continua a essere segnato da ritardi, soppressioni e irregolarità, mentre l’ulteriore adeguamento ISTAT comporta un aggravio economico significativo per famiglie, studenti e lavoratori”, stigmatizzano Conticelli e Avetta. Il paradosso è tutto qui: si investe (o si dice di farlo), ma il servizio resta quello che è, mentre il conto per gli utenti cresce puntuale come un frecciarossa.
Perché il punto è proprio questo: nulla di nuovo sotto il sole, o meglio sotto i pantografi. Basta riavvolgere il nastro per ritrovare, un giorno sì e l'altro pure, lo stesso copione: sovraffollamenti, ritardi, disservizi quotidiani, vagoni strapieni e viaggiatori lasciati a terra.
Nel frattempo, però, una cosa funzionava alla perfezione. No, non i treni. Gli aumenti. La tratta Ivrea–Torino è passata da 5,90 euro nel 2021 a 7 euro nel 2026. Un incremento del 20% in pochi anni. Un record di puntualità, se non altro nei rincari. E qui entra in gioco il grande nodo politico: l’adeguamento ISTAT. Tecnico? Automatico? Inevitabile? Non proprio.
“Sappiamo che l’adeguamento Istat è previsto dal contratto di servizio, ma la loro applicazione concreta è una scelta politica”, spiegava già mesi fa Avetta. E ancora: “Per questo chiediamo alla Giunta Cirio di sospendere gli aumenti tariffari”.
Un gesto che, nelle parole del consigliere, sarebbe stato “piccolo ma significativo, un segnale di attenzione non solo verso i lavoratori e gli studenti pendolari ma anche nei confronti del sistema produttivo canavesano”. Nulla di rivoluzionario, ma evidentemente troppo.
Nel frattempo, sui binari, la situazione resta quella di sempre. Convogli “corti”, spesso non ampliabili, che nelle ore di punta diventano semplicemente insufficienti. Il risultato? Scene ormai abituali: passeggeri fatti scendere a Chivasso per tentare la sorte su un altro treno, coincidenze che saltano, autobus sostitutivi che non bastano. Emblematico il caso del regionale 2714 del 22 gennaio con i viaggiatori fatti scendere per salire su un Milano-Torino in ritardo. Un viaggio a staffetta degno di una maratona, ma senza medaglia finale. “Un viaggio a staffetta, senza neppure la certezza di arrivare in orario al lavoro”, ironizzava Avetta. Ironia, sì. Ma fino a un certo punto.
E poi ci sono i treni “rossi”, i bimodali della Valle d’Aosta: moderni, per carità, ma non allungabili. E quando la domanda supera l’offerta, la matematica non è un’opinione: qualcuno resta a terra. “Innumerevoli volte la Regione Piemonte è stata sollecitata affinché Trenitalia garantisse il raddoppio dei convogli bimodali, in particolare nelle ore di punta”, ricordava Avetta, chiedendo conto di cosa sia stato fatto davvero. Domanda ancora sospesa, come molti treni.
Nel frattempo si è vissuto anche il capitolo autobus sostitutivi sulla Ivrea-Chivasso. Sessanta giorni di disagi per lavori di potenziamento delle stazioni di Strambino e Montanaro.
A pagare il conto non sono solo i pendolari, ma anche il sistema produttivo.
“Un servizio ferroviario efficiente ed affidabile è indispensabile sia per garantire la tenuta del tessuto produttivo, professionale e dei servizi della città e del Canavese, sia per rappresentare una vera alternativa all’utilizzo dei mezzi privati”, spiegava Avetta. Senza collegamenti adeguati, l’attrattività cala, gli investimenti si allontanano, e la transizione ecologica resta uno slogan buono per i convegni.
“È paradossale che, proprio mentre i Comuni chiedono approfondimenti e indagini conoscitive sul funzionamento del trasporto pubblico, la Regione scelga di non dare alcuna risposta concreta e di respingere una proposta che mirava a tutelare i pendolari”, attaccano Conticelli e Avetta. Paradossale, certo. Ma ormai anche prevedibile.
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Nel frattempo, i pendolari continuano a fare quello che fanno meglio: resistere. Tra un ritardo e una cancellazione, tra un bus pieno e un treno che non arriva, tra un abbonamento sempre più caro e un servizio che resta sempre lo stesso.
“Il Consiglio regionale ha avuto l’occasione per dimostrare attenzione verso chi ogni giorno affronta disservizi e rincari, ma ha preferito ancora una volta voltarsi dall’altra parte”, concludono Conticelli e Avetta.
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