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L'Unione fa la forza
26 Aprile 2026 - 14:20
Questo è stato il mio 25 Aprile e ne sono orgoglioso.
Il mio 25 Aprile.
Sono partito presto il mattino per arrivare all’area monumentale di Lace il luogo teatro di uno degli episodi più celebrati dalla retorica resistenziale biellese. In quel luogo venne catturato l’intero comando della VII Divisione e della 76° Brigata garibaldina. Tra questi figurano ben due medaglie d’oro della resistenza, il comandante di Divisione Walter Fillak e il biellese Ugo Macchieraldo…..
A Lace è stata una gran bella giornata quella della festa del 25 aprile di quest’anno, tantissime persone giovani, anziani famiglie intere. Un momento vissuto, interpretato e condiviso. Bandiere della Pace, slogan contro la guerra e contro il genocidio in Palestina.
Il 25 aprile Festa della liberazione non può evitare di attualizzare la giornata della Liberazione con quanti ancora oggi lottano per raggiungerla. Tra questi prima di tutto i palestinesi come qualunque altra “minoranza”, qualunque popolo oppresso che ha tutto il diritto di essere rappresentato senza veti di alcun tipo. La Resistenza di ieri del popolo Italiano è la Resistenza di oggi del popolo Palestinese e di tutti i popoli che oggi lottano per la libertà.
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Un popolo lentamente muore in Palestina dove esiste uno Stato che ha un seggio all’assemblea delle nazioni dell’ONUcome membro osservatore permanente. La Palestina non è uno Stato riconosciuto e, per questo, un popolo intero si batte dalle carceri israeliane alla Striscia di Gaza, dalla Cisgiordania a tutte le sedi internazionali che lo possono sostenere per poter vedere riconosciuta un giorno la dignità di vita che gli spetta. Così come sarebbe spettata sempre ad ogni popolo comparso, scomparso e ricomparso su questa disgraziata terra.
A chi avesse dei dubbi dico che i palestinesi hanno diritto ad essere rappresentati in una manifestazione resistente, liberatoria, che ricorda il sacrificio di tutte e tutti coloro che combatterono contro la barbarie del Terzo Reich e della Repubblica di Salò, contro un asse di distruzione di intere nazioni, sistematicamente costruito e alimentato da politica e capitale, da capitale e politica per far prevalere una idea di supremazia razziale che ancora oggi non è scomparsa nel mondo, basti vedere lo Stato di Israele oggi e il genocidio che sta compiendo.
Quando ricordiamo la resistenza nel nostro Paese non possiamo non guardare al mondo intero:
Poco lontano da noi altri popoli resistono ad attacchi da ogni parte: basti pensare ai curdi che sono stati l’anima di una liberazione enorme, di una autogestione militare, sociale, politica ed economica di un Rojava che sembrava perduto sotto i colpi del Daesh e sotto le bramosie delle potenze dell’una e dell’altra parte del pianeta.
Così resistono minoranze non solo etniche ma civili: resistono gli omosessuali in paesi dove la pena di morte è la consuetudine per il solo fatto di provare affetto e desiderio per persone del proprio stesso sesso.
Così resistono ancora i rom e i sinti sotto le mille ondate di razzismo e di pregiudizi che ogni giorno piovono dai giornali e dalle televisioni, da una “opinione pubblica” che si fonda quasi esclusivamente su frammenti di notizie, su false notizie, su notizie artatamente costruite per dirigere senso e consenso in determinate direzioni.
Così resistono i migranti che provano ad attraversare il mare: muoiono resistendo. Quelli che sopravvivono si trovano davanti al muro dell’odio occidentale per il non-conosciuto, per ciò che è differente, diverso, incomprensibile.
Per ignoranza, per paura, per superficialità ed egoismo.
Che il 25 aprile non escluda nessun resistente. Che escluda soltanto chi, naturalmente, non può esservi compreso: fascisti, xenofobi, intolleranti, genocidiari, e violatori di Costituzioni che devono continuare ad avere al loro centro il potere del dialogo e non il potere sul dialogo.
Ieri a Lace io avevo con me la bandiera Palestinese, e se qualcuno si domanda se la Palestina è divisiva, io rispondo “certo che è divisiva come lo è il 25 aprile”. Se si è fascisti e/o complici di genocidio. In quale universo la causa palestinese dovrebbe separare gli animi nel giorno della Liberazione?
Forse accadrebbe se il 25 aprile venisse ridotto a un rito di rappresentanza, fatto di corone d'alloro depositate in fretta e discorsi che rifuggono ogni attrito per compiacere i contratti delle industrie belliche o i governi alleati. Nel mondo dei fatti, ieri, la Palestina occupava già lo spazio della festa. Abitava i simboli e i canti di chi attraversava le strade per ricordare che la Resistenza italiana fu una lotta contro l’occupazione straniera e contro il collaborazionismo servile. Le bandiere della Palestina avevano piena cittadinanza accanto ai vessilli partigiani, accanto ai simboli della liberazione.
Verso sera arrivo a casa e sento dai telegiornali che a Milano lo spezzone che richiama la Brigata ebraica entra nella manifestazione portando i segni politici della stretta attualità. Come non leggere che la bandiera di Israele assume un significato inequivocabile dopo il genocidio di Gaza, le devastazioni e occupazioni in Libano e in Cisgiordania, nonché la guerra d’aggressione all’Iran. Ma vedo dai video del corteo che compare l'immagine di Donald Trump. E ci si stupisce se quei gesti producono una protesta.
Ma chi è che provoca le bandiere Palestinesi oppure chi pretende di far sfilare nel giorno della Liberazione i simboli di due Stati terroristi e genocidi? Provoca la kefiah oppure una bandiera issata come se fosse un’immunità morale permanente? Si scambia una benemerenza antinazista per uno scudo da offrire alle politiche di Benjamin Netanyahu. La Brigata ebraica appartiene alla storia della guerra contro il nazifascismo e nessuno intende negare tale evidenza. Proprio per questa ragione risulterebbe opportuno evitare di usarla come un lasciapassare per le azioni dell'Israeleodierno.
Chi ha contestato sono state persone comuni, anziani e iscritti all’Anpi che sfilavano senza altri vessilli se non quelli della memoria civile. Questa versione della realtà viene spesso rimossa per favorire il resoconto dei telegiornali, dove tutto viene ridotto all'azione di pochi estremisti. Una folla larga ha percepito quelle bandiere come una rottura e le ha respinte con fermezza. Ci sono stati insulti che appartengono a un degrado culturale che va isolato, certo ma usarli per coprire il senso generale della protesta è falsificare la realtà.
Il tema Palestina, ripreso anche dagli interventi, ha reso la festa della Liberazione più autentica perché ci ha costretto ad uscire dalla teca dei partigiani eroici purtroppo defunti, per entrare nel tempo dei vivi che rischiano di morire sotto le macerie.
Questo è stato il mio 25 Aprile e ne sono orgoglioso.
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