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26 Aprile 2026 - 16:36
Leinì, gesto shock nel futsal: schiaffo in faccia durante i saluti da parte di un giocatore dell'L84 (VIDEO)
Non è un pugno. È uno schiaffo. E cambia poco. Perché quello che succede al Pala Maggiore di Leinì, a partita finita, non è sport.
La Meta Catania vince 2-1 in rimonta contro la L84 Torino e si prende la vetta solitaria del campionato. Partita vera, tesa il giusto, giocata. Poi il fischio finale, la scena più ordinaria del futsal: la fila a centrocampo, le strette di mano, i saluti. È lì che tutto si rompe. Porfirio Machado Wesley, detto Bocao, passa davanti agli avversari. E invece della mano trova uno schiaffo in pieno volto, sferrato da Ludgero Lopes.
Nessuna rissa, nessuna provocazione evidente. Bocao non reagisce. Si sposta, si tocca il viso, resta incredulo. È un dettaglio, ma pesa: il gesto resta isolato, nudo. E proprio per questo più difficile da giustificare.
La Meta Catania non usa giri di parole. Nella nota ufficiale parla di «gesto indecoroso, vile e inqualificabile» e prova a tenere una linea netta: responsabilità individuale, senza trascinare dentro la storia della società torinese, riconosciuta come realtà corretta. Ma il punto è un altro, ed è scritto nero su bianco: «non siamo di fronte a un semplice episodio antisportivo, ma a un atto di mera violenza gratuita». Tradotto: questo non è agonismo che sfugge di mano. È qualcosa che sta fuori dal gioco.
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Anche Bocao sceglie una strada precisa. Nessuna escalation, nessuna vendetta. Solo un richiamo secco ai fondamentali: «Da 20 anni gioco da professionista. Ho sempre portato con me lealtà e rispetto verso tutti i miei avversari». Poi il passaggio che sposta il piano: «Ieri c’erano tanti bambini a vedere uno spettacolo. Un gesto da codardo ha provato a rovinarlo». Non parla solo da atleta, ma da adulto dentro uno spazio pubblico. È qui che il fatto diventa più grande del risultato.
Sul fronte L84 Torino, la presa di distanza è altrettanto chiara: condanna del gesto e disponibilità ad accettare le decisioni del giudice sportivo. Fine della linea difensiva. Anche perché un precedente tra i due esiste – una gomitata di Bocao ai tempi del Pomezia – ma resta sullo sfondo. Non spiega questo finale, non lo assolve.
Il problema non è il gesto in sé, che pure basta e avanza. Il problema è il contesto in cui avviene: a partita finita, a freddo, nel momento più rituale e simbolico dello sport. Quando la competizione dovrebbe lasciare spazio al riconoscimento reciproco.
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