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Cucina Mon Amour

Akoya Omakase, il nuovo indirizzo della cucina giapponese a Torino

L'esperienza nella ristorazione stellata incontra il rigore della cucina giapponese in uno dei locali più in voga di Torino

Akoya Omakase, il nuovo indirizzo della cucina giapponese a Torino

Akoya Omakase, il nuovo indirizzo della cucina giapponese a Torino

Immaginate di passeggiare per le vie del centro di Torino, il traffico, i clacson, la concitazione delle persone che ti passano a fianco. Poi immaginate di entrare in un locale e di lasciarvi alle spalle tutto quel frastuono. Siete accolti dal personale in livrea bianca che ti fa accomodare in un salotto enorme in attesa dell’aperitivo. Ti guardi intorno, la musica è alta, sei in una galleria d’arte, ti senti improvvisamente catapultato in uno di quei club newyorkesi alla moda. Eppure non ti sei mosso da Torino: benvenuti da Akoya. 

Akoya Omakase è il nuovo e ambizioso progetto di un importante protagonista del panorama gastronomico torinese. A guidare la brigata è infatti lo chef Christian Mandura, già chef del ristorante stellato Unforgettable. La cucina è invece affidata ad Alessandro Daddea, chef di lunga data del ristorante giapponese Kensho.

Akoya ha aperto le sue porte a settembre 2025 e in poco tempo si è rivelato una delle più interessanti nuove aperture della ristorazione torinese. Un perfetto connubio di arte, cibo e musica, Akoya sorge all’interno della galleria d’arte Spazio Musa, proprio di fronte alla Chiesa della Consolata.

Anch’essa da poco ristrutturata e inaugurata, Spazio Musa conserva le sue antiche pareti di mattoni vivi che si fondono ad arredamenti e dettagli dallo stile industriale, che rendono lo spazio decisamente contemporaneo.

Ed è in questa cornice che si muovono il rigore dell’esperienza nell’alta ristorazione stellata di Mandura e la precisione dell’esperienza nella ristorazione giapponese di Daddea.

Ma cosa significa esperienza omakase? L’espressione giapponese omakase, che potrebbe essere tradotta con “mi affido a te” è utilizzata in particolar modo nella ristorazione nipponica per indicare un certo tipo di esperienza gastronomica in cui il cliente si affida completamente alle mani dello chef: nessun menu alla carta, nessuna scelta, un menu al buio che si scopre portata dopo portata in un crescendo di gusti e complessità di abbinamenti.

La cena è intesa come una sorta di rituale: il percorso gastronomico si inizia e si termina tutti insieme. I commensali sono dieci e dal momento dell’aperitivo fino alla fase conclusiva della cena vengono serviti a tutti nello stesso momento le stesse pietanze.

Ad aprire la cena un aperitivo già di altissimo livello, con un carosello di mini porzioni che spaziano dall’ostrica con salsa bernese, ai cannolicchi brasati con uva di mare, fino alla bresaola di wagyu.

È quando poi ci si sposta nella sala della cena che si scopre la vera anima del ristorante: un bancone a semicerchio, da una parte lo chef Daddea e dall’altra i commensali.

Qui, con dei movimenti che sembrano una danza, lo chef propone il suo percorso di nigiri, sfilettando il pesce davanti ai commensali e componendo la portata lì, davanti agli occhi attenti di chi osserva con stupore e attenzione i gesti così rigorosi, quasi liturgici, che non ammettono errori, tipici della cucina giapponese. 

E spariscono le bacchette (sì, si mangia con le mani), così come sparisce l’iniziale imbarazzo. Perché man mano che si va avanti con la cena, l’austera atmosfera dell’accoglienza lascia spazio ad un clima più rilassato, più intimo. Si prende confidenza con il personale di sala, si chiacchiera tra chi è seduto al tavolo, si ride, si fanno domande.

Ci si sente coccolati. È come se ogni sera andasse in scena uno spettacolo diverso dove il commensale è al centro ed è protagonista.

Il percorso termina con un piatto caldo, nel mio caso un’anatra al kumquat, e infine un tris di dolci. E sì, qui scoprirete che il cacao si sposa perfettamente con il caviale.

L’ultima tappa del viaggio prevede un assaggio di piccola pasticceria e, per chi desidera, una degustazione di sakè o altri distillati.

Tanto ho letto di Akoya in questi mesi, ho guardato foto e letto recensioni. Ma finché non lo si prova non si può capire l’altissima qualità della materia prima, la ricerca e lo studio dei prodotti. Non è spiegabile come un alimento così apparentemente semplice come un nigiri richieda così tanta cura e come possa regalare un gusto così intenso. Nota di gran merito al personale di sala e al servizio attento e garbato, sempre presente ma mai invadente.

All'interno di Akoya è anche presente uno spazio lounge dove godersi un elegante aperitivo o un dopo cena con un interessante carta dei cocktail e dei vini al calice. 

AKOYA Lounge e Omakase - via della Consolata, 11/E - Torino
Menu € 110,00 bevande escluse

Interno dello spazio Musa

Tartelletta di scampi e yuzu, cannolocchi brasati, osomaki di tonno, ostrica in salsa bernese, bresaola di wagyu

Bancone della cena omakase

Calamaro

Nigiri di tonno rosso e ventresca

Nigiri di palamita

Anatra con kumquat

Nigiri di capasanta

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